Il governo si prepara a rivoluzionare il settore edilizio con un ampio progetto di riforma normativa. Una bozza di disegno di legge, in fase di elaborazione presso il ministero delle Infrastrutture guidato da Matteo Salvini, prevede una delega all’esecutivo per riordinare e semplificare l’intero quadro normativo edilizio entro 18 mesi, con l’obiettivo di creare un Testo Unico organico, eliminando sovrapposizioni, duplicazioni e incoerenze accumulatesi nel tempo.
Stando alla bozza del disegno di legge anticipata da ItaliaOggi, il testo propone l’introduzione di uno sportello unico digitale per la gestione di tutte le pratiche edilizie: domande, dichiarazioni, segnalazioni, comunicazioni e altre attività amministrative legate ai titoli abilitativi. In linea con il principio del «once only», le pubbliche amministrazioni non potranno più richiedere al cittadino documenti già in loro possesso ai fini del rilascio dei titoli edilizi. Saranno introdotti modelli uniformi e standardizzati per semplificare la presentazione delle istanze, rendendo le procedure più snelle e meno soggette a interpretazioni locali.
Tra i criteri fondamentali della riforma figurano alcuni requisiti tecnici inderogabili: sicurezza, igiene, salubrità e risparmio energetico dovranno essere garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, tanto per gli edifici quanto per gli impianti. Verranno definiti anche gli standard di controllo e vigilanza sull’attività urbanistica ed edilizia.
Per i comuni privi di strumenti urbanistici, la riforma prevede la possibilità di definire requisiti minimi per autorizzare attività edilizie. Saranno inoltre chiarite le tipologie di interventi di modesta entità, eseguibili senza titolo abilitativo, purché rispettino le normative di settore.
Il disegno di legge punta a semplificare i procedimenti di sanatoria, rivedendo – o addirittura superando – il principio della doppia conformità. L’obiettivo è favorire la regolarizzazione delle opere realizzate prima dell’entrata in vigore della legge urbanistica del 1967. In questo contesto, sarà introdotta una classificazione nazionale delle difformità edilizie, con un sistema di sanzioni proporzionali alla gravità dell’abuso, alla trasformazione urbanistica e al valore economico dell’intervento.
All’interno del testo emerge una norma che richiama il cosiddetto Salva Milano, consentendo interventi di demolizione e ricostruzione anche con modifiche significative: variazioni della sagoma, dei prospetti, dell’ingombro e della volumetria degli edifici esistenti, oltre alla possibilità di cambio di destinazione d’uso.
In queste situazioni, i titoli in sanatoria potranno essere subordinati all’obbligo, da parte del proprietario, di eseguire interventi di messa in sicurezza e adeguamento alle norme tecniche inderogabili. Sarà il legislatore delegato a essere incaricato di individuare le circostanze in cui, data la presenza di urbanizzazioni sufficienti, sarà possibile costruire senza l’obbligo di adottare strumenti attuativi come i piani di lottizzazione o i piani convenzionati. Per gli interventi soggetti a Cila (Comunicazione di inizio lavori asseverata) e Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) verranno stabilite condizioni chiare e tempi certi per il rilascio dei titoli, aumentando la prevedibilità dei procedimenti amministrativi. (riproduzione riservata)