Il driver delle commesse per il settore della difesa, da cui arriva già oltre il 40% dei propri ricavi (8,1 miliardi), continua a trainare Fincantieri in borsa dove giovedì 26 giugno il titolo corre con un guadagno di oltre il 6%, portando la performance rialzista dell’ultimo anno a superare il +250%.
Il colosso italiano della cantieristica navale guidato da Pierroberto Folgiero e controllato da Cdp (al 71,2%) ha siglato un nuovo contratto con la Marina italiana per la costruzione di due unità Multipurpose Combat Ship, che andranno a sostituire quelle cedute lo scorso anno alla Marina indonesiana. La consegna è prevista tra 2029 e 2030 e le due imbarcazioni che possono ospitare un equipaggio di oltre 170 persone e raggiungono una lunghezza di 140 metri, saranno costruite nei due stabilimenti di Riva Trigoso e Muggiano, in Liguria vicino a La Spezia.
L'integrazione del contratto, è gestita da Occasr (Organisation Conjointe de Coopération en matière d'Armement) nell'ambito del raggruppamento temporaneo d’impresa, costituito tra Fincantieri, mandataria, e Leonardo, mandante. Per il gruppo di Folgiero, il valore del contratto per le due nuove unità è di circa 700 milioni di euro, prezzo che include attività già realizzate per le precedenti unità successivamente cedute all'Indonesia. Nell’ultimo piano Folgiero ha esteso i servizi di Fincantieri ai committenti anche dopo la consegna delle imbarcazioni, per diventare una sorta di partner sia nella crocieristica e sia nel navale militare.
Folgiero punta a cavalcare l’aumento globale della spesa per la difesa dove, anche per la forte presenza della componente tecnologica, la produzione e la vendita di imbarcazioni e di altri prodotti come i sottomarini, i droni subacquei (e le relativi navi madri per gestire questo tipo di strumentazione) presentano margini maggiori (a due cifre) rispetto al tradizionale business della costruzione di navi da crociera. I mercati principali sono quello mediorientale (dove opera con la jv Maestral con Edge), del sudest asiatico e americano dove l’amministrazione Trump ha annunciato un incremento delle spese per il rafforzamento della flotta della Us Navy.
Non ha caso, sulla base delle acquisizioni dello scorso anno di Remazel e dell’ex Wass da Leonardo (siluri e sensoristica) che lavorano in coordinamento con la linea di business Unmanned Systems & Underwater della controllata Ids, il ceo ha creato la quarta gamba di business (dopo crocieristica, navale militare e navi speciali di Vard) con il Polo Tecnologico della Subacqua per la difesa dei fondali, con commesse sia in ambito militare sia in ambito civile di protezione delle infrastrutture. Dai 660 milioni di euro di fatturato di quest’anno, la nuova divisione dovrebbe fruttare secondo i piani 820 milioni di ricavi e 152 milioni di ebitda.
Alla corsa di Fincantieri in borsa contribuisce anche la promozione da parte degli analisti di Banca Akros, che hanno alzato la raccomandazione sul titolo da neutral ad accumulate (comprare) con prezzo obiettivo invariato a 15,80 euro, che implicherebbe un incremento di un ulteriore 4% rispetto ai livelli attuali. Aumento del target price da 16 a 19 euro (+20%) anche da parte degli esperti di Mediobanca Research, che hanno citato «il numero significativo di nuove opportunità di esportazione in Medio Oriente e in Estremo Oriente» nel settore difesa e «le iniziative di efficienza produttiva che il gruppo sta perseguendo nei suoi cantieri navali in Italia, Romania e Vietnam».
Gli analisti di Akros, dal canto loro, citano in particolare l’impatto sul titolo dell’incremento della spesa militare al 5% del pil per i Paesi Nato, da raggiungere entro il 2035. «Dopo il recente declassamento di oltre il 10%, riteniamo che questo possa rappresentare un punto d’ingresso interessante e alziamo il nostro rating sul titolo», scrivono gli esperti. Al target di 15,8 euro per azione, concludono gli analisti, «la società scambierebbe con un rapporto prezzo-utili al 2027 di 17,7 e un rapporto tra enterprise value ed ebitda di 8,8, superiori alla media quinquennale di circa 7, ma in un contesto di mercato di riferimento decisamente più favorevole». (riproduzione riservata)