Occupazione ai massimi storici, crescita ancora positiva, inflazione sotto controllo e ritorno all’avanzo primario. Ma anche debito pubblico elevato, produttività stagnante e popolazione in rapido invecchiamento. Insomma, un’Italia promossa con riserva. È il giudizio che il Fondo monetario internazionale ha messo nero su bianco nel rapporto annuale sull’economia e la finanza pubblica italiana (Article IV).
Un rapporto in cui riconosce al governo Meloni la resilienza dell’economia e i risultati raggiunti sul fronte fiscale, ma in cui richiama anche l’attenzione sulle fragilità strutturali che continuano a limitare il potenziale di crescita del Paese, tra cui «la bassa crescita della produttività e l’invecchiamento della popolazione». Per questo, i direttori esecutivi del Fondo hanno indicato l’accelerazione dell’agenda di riforme come una priorità per rafforzare la traiettoria di crescita dell’Italia.
L’economia italiana ha continuato a «crescere a un ritmo moderato». Nel 2024 il pil reale è aumentato dello 0,7%, sostenuto dalla spesa connessa al Pnrr e da un contributo positivo delle esportazioni nette. Nonostante il clima di incertezza legato alle politiche commerciali a livello globale, l’attività economica si è mantenuta resiliente anche nel primo trimestre del 2025, grazie alla «prosecuzione degli investimenti e alla solidità del mercato del lavoro». L’inflazione, in progressivo aumento, ha raggiunto un livello appena inferiore al 2% a giugno.
Per il 2025, però, il Fondo prevede una moderazione della crescita al +0,5%, con una ripresa temporanea allo 0,8% nel 2026, trainata da un’accelerazione della spesa legata al Pnrr e da ricadute positive della domanda tedesca. L’inflazione dovrebbe attestarsi in media all’1,7% nel 2025, per poi convergere al target del 2% fissato dalla Bce nel 2026. Il Fim segnala «rischi al rialzo legati a un’eventuale accelerazione della crescita globale» e a benefici superiori alle attese derivanti da investimenti pubblici e riforme. Ma i rischi al ribasso restano «significativi».
I direttori hanno poi «elogiato la solida performance fiscale dell’ultimo anno e il ritorno all’avanzo primario», ma hanno anche evidenziato che «il debito pubblico resta persistentemente elevato». Di conseguenza, è stata ribadita la necessità di un «consolidamento fiscale sostenuto, capace di orientare in modo chiaro la traiettoria del debito verso il basso». In tal senso, è stato apprezzato l’impegno delle autorità italiane a favore di un piano fiscale di medio termine, che concili le esigenze di sostenibilità del debito con quelle di investimento, in coerenza con il quadro europeo.
A sostegno di questo percorso, il Board ha raccomandato di rafforzare ulteriormente la compliance fiscale, razionalizzare le spese fiscali e sostituire i sussidi inefficienti con misure che favoriscano la produttività. Ogni nuova misura di spesa, secondo i direttori, dovrebbe essere «integralmente compensata da risparmi».
Per consolidare nel medio termine la riduzione delle vulnerabilità legate al debito, è stata inoltre sottolineata «l’importanza di contenere la pressione della spesa pensionistica, migliorare l’efficienza della spesa pubblica e ridurre l’esposizione del settore pubblico, anche tramite una diminuzione del volume dei prestiti garantiti dallo Stato e un miglioramento nella trasparenza e nel monitoraggio delle passività potenziali».
I direttori hanno accolto positivamente i progressi del settore bancario, «che ha rafforzato la propria solidità, grazie anche a politiche macroprudenziali equilibrate tra esigenze di stabilità e supporto al credito». In un contesto ancora incerto, è stato tuttavia ribadito «l’invito a mantenere alta l’attenzione sulla qualità del credito e sui legami tra settore sovrano e sistema finanziario».
I direttori chiedono inoltre di «affrontare le vulnerabilità residue presenti in alcune istituzioni meno significative, rafforzando nel contempo il quadro di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo». Secondo i direttori, una spinta riformista continua è essenziale per sostenere la produttività e la crescita nel lungo periodo.
In tal senso, è stato riconosciuto l’avanzamento dell’attuazione del Pnrr, ma il completamento pieno e puntuale resta una priorità. Le riforme successive dovrebbero fare leva sulle lezioni apprese dal Pnrr e concentrarsi su produttività, innovazione, sviluppo del capitale umano e partecipazione al lavoro, promuovendo anche la transizione energetica e il rafforzamento delle infrastrutture energetiche. Il Board ha inoltre condiviso le raccomandazioni dello staff in materia di transizione verde e sicurezza energetica.
«Un miglior accesso al capitale di rischio potrebbe stimolare la dinamicità del settore privato, mentre un’integrazione finanziaria più profonda a livello Ue migliorerebbe l’accesso ai finanziamenti». Le politiche industriali, infine, dovrebbero essere mirate, orientate alla correzione dei fallimenti di mercato e coordinate a livello europeo. (riproduzione riservata)