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Economia, Confindustria: pil +0,5% nel 2025. Ma senza il Pnrr l’Italia sarebbe in stagnazione nel prossimo biennio
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Economia, Confindustria: pil +0,5% nel 2025. Ma senza il Pnrr l’Italia sarebbe in stagnazione nel prossimo biennio

02 ottobre 2025, 13:55

Le esportazioni italiane soffrono a causa delle barriere tariffarie Usa e della debole domanda europea. Il Centro studi di Confindustria prevede una crescita vicina allo zero fino al 2026

La crescita economica italiana risulta «penalizzata dal difficile contesto globale ed europeo». Ecco perché quest’anno il pil aumenterà appena dello 0,5%, lo 0,1% in meno di quanto previsto nello scenario di aprile. Per poi accelerare di poco nel 2026, a +0,7%, tornando sui ritmi del 2024». Lo stima il Centro studi di Confindustria nel Rapporto di previsione di Autunno 2025.

Da notare che senza il traino positivo del Pnrr, in Italia «non ci sarebbe crescita, ma una stagnazione» nel prossimo biennio. Basti pensare, precisa Confindustria, che l’effetto del Recovery sulla crescita italiana è stimato +0,8% nel 2025 e +0,6% nel 2026, rispetto alla variazione nello scenario base (+1,4% cumulato nei due anni). La variazione del pil italiano, in assenza di Pnrr, sarebbe quindi pari a -0,3% nel 2025 e +0,1% nel 2026 (-0,2% nel biennio).

All’impatto «molto positivo del Pnrr, che è già all’opera ma che si concluderà nei primi mesi del prossimo anno, va affiancata una manovra di bilancio che sapientemente prosegua sulla strada dello stimolo agli investimenti produttivi», ha aggiunto il rapporto. Anche «sbloccando la ricchezza finanziaria dal parcheggio in depositi bancari improduttivi».

Decifit in calo e inflazione stabile

Restando sulle variabili macroeconomiche, Confindustria stima che il deficit pubblico è in calo, e scenderà sotto la soglia Ue del 3% del pil nel 2026, creando le condizioni per l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Aggiungendo che «il debito, però, continua a salire, a causa della spesa per interessi e degli ulteriori effetti contabili del Superbonus».

La Bce «ha completato il taglio dei tassi»: a settembre 2025 li ha tenuti fermi al 2%, dopo un rapido percorso di otto tagli di un quarto di punto ciascuno da giugno 2024 a giugno 2025, partendo da un picco del 4%. Nel complesso, dai documenti ufficiali Bce si ricava il messaggio, spiega Confindustria, che «in assenza di altri shock, la correzione di politica monetaria è sufficiente per il momento».

Industria italiana in recupero

Buone notizie per l’industria italiana: in termini di valore aggiunto, è previsto un recupero nel 2025 (+1%), e un rallentamento il prossimo anno (+0,4%), quando si esauriranno gli effetti degli incentivi agli investimenti e si attenuerà l’impatto positivo dei minori tassi.

Arrivano però segnali di lenta e parziale ripresa dal settore automotive, comparto chiave della manifattura italiana, che mostra un’inversione di tendenza (al rialzo) della produzione da inizio 2025, pur insufficiente a colmare il crollo del biennio precedente. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy ha però dichiarato che «sull'automotive siamo ad un punto di svolta, l'intesa con la Germania significa cambiare rotta in Europa. Le imprese italiane hanno svegliato l'Europa, la sfida è difficile ma finalmente si vede la luce in fondo al tunnel».

I ritmi di crescita dell’export sono vicini allo zero

La componente più debole della domanda in Italia sono le esportazioni. Nello scenario elaborato dal Centro studi di Confindustria, la crescita dell'export di beni e servizi, già molto debole nel 2023-24, si attesterà su ritmi vicini allo zero nel 2025-2026; in particolare, le vendite di beni sono previste in calo.

L’andamento dell'export è rivisto al ribasso rispetto al rapporto di aprile, a causa non a sorpresa del balzo delle barriere tariffarie Usa sui prodotti europei e dell'inasprirsi delle tensioni geopolitiche mondiali. L'export italiano di beni, inoltre, perde terreno anche rispetto al commercio mondiale, perché è ancora debole la domanda in Europa (principale destinazione dei prodotti italiani) e  l'euro forte penalizza la competitività dei prodotti di tutta l'Eurozona. «Le prospettive non sono buone - si legge -, visto che l'attività industriale europea è attesa risalire solo gradualmente e i freni protezionistici e geopolitici appaiono duraturi». In positivo, la ratifica dell'accordo Ue-Mercosur aprirebbe «importanti mercati di sbocco, a parziale compensazione delle barriere sul mercato Usa», soprattutto per Italia e Germania come fornitori di beni strumentali.

Restando con la lente sugli Usa, il ministro Urso ha commentato che su Pirelli «stiamo cercando di favorire, come giusto che sia, che un'azienda così importante e significativa per l'Italia e in generale per il comparto produttivo in cui opera possa operare al meglio in quello che è il mercato più promettente, cioè negli Stati Uniti».

Lento il recupero delle retribuzioni

Il tasso di disoccupazione in Italia è atteso al 6% in media nel 2025 e al 5,8% nel 2026. Anche nel 2025 l’occupazione continua a crescere più del pil (+0,9%), ma rallenterà nel 2026 (+0,5%), favorendo un primo recupero della produttività del lavoro. Per quanto riguarda la dinamica delle retribuzioni, quest’ultima ha accelerato al +2,9% nel 2024 (dal +1,8% nel 2023) e al +3,1% nel primo semestre 2025, ritmo su cui è prevista rimanere in media quest’anno (+3,2%), per decelerare l’anno prossimo (+2,7%). Grazie a una dinamica retributiva che rimarrà sopra all’inflazione, proseguirà il lento recupero delle retribuzioni reali, che avanzeranno del +2,3% cumulato nel biennio 2025-2026. (riproduzione riservata)



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