Fincantieri rafforza l’asse con WSense. Il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero ha annunciato la firma di un accordo strategico con la deep tech romana per rafforzare le capacità nell’offerta di sistemi all’avanguardia nel business sottomarino.
L’intesa prevede, da un lato, il co-sviluppo di soluzioni tecnologiche wireless avanzate per il settore underwater e, dall’altro, un’intesa commerciale per l’applicazione delle stesse al monitoraggio ambientale attraverso Fincantieri Infrastructure.
In pratica, l’accordo consente alla società guidata da Pierroberto Folgiero di integrare le tecnologie WSense nel sistema Deep per il monitoraggio e la protezione delle infrastrutture critiche, riducendo la necessità di cablaggi e mitigando così una delle principali vulnerabilità dei sistemi tradizionali.
L’accordo si inserisce nell’ambito dei rapporti già consolidati con WSense, anche a seguito dell’investimento nella società ad aprile del 2025.
La collaborazione di lunga data con WSense, ha spiegato l’ad, Pierroberto Folgiero, «ci consente di abilitare telecomunicazioni wireless subacquee nei nostri prodotti di nuova generazione, aumentando la resilienza, la sicurezza e la sostenibilità delle infrastrutture critiche strategiche».
Chiara Petrioli, ceo di WSense, è convinta che la filiera dell’innovazione che si sta concretizzando posizionerà «l’Italia tra i protagonisti della rivoluzione dell’Internet of Underwater Things, in un ambito sempre più strategico per l’economia globale, al centro dello sviluppo delle future autostrade digitali».
Nonostante l’intesa, a Piazza Affari il titolo Fincantieri ha perso il 5 febbraio lo 0,32% a 15,54 euro. C’è lo zampino di Jefferies che ha ridotto il target price da 23,2 a 18,1 euro, confermando il giudizio cauto di hold, dopo che la perdita del contratto con la US Navy, con un impatto sui margini e i ricavi nel periodo 2026-2027, e l’estensione del prestito a Virgin Cruises hanno pesato sull’andamento del titolo, ampliando il divario di performance rispetto al settore della difesa.
«Per quanto riguarda l’estensione dei pagamenti a Virgin, riteniamo che i termini siano strutturati per incentivare rimborsi anticipati e vediamo il bilancio oggi in una posizione molto più solida per assorbire l’impatto con la guidance di leva finanziaria confermata a 2,7-3 volte», precisa il broker.
A questo punto il Capital Markets Day, che si terrà a Milano entro il primo trimestre del 2026, a detta di Jefferies, rappresenta un’opportunità per mettere meglio in evidenza le significative opportunità nel segmento navale a maggior valore aggiunto e il piano per trasformare il backlog record delle crociere in profitti. L’acquisizione ordini nel 2024-2025 è stata trainata principalmente dal segmento Crociere, garantendo una buona visibilità.
L’attenzione si sta ora spostando verso il business Navale, grazie alle opportunità significative caratterizzate da un minor rischio di esecuzione, migliori termini di pagamento e margini più elevati. «Ci aspettiamo, quindi, che il Capital Markets Day si concentri sulla roadmap di esecuzione nel segmento Crociere per trasformare il backlog record in profitti, oltre a fornire maggiori dettagli sulle opportunità nei segmenti Navale e Underwater, in particolare su come il gruppo sia posizionato per vincere in questi mercati competitivi», indica Jefferies.
Nel frattempo, però, Jefferies ha tagliato high single digit le stime di ebitda (a 660 milioni di euro nel 2025 dai 509 milioni del 2024 e sotto la stima del consenso a 664 milioni; a 712 milioni nel 2026, in linea con il consenso; a 813 milioni nel 2027, sotto il consenso a 818 milioni; a 949 milioni nel 2028, 946 milioni il consenso), incorporando una crescita più lenta dei ricavi nei prossimi anni e l’impatto negativo della cancellazione del contratto con la US Navy.
Ciò porta a tagli a doppia cifra dell’utile per azione (l’utile netto è visto a 121 milioni nel 2025, sotto i 134 milioni attesi dal consenso, e a 143 milioni nel 2026), con ammortamenti più elevati dati gli investimenti necessari per realizzare il piano e maggiori oneri finanziari legati alla crescita dei progetti, parzialmente compensati da livelli di debito netto più bassi.
«Il gruppo resta, comunque, sulla buona strada per conseguire una solida crescita e un’espansione dei margini fino al 2030, con un significativo incremento dell’utile netto, come evidenziato nel nuovo piano strategico», assicura Jefferies che mantiene la valutazione della somma delle parti e sposta l’orizzonte al 2028, riduce solo leggermente il multiplo core per tener conto dei rischi di esecuzione, arrivando a un nuovo target price di 18,1 euro, che implica un multiplo ev/ebitda di 9 volte rispetto alle precedenti 10.
Comunque, nello scenario migliore (crescita organica più rapida e margini ebitda più elevati, insieme a un premio del 15% sul multiplo ev/ebitda implicito nella valutazione della somma delle parti), l’azione per Jefferies può valere 23,9 euro (+54% rispetto alla quotazione attuale). (riproduzione riservata)