Accordo di massima sugli eurobond per la difesa, ma in cambio l’apertura a forme di finanziamento più sostenibili per i conti pubblici. Alla riunione Ecofin del 13 maggio i ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Ue hanno fatto passi avanti sui 150 miliardi di prestiti Ue da destinare agli appalti comuni nel settore militare (Safe).
La Polonia presidente di turno si è spinta a ipotizzare un’intesa entro giugno, quando dovrà cedere il posto alla Danimarca. «C’è un forte sostegno alla rapida conclusione dei negoziati», spiega il ministro delle Finanze polacco, Andrzej Domanski.
«Sono davvero ottimista e credo che riusciremo a finalizzare il lavoro durante la presidenza polacca, si spera già a maggio». Della questione, ora, si occuperanno gli ambasciatori degli Stati membri, che dovranno trovare la quadra.
Il via libera di massima è arrivato anche grazie alle aperture su forme di finanziamento alternative e meno impattanti per i conti pubblici. I prestiti garantiti dal bilancio dell’Ue vanno restituiti e quindi appesantiranno il debito, timore condiviso anche da Giancarlo Giorgetti: «Siamo a favore di un rapido accesso a Safe, ma la domanda di prestiti dovrebbe essere valutata con attenzione per calcolarne l’impatto».
Da qui la richiesta del titolare del Mef di «esplorare ulteriori opzioni, come l’utilizzo di fondi del settore privato e l’estensione del Recovery Fund oltre il 2026, per aumentare i margini di bilancio». Il tema della difesa, aggiunge Giorgetti, «merita una risposta forte e strutturale, di cui si dovrebbe tenere conto nella discussione sul prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (il bilancio dell’Ue)».
Domanski ha aperto. «Safe resta la priorità», ha spiegato il polacco. «Ma appena troveremo la quadra la nostra discussione avrà un seguito: c’è un consenso ampio sulla necessità di altri strumenti».
I timori sulla sostenibilità del debito potrebbero spingere diversi Paesi a non ricorrere ai prestiti. Lo conferma il fatto che finora solo 16 Stati (tra cui la Germania) hanno chiesto di derogare al Patto di Stabilità per aumentare gli investimenti nella difesa fino all’1,5% del pil annuo.
Gli altri 11 (Italia compresa) non hanno ancora scelto se accedere alla gamba più corposa del piano di riarmo, che dovrebbe mobilitare 650 miliardi in quattro anni. Per assurdo la stessa Germania non è convinta sui prestiti Ue perché equivale a indebitarsi a costi più alti rispetto alla sua tripla A.
Dall’Ecofin è emersa un’unità di vedute, in linea di massima, anche sull’Unione dei Risparmi e degli Investimenti. I ministri delle Finanze credono che un rafforzamento del mercato dei capitali europeo sia fondamentale per attirare nuovi investimenti, ma c’è ancora da lavorare.
«Il diavolo è nei dettagli», riassume il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis. Qualcosa comunque si muove e a giugno la Commissione dovrebbe presentare una proposta sulle cartolarizzazioni. «Non mi aspetto miracoli, ma di sicuro è uno strumento che attirerà capitali», commenta il ministro polacco.
Un compromesso è arrivato anche sull’Iva: sarà riscossa in modo più efficace grazie allo sportello unico. A Bruxelles inoltre procedono gli sforzi per rafforzare le sanzioni contro la Russia e lunedì 19 maggio, nelle previsioni di primavera, la Commissioni stimerà l’effetto negativo dei dazi americani.
«Nel 2024 e a inizio 2025, inaspettatamente, la base dell’economia europea si è rivelata poco più solida», afferma Dombrovskis. «Ma le incertezze provocate dalle tariffe hanno avuto un impatto negativo su crescita e investimenti». (riproduzione riservata)