Tra le promesse che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva fatto durante la campagna elettorale c’era lo smantellamento del Chips Act, il maxi programma di incentivi da oltre 50 miliardi di dollari per spingere le società di semiconduttori a produrre negli Stati Uniti. Varato da Joe Biden nel 2022, secondo Trump è «troppo oneroso» per le casse pubbliche.
Il tycoon sta mantenendo il proposito e ha iniziato a rinegoziare alcuni accordi raggiunti dall’amministrazione Biden con i gruppi del settore, ritenuti «troppo generosi». Lo ha detto Howard Lutnick, segretario al Commercio Usa, in un’audizione al Senato il 4 giugno.
Alcune delle sovvenzioni concesse da Biden «sembravano semplicemente eccessivamente generose e siamo riusciti a rinegoziarle», ha detto Lutnick, sostenendo che l’obiettivo dell’amministrazione Trump è strappare delle condizioni più vantaggiose per i contribuenti americani.
«Tutti gli accordi stanno migliorando e gli unici che non vengono conclusi sono quelli che non avrebbero mai dovuto essere conclusi», ha aggiunto il segretario al Commercio. Con queste parole Lutnick ha di fatto aperto all’ipotesi che non tutte le sovvenzioni stipulate sopravviveranno alla revisione avviata da Trump, pur senza specificare quali potrebbero essere interrotte. Tuttavia, Lutnick ha portato un esempio di rinegoziazione riuscita: il caso di Tsmc.
Il gruppo con sede a Taiwan ha ricevuto un finanziamento di 6,6 miliardi (di cui 5 miliardi di prestiti governativi a basso costo) per potenziare la produzione in Arizona. A fronte di questa agevolazione, Tsmc si era impegnata a investire 65 miliardi negli Stati Uniti.
Tuttavia, a marzo 2025 la società ha annunciato ulteriori investimenti per 100 miliardi e Lutnick ha legato questa scelta alle trattative condotte negli ultimi mesi dal governo: «Siamo riusciti a modificare il premio per lo stesso finanziamento di 6 miliardi», ha affermato.
Il Chips Act è stato introdotto nel 2022, ma l’erogazione dei finanziamenti è cominciata nel 2024 quando il mandato di Biden era agli sgoccioli. Con il cambio della guardia alla Casa Bianca, alcuni pagamenti sarebbero stati rallentati, secondo quanto riportato da Reuters, uno degli uffici che si occupavano del Chips Act è stato dismesso e il governo ha iniziato a rivedere le intese con i produttori di chip.
Oltre a Tsmc, tra gli accordi più corposi che sono stati raggiunti ci sono quelli con Intel e Texas Instruments. La prima ha ottenuto 7,9 miliardi per supportare un piano di investimenti di 90 miliardi in 10 anni. Alla seconda sono stati accordati 1,6 miliardi a valere su un progetto da 18 miliardi in Texas e Utah. (riproduzione riservata)