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Fabio Panetta (Bankitalia): all’Europa serve un productivity compact con titoli comuni Ue
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Fabio Panetta (Bankitalia): all’Europa serve un productivity compact con titoli comuni Ue

03 dicembre 2024, 16:49 Ultimo aggiornamento: 19:27

È la proposta lanciata dal governatore della Banca d'Italia, intervenuto a Barcellona al 20esimo Foro di dialogo Spagna-Italia. Per Panetta occorre debito comune per ridurre il divario con gli Stati Uniti. Possibili emissioni fino al 6% del pil Ue

Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta lancia l’idea di un productivity compact, ovvero di un patto per rilanciare la produttività europea che preveda anche titoli comuni. L’Ue ha perso terreno rispetto agli Usa dalla fine del secolo scorso a causa dell’incapacità di cavalcare la rivoluzione digitale e più recentemente quella dell’AI. Inoltre oggi siamo di fronte a cambiamenti «epocali» secondo Panetta, legati allo scenario geopolitico, demografico, migratorio e del commercio globale.

Perciò per il governatore occorre «costruire un’economia capace di crescere, innovare e generare benessere diffuso. Nessuno Stato membro può riuscirci da solo. È essenziale un’azione coordinata a livello europeo: un productivity compact che mobiliti investimenti pubblici e privati in beni comuni strategici».

Per raggiungere questi obiettivi, ha osservato il governatore a Barcellona al Foro di dialogo Spagna-Italia, «è cruciale introdurre un titolo europeo privo di rischio, completare l’Unione bancaria, sviluppare un mercato Ue dei capitali meglio in grado di finanziare progetti innovativi ad alto rischio. Dobbiamo anche creare un ambiente che incentivi l’innovazione». Inoltre, ha sottolineato, «non possiamo permetterci un approccio sequenziale, fatto di piccoli passi».

La proposta di Panetta

Panetta ha anche spiegato come può essere realizzato il productivity compact: «Se si decidesse di finanziare il 25% di un piano di investimenti da 800 miliardi all’anno per sei anni, il debito comune europeo raggiungerebbe il 6% del pil Ue nel 2030». Includendo i titoli Ngeu e altri programmi Ue si arriverebbe al 10% del pil.

Il governatore ha utilizzato come punto di partenza gli 800 miliardi all’anno indicati nel 2022, ripresi anche nel rapporto Draghi: questi fondi includono solo gli investimenti per difesa e transizione climatica e digitale. In passato quattro quinti degli investimenti produttivi sono stati realizzati da privati, ma per Panetta ora «è ragionevole attendersi un aumento della quota pubblica perché molti interventi riguardano beni pubblici europei».

I benefici e le condizioni

Le risorse Ue, ha osservato il banchiere centrale, avrebbero anche altri due effetti positivi: consentirebbero agli Stati di ridurre più rapidamente il debito pubblico e farebbero nascere un mercato secondario liquido per i titoli europei tale da facilitare la Capital Markets Union e da abbassare i tassi dei bond Ue di oltre 20 punti base.

Un progetto di questo tipo per Panetta deve comunque considerare tre esigenze fondamentali: «razionalizzare le risorse» europee, «impegnare gli Stati ad alto debito a migliorare i conti pubblici» e «garantire una gestione trasparente dei progetti comuni». La proposta del productivity compact, ha invece precisato il governatore, «non implica la creazione di una fiscal union né richiede un ministro delle Finanze Ue o trasferimenti sistematici tra Paesi».

Panetta ha ribadito la necessità dell’Unione del mercati di capitale per migliorare l’allocazione del risparmio, diversificare gli investimenti e attenuare l’impatto di shock locali.

Cipollone: i dazi Usa ridurrebbero crescita e inflazione

Intanto negli ultimi giorni la Francia è finita sotto la lente dei mercati per la crisi politica. Lo spread è arrivato a 85 punti base. La Bundesbank ha già ricordato che la Bce non può intervenire sui mercati per turbolenze politiche.

Il membro del comitato esecutivo Piero Cipollone ha sottolineato al Corriere della Sera che con eventuali dazi Usa l’Europa avrà «più difficoltà a sfruttare la domanda estera e una concorrenza maggiore sul mercato interno» con una «riduzione possibile della crescita» che potrebbe mettere a repentaglio le prospettiva di ripresa. (riproduzione riservata)



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