La legislazione Ue sull’euro digitale dovrebbe essere pronta nel secondo trimestre 2026. È questa l’ipotesi di lavoro considerata ora dalla Bce, come ha detto ieri il membro del comitato esecutivo Piero Cipollone in audizione al Parlamento Ue.
In seguito, ha aggiunto il banchiere centrale, ci vorranno altri due anni e mezzo o tre per creare l’infrastruttura. La valuta digitale potrebbe così essere usata a partire da fine 2028/inizio 2029.
Per arrivare alla legislazione finale occorre il via libera del Consiglio e del Parlamento Ue. I governi hanno espresso nelle scorse settimane un forte sostegno al progetto dell’euro digitale.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe si sono detti a favore. Così il Consiglio dovrebbe raggiungere un accordo entro fine anno.
Quanto al Parlamento, nelle prossime settimane sarà presentato il rapporto del relatore Fernando Navarrete (gruppo Epp), che è un noto critico dell’euro digitale. Ma ieri la sua posizione è sembrata indebolita dagli interventi di diversi eurodeputati provenienti da tutti gli schieramenti politici, incluso quello di Navarrete.
I parlamentari Niedermayer (Epp), Fernandez (S&D), Heinaluoma (S&D), Boyer (Renew) e Saramo (Left) hanno fatto riferimenti critici alla lentezza del Parlamento sul dossier.
Niedermayer ha detto che l’euro digitale è «il progetto giusto al momento giusto. Spero che saremo più veloci». Così sembra diffondersi anche a Bruxelles la consapevolezza dell’urgenza del progetto, anche alla luce degli sviluppi sulle criptoattività negli Usa.
Restano alcuni dubbi sulla materia tra gli eurodeputati, ma l’ok della plenaria potrebbe arrivare a inizio 2026, aprendo la strada al successivo accordo nel trilogo Ue (Commissione, Parlamento e Consiglio).
Alcuni timori di Bruxelles sono legati all’impatto dell’euro digitale sulle banche. Cipollone ha ricordato che il progetto non sarà in perdita per i fornitori di servizi di pagamento.
Inoltre il membro Bce ha sottolineato che, in caso di crisi, i depositi bancari delle aziende e delle persone più ricche non sarebbero spostati verso l’euro digitale ma verso stablecoin in valute differenti. Così due terzi dei depositi svanirebbero in pochi secondi dalle banche europee.
Di conseguenza l’euro digitale avrebbe un effetto semmai positivo perché ridurrebbe i deflussi soprattutto verso gli Usa. La Bce non sarà in concorrenza con le banche, a differenza delle stablecoin.
L’euro digitale avrà limiti di utilizzo (si è parlato in passato di 3 mila euro per persona). La legislazione Ue dovrà indicare chi deciderà questo tetto. La Bce ritiene di doverlo scegliere direttamente poiché la valuta digitale sarà una passività della banca centrale. La Bce è indipendente, ma dovrebbe comunque spiegare le decisioni al Parlamento Ue, come ha evidenziato Cipollone.
Il membro Bce ha inoltre sottolineato l’importanza di prepararsi a scenari estremi di crisi: «Incidenti quali il sabotaggio di cavi sottomarini nel Mar Baltico mostrano con evidenza quanto possano essere fragili le nostre infrastrutture».
Inoltre, ha detto, vanno considerate interruzioni di rete e blackout come quelle in Spagna e Portogallo la scorsa primavera, quando molti non hanno potuto fare pagamenti perché non avevano contanti a portata di mano.
In tal senso l’euro digitale avrà tre caratteristiche per garantire massima resistenza. In primo luogo, ha detto Cipollone, «l’infrastruttura tecnica per l’elaborazione delle operazioni sarà distribuita in almeno tre regioni diverse, ciascuna dotata di più server. In caso di disastri o attacchi cibernetici regionali, tale sistema consentirà di reindirizzare automaticamente i pagamenti, assicurandone la continuità».
In secondo luogo, «la Bce svilupperà un’apposita app per l’euro digitale disponibile a tutti, mediante la quale gli utenti potranno passare con facilità da un fornitore di servizi di pagamento in euro digitali a un altro».
In terzo luogo, ha precisato, «la funzionalità offline consentirà di realizzare un ulteriore livello di sicurezza. Sarebbe possibile effettuare pagamenti anche se venisse meno la connessione a Internet o non si potesse accedere al contante, ad esempio in caso di blackout o catastrofe naturale». (riproduzione riservata)