La Germania fa da apripista in Europa sulla difesa. Berlino ha chiesto alla Commissione Europea di attivare la clausola di salvaguardia nazionale del Patto di Stabilità, deroga che permetterà di alzare la spesa militare. «Possiamo confermare che la Germania ha fatto domanda per il 2025-2028», dichiara un portavoce del ministero delle Finanze tedesco all’Ansa. «È un’importante misura complementare per consentire una maggiore spesa mantenendo la sostenibilità fiscale».
L’esenzione dai vincoli europei (impongono di non portare il deficit oltre il 3%) è stata concessa da Bruxelles per rilanciare la difesa del Vecchio Continente in vista del possibile disimpegno americano e con la guerra in Ucraina che prosegue. Per quattro anni i governi potranno aumentare gli investimenti militari dell’1,5% del pil senza incappare in una procedura d’infrazione. Così la presidente Ursula von der Leyen è convinta di mobilitare 650 miliardi, a cui si aggiungeranno 150 miliardi di prestiti europei (meccanismo Safe) a tassi più contenuti rispetto al mercato.
La Germania ha attivato solo la prima opzione perché, grazie a conti in regola e a un rating AAA, si indebita a costi molto contenuti. Il futuro cancelliere dell’alleanza Cdu-Csu, Friedrich Merz, ha formato un governo con l’Spd e ha impresso un cambiamento storico nella politica fiscale ancora prima di assumere l’incarico.
Per decenni Berlino è rimasta ancorata al freno del debito, meccanismo che ha contenuto gli investimenti pubblici e rallentato l’economia tedesca, da due anni in recessione. Nel 2025 il pil potrebbe restare fermo e allora il nuovo governo ha fatto votare al vecchio Parlamento un fondo speciale da 500 miliardi per gli investimenti infrastrutturali e una riforma al freno del debito, da cui ha slegato le spese militari.
La Germania è pronta ad assumere un ruolo da leader nella difesa europea. Come anticipato da Reuters, il Paese è il primo a domandare l’attivazione della clausola di salvaguardia, ma è anche l’unico ad averlo fatto entro aprile, come chiesto dalla Commissione. Bruxelles spera che la mossa tedesca incoraggi anche gli altri Stati e si aspetta altre richiesta nei prossimi giorni.
Finora pochi governi (Slovenia, Portogallo e Polonia) hanno mostrato interesse per la clausola di salvaguardia mentre altri Paesi, soprattutto i più indebitati, sono preoccupati per l’impatto sui conti e per la reazione dei mercati. Quello europeo non è un liberi tutti: i bilanci pubblici vanno risanati dopo la scadenza del piano di riarmo.
Un problema per Stati con un debito sopra il 100% del pil, come Francia e Italia, che quindi preferiscono seguire altre vie per soddisfare i vincoli Nato sulla spesa militare (a giugno potrebbe salire al 3,5% del pil). La Germania invece parte da un rapporto debito/pil del 62,5%, che la pone in una posizione privilegiata. (riproduzione riservata)