Il Parlamento Europeo critica il piano di riarmo di Ursula von der Leyen nel metodo, non nella sostanza. In una sessione a porte chiuse, la commissione Affari Giuridici (Juri) ha definito «improprio» l’uso dell’articolo 122 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che consente di scavalcare l’Europarlamento.
La Commissione vorrebbe servirsene per accelerare l’approvazione dello strumento Safe, il piano di eurobond da 150 miliardi che poi verrebbero prestati ai Paesi membri per gli appalti comuni nella difesa. I progetti però dovranno coinvolgere almeno uno Stato della zona Efta (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) o l’Ucraina.
Secondo gli europarlamentari della Juri l’articolo 122 «non è la base giuridica appropriata» in questo caso perché è attivabile solo per rispondere a situazioni d’urgenza, come durante la pandemia. In ogni caso il parere legale della commissione non è vincolante e non avrà impatti immediati.
La Juri lo trasmetterà comunque alla presidenza del Parlamento Europeo. Toccherà poi a Roberta Metsola decidere se avviare un dialogo con la Commissione o presentare direttamente ricorso alla Corte di Giustizia dell’Ue per aprire un conflitto giuridico tra istituzioni europee.
Quella della Juri è comunque una bocciatura solo sul metodo. Il Parlamento Europeo si era già espresso a marzo sul Libro Bianco (il programma della Commissione sul futuro della difesa europea) con una risoluzione non vincolante, approvata con 419 voti a favore, 204 contrari e 46 astenuti.
Tra i partiti italiani erano emerse visioni diverse. Lega, M5S e Alleanza Verdi e Sinistra avevano votato no. A favore invece Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre il Pd si era spaccato a metà tra astensioni e sì. I distinguo sono emersi anche in questo caso. Fratelli d’Italia ha ridimensionato il voto, ricordando che era solo «sulla procedura, non sul merito del piano». Più critici M5S e Lega.
Per Giuseppe Conte «il folle piano di riarmo da 800 miliardi calpesta la democrazia. I governanti che lo hanno appoggiato lo hanno fatto senza alcun mandato dei cittadini, scavalcando il Parlamento Europeo». L’eurodeputata della Lega, Susanna Ceccardi, ha dichiarato invece che «la Commissione Juri ha dimostrato come Bruxelles si stia trasformando in un centro di potere opaco: impone scelte strategiche senza alcun passaggio democratico e senza il coinvolgimento dell’Europarlamento». (riproduzione riservata)