«Per fare l’Europa della difesa dobbiamo evitare gli errori del passato. Gli investimenti da soli non bastano, serviranno più alleanze industriali e consolidamento. La Germania guiderà il riarmo, ma teniamoci stretto il rapporto con il Big Boy americano, il patto transatlantico sarà sempre fondamentale».
Armin Papperger, ingegnere, 62 anni, è dal 2013 alla guida di Rehinmetall, il più grande produttore di armi in Europa, e primo fornitore dell’Ucraina. Putin ha cercato di assassinarlo già due volte. Gira il mondo protetto da una scorta pari a quella del cancelliere Merz, ma non si spaventa. Ospite negli studi di ClassCnbc (video.milanofinanza.it) ha parlato del futuro della difesa europea e dell’azienda, dalle trincee alla borsa.
Domanda. La tensione sul fronte Est cresce e l’Europa vuole rafforzarsi, ma l’industria della difesa è pronta ?
Risposta. Il settore è pronto solo in alcuni ambiti. Ma stiamo investendo molto. Abbiamo messo 9 miliardi negli ultimi tre anni in tutta Europa. Nelle munizioni siamo già pronti a costruire tutto e lo stesso faremo su veicoli ed elettronica. Quello che dobbiamo fare è lavorare di più insieme a livello europeo. La joint venture con Leonardo è un esempio. Abbiamo già una collaborazione nel settore dei veicoli, ma puntiamo a espanderci in satelliti ed elettronica. Se non cooperiamo di più in Europa, restiamo troppo piccoli e non possiamo competere con i grandi gruppi americani.
D. È ancora possibile invertire la rotta e fare a meno dell’ombrello americano?
R. Negli ultimi trent’anni l’Europa ha commesso gravi errori rinunciando all’autonomia tecnologica e restando dipendente dagli Stati Uniti. Oggi stiamo diventando più indipendenti, perché investiamo in questi settori. Io credo però nelle relazioni transatlantiche, che restano fondamentali. Dobbiamo arrivare a comprarci qualcosa a vicenda. Finora non era possibile, perché non avevamo capacità produttiva né tecnologie.
D. E adesso?
R. Nel 2027 le nostre nuove fabbriche saranno operative: ne stiamo costruendo 13 in tutto il mondo, tra munizioni, veicoli, sistemi di digitalizzazione e difesa aerea. Entro il 2030 potremo raggiungere 40-50 miliardi di fatturato e 10 di utile. La capitalizzazione attuale, 90 miliardi, è equa, ma c’è ancora margine di crescita.
D. A proposito di borsa, Rheinmetall ha guadagnato quasi il 230% arrivando al massimo storico. Ma quando arriverà il cessate il fuoco in Ucraina si sgonfierà il boom finanziario delle armi ?
R. Non credo che avrà impatti finanziari negativi. Forse il titolo reagirà con una flessione del 5 o 6% ma si riprenderà subito. Questo perché’ il nostro portafoglio ordini è già tra 50 e 70 miliardi e presto sarà a 120. La verità è che il mondo resterà insicuro anche in caso di una tregua. Ci sono aggressori ai confini dell’Europa: dobbiamo investire e proteggere i nostri Paesi.
D. Von der Leyen annuncia che l’Europa costruirà un muro di droni ai suoi confini orientali. Ma come siamo attrezzati oggi?
R. I droni sono importanti ma sono solo una parte delle munizioni. Serve tutto: missili, artiglieria, munizioni per carri armati. Dal punto di vista commerciale, il business dei droni in Europa è molto importante: per Rheinmetall può valere fino a un miliardo. La nostra più grande fabbrica è in Sardegna, dove quest’anno produrremo droni per 120 milioni. E in Italia abbiamo anche un sistema anti-drone, lo SkyRanger: oggi è il migliore e credo che tutto il mondo lo comprerà dall’Italia.
D. La guerra si fa sempre più ibrida: come vi state muovendo sul fronte di elettronica, cyber e AI?
R. In Europa abbiamo le competenze necessarie. Rheinmetall investe ogni anno 600 milioni in ricerca e sviluppo, soprattutto nella digitalizzazione. L’anno scorso abbiamo vinto un contratto da 15 miliardi dall’esercito tedesco. Ma non credo che la guerra sia solo cyber: in Ucraina l’impatto è stato molto limitato.
D. Zelensky chiede più munizioni. L’Europa vuole riempire gli arsenali. Riuscirete a coprire il fabbisogno?
R. Sì. Quest’anno produrremo 700-800 mila colpi di artiglieria, più degli Usa. L’obiettivo è arrivare a 1,5 milioni con i nostri partner europei. La domanda dell’Occidente è 2,5-3 milioni, mentre la Russia ne produce 4-5 milioni. Le nostre tecnologie però sono più avanzate e precise.
D. Intanto avete appena comprato la divisione navi da guerra di Lürsenn Group.
R. È un altro passo verso il consolidamento dell’industria. La Marina Militare è una componente fondamentale della Difesa. Nei prossimi dieci anni solo in Germania si investiranno quasi 60 miliardi in navi e munizioni navali. Rheinmetall vuole essere leader in questo settore.
D. Quali saranno le prossime mosse?
R. Siamo sempre alla ricerca di joint venture e collaborazioni: il consolidamento deve farlo l’industria, non i governi, che hanno fallito. Negli ultimi anni abbiamo investito 1,2 miliardi in Spagna, un miliardo negli Stati Uniti, 1,5 in Germania. In Italia, che per noi è un mercato domestico, abbiamo speso 200 milioni: a Roma per la difesa aerea, in Sardegna per le munizioni, a La Spezia per le mine navali. Se ci saranno aziende coerenti col nostro portafoglio, investiremo ancora. (riproduzione riservata)