Serve un accordo sulla decarbonizzazione per Acciaierie d’Italia. Solo così, giovedì 17 luglio, si potrà riottenere l’Autorizzazione integrata ambientale. E quindi, in prospettiva, essere pronti al nuovo proprietario dell’ex Ilva. È questa la premessa, parafrasata, fatta dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, all’incontro con sindacati, enti locali ed esponenti dell’esecutivo.
Un tavolo, quello convocato lunedì 14 luglio, fondamentale per accedere agli altri programmati in settimana. Anche perché il ministro ha presentato la prima bozza del Piano di decarbonizzazione per gli stabilimenti del gruppo (ora in amministrazione straordinaria). Un piano da mettere a punto in otto anni con la realizzazione di nuovi impianti entro il 2033.
La premessa è chiara. Per garantire la continuità operativa di tutti i siti produttivi del gruppo, tutelare i livelli occupazionali e rispondere alle esigenze del mercato nazionale ed europeo, è necessario garantire una produzione fino a 8 milioni di tonnellate annue di acciaio.
Secondo la bozza del piano visionata da MF-Milano Finanza, il raggiungimento di tale obiettivo prevede la costruzione di quattro forni elettrici, di cui tre da realizzare a Taranto (per una capacità produttiva complessiva di 6 milioni) e uno presso lo stabilimento di Genova (con 2 milioni di capacità) a servizio delle unità produttive del Nord. In linea con il Piano di decarbonizzazione, si prevede inoltre la realizzazione di quattro impianti di preriduzione (Dri) localizzati nello stabilimento di Taranto: previo consenso degli enti locali. Il primo forno elettrico, in ogni caso, è da realizzarsi entro la fine del 2029.
In ogni caso perché per Taranto, come anticipato dal ministro la settimana precedente all’incontro, ci sono due possibili scenari: l’opzione A che prevede la realizzazione di tre forni elettrici e quattro impianti di preriduzione, destinati a fornire la materia prima necessaria alla produzione.
L’opzione B prevede solo i tre forni elettrici, senza gli impianti di preriduzione, che sarebbero costruiti altrove. In questo caso, la completa decarbonizzazione sarebbe in sette anni e i nuovi impianti sarebbero realizzarti entro il 2032. Nel primo scenario, invece, la transizione totale avverrebbe in otto anni con realizzazione dei nuovi impianti entro il 2033.
L’avvio dei primi due impianti del polo Dri sarebbe previsto sempre entro la fine 2029. In entrambi gli scenari sarebbe anche realizzata una nuova centrale elettrica a maggior rendimento per fornire energia non acquistata da rete esterna. (riproduzione riservata)