Che l’Egm, il segmento delle piccole e medie imprese quotate a Piazza Affari, sia in crisi di liquidità non è una novità. Lo è da anni. Ma i numeri del primo quadrimestre del 2025, censiti dalla boutique finanziaria KT&Partners guidata da Kevin Tempestini, tratteggiano una crisi dalla quale sarà difficile riemergere.
In quattro mesi il controvalore scambiato su Euronext Growth Milan non ha raggiunto nemmeno i 600 milioni di euro, fermandosi a 579 milioni contro i 795 dello scorso anno. Si tratta di un flessione del 27%, che si confronta con i segni più sia dell’Euronext Milan, il listino principale della borsa milanese (+37%), sia dello Star, il segmento dedicato alle eccellenze industriali italiane (+5%).
Se ci si sofferma sulle singole società, i dati dei volumi disaggregati sono ancora più preoccupanti: mediamente ogni quotata su Egm scambia appena 36.400 euro al giorno, il 14% in meno dello scorso anno, mentre il dato mediano è di appena 18 mila euro (-10%). La mediana è un indicatore che depura le statistiche dai casi limite: questo significa che i pochissimi casi di società virtuose fanno praticamente raddoppiare il dato medio.
Pochissimi casi, appunto: KT&Partners calcola che appena 19 società sulle 183 oggetto di analisi (poco più del 10%) hanno volumi superiori agli 80 mila euro giornalieri, contro le 24 (13%) dello scorso anno. Ma c’è di più: dei 6,7 milioni di scambi giornalieri su Egm più di un quinto è concentrato su sole cinque quotate.
Si tratta di Eviso (429 mila euro), azienda che si occupa di intelligenza artificiale applicata al settore delle commodity, Redelfi (320 mila), specializzata nelle energie rinnovabili, Almawave (292 mila), piccolo campione italiano dell’AI generativa, Expert.ai (252 mila), che invece l’intelligenza artificiale la applica all’analisi dei dati, e Italian Wine Brands (212 mila). Insomma: un quasi-monopolio della AI all’italiana, un comparto di nicchia nel quale però le tecnologie tricolori si stanno difendendo con discreto successo, nel mercato domestico e non solo.
In definitiva, si salva qualcosa dell’Egm? Sì, secondo KT&Partners. Due aspetti in particolare suscitano ottimismo. Da una parte il fatto che le cinque ipo su Egm da inizio anno al 31 maggio hanno registrato un rapporto tra valore di impresa (ev) ed ebitda medio pari a 11,2, in significativo incremento rispetto all’8,2 dell’anno scorso. Dall’altra parte l’interesse degli investitori istituzionali esteri. Sempre al 31 maggio il 65% dei primi 40 investitori su Egm risultava straniero (+7,5%), segnale di una visibilità crescente da parte degli operatori internazionali. Il tutto in attesa che entri in funzione il Fondo Nazionale Strategico per le pmi, che però, precisa KT&Partners, sarà in buona parte destinato a titoli scambiati su Star e Ftse Italia Mid Cap. (riproduzione riservata)