I farmaci anti-obesità sostengono i conti di Eli Lilly. E le azioni della casa farmaceutica statunitense ne traggono subito beneficio: crescono dell’8% nel pre-market di Wall Street il 4 febbraio 2026, con una capitalizzazione di 900 miliardi di dollari per il gruppo. Niente a che vedere con il tonfo della rivale danese Novo Nordisk (-18%), costretta a condividere con gli investitori forti preoccupazioni sui prezzi e stime deboli per il 2026.
Il gruppo farmaceutico, che nel 2025 è diventato il primo del settore a raggiungere una valutazione di 1.000 miliardi di dollari, riporta un utile netto di 6,6 miliardi - o 7,39 dollari per azione (+51%) - nel quarto trimestre 2025, battendo le attese degli analisti. I ricavi sono saliti a 19,3 miliardi nei tre mesi (+43%), anche in questo caso superando le stime del mercato. La crescita dovrebbe continuare anche nel 2026 grazie a una robusta domanda del trattamento anti-obesità di Eli Lilly, Zepbound, e del farmaco per il diabete Mounjaro.
Per l’anno in corso la società prevede utili rettificati tra 33,5 e 35 dollari per azione, superiori alla stima media degli analisti Lseg, con vendite attese tra 80 e 83 miliardi di dollari. In questo caso la media delle previsioni di mercato è di 77,6 miliardi.
Nel quarto trimestre le vendite di Mounjaro hanno raggiunto 7,41 miliardi di dollari, mentre Zepbound ha registrato ricavi per 4,3 miliardi. Entrambi i medicinali hanno oltrepassato nettamente le proiezioni degli analisti.
I due farmaci godono di una posizione di forza nel mercato statunitense, dove invece la rivale Novo Nordisk (con i trattamenti Ozempic e Wegovy) segnala forti difficoltà dopo le significative riduzioni di prezzo stabilite dall’amministrazione Trump. A metà gennaio 2026 Zepbound contava oltre 450 mila prescrizioni a settimana, mentre l’omologo Wegovy si fermava a meno di 250 mila (dati Iqvia).
Eli Lilly sta sviluppando anche un trattamento anti-obesità in forma di pillola orale (gli altri trattamenti sono iniettabili): orforglipron. Il farmaco è in fase di revisione presso la Food and Drug Administration (Fda) statunitense, che dovrebbe esprimersi in primavera. Se approvata, orforglipron potrebbe dare un’ulteriore spinta alla crescita del gruppo. (riproduzione riservata)