Via libera degli Stati membri al pacchetto di prestiti Ue da 150 miliardi di euro (Safe). Le risorse serviranno a rafforzare l’Europa in settori chiave della difesa attraverso appalti comuni anche con Paesi terzi, tra cui l’Ucraina.
Ora la Commissione inizierà a raccogliere i prestiti sui mercati, mentre gli Stati avranno sei mesi per presentare i piani nazionali, che saranno valutati a Bruxelles.
«Tempi eccezionali richiedono misure eccezionali», commenta Ursula von der Leyen, presidente della Commissione. «Con Safe non stiamo solo investendo in capacità all’avanguardia per la nostra Ue e per l’Ucraina. Stiamo anche rafforzando la base tecnologica e industriale europea della difesa».
Dopo l’accordo con gli Stati, però, potrebbe servirne un altro con il Parlamento Ue. Bruxelles vuole approvare Safe con l’articolo 122 del Tfue che permette di scavalcare l’assemblea, ma per gli eurodeputati della Commissione Juri sarebbe un errore perché mancano le basi giuridiche.
Così la presidente Roberta Metsola ha chiesto spiegazioni a von der Leyen e ora il Parlamento Ue potrebbe rivolgersi alla Corte di Giustizia. «Abbiamo presentato una proposta sull’articolo 122 che deve soddisfare una serie di criteri», replica una portavoce della Commissione. «Siamo pienamente convinti che tali criteri costituiscano una valida base giuridica».
L’accordo tra Stati invece è arrivato anche con il via libera dell’Italia, che continua a chiedere altri strumenti più sostenibili per i conti pubblici. I prestiti di Safe vanno rimborsati, come i 650 miliardi che i governi possono mobilitare derogando al Patto di Stabilità e senza incorrere in una procedura d’infrazione.
Ma agenzie di rating e mercati potrebbero non essere comprensivi come la Commissione, quindi il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti ha suggerito di «esplorare ulteriori opzioni, ad esempio l’utilizzo di fondi privati e l’estensione del Recovery Fund oltre il 2026» per la difesa. Il dibattito è già partito e per l’autunno si attendono novità a favore dei Paesi più indebitati. (riproduzione riservata)