La divisione retail di Deutsche Bank ha annunciato l’intenzione di effettuare ulteriori risparmi sui costi per 50 milioni di euro nel comparto IT a partire dal 2026, dopo aver comunicato agli investitori che non raggiungerà l’obiettivo previsto per il 2025. La causa? Ritardi nell’integrazione della controllata Postbank. Il titolo, intanto, cede lunedì 2 giugno lo 0,6% sul Dax a 23,3 euro per azione (+48% da inizio anno) per 47,2 miliardi di market cap.
Claudio de Sanctis, responsabile della private bank del gruppo tedesco, ha spiegato all’FT che Deutsche Bank vuole ridurre l’infrastruttura tecnologica in maniera più decisa rispetto ai piani iniziali.
Il nuovo progetto, che mira a 50 milioni di euro di risparmi annuali a partire dal 2026, è stato messo a punto dopo che la banca ha illustrato agli azionisti a maggio, di aver effettuato solo 270 milioni di euro di risparmi IT nel retail, contro un obiettivo di 300 milioni per l’anno in corso.
De Sanctis, alla guida della divisione retail dal 2023, ha definito il disallineamento come temporaneo e ha assicurato che sarà compensato da risparmi più consistenti negli anni successivi: «Dal 2026 in poi raggiungeremo oltre 320 milioni di euro all’anno», ha precisato.
L’obiettivo originario, fissato a 300 milioni di euro di risparmi annui, era stato inizialmente previsto per il 2022. Tuttavia, la concretizzazione è stata rinviata di tre anni a causa delle difficoltà nell’integrare i sistemi informatici di Postbank — acquisita nel 2010 — con le altre attività retail tedesche del gruppo.
Il progetto di migrazione, denominato «Project Unity», ha coinvolto 12 milioni di clienti e miliardi di dati, causando importanti disservizi per mesi nel 2023: i processi interni sono andati in tilt e migliaia di clienti si sono trovati senza accesso ai propri fondi. L’autorità di vigilanza finanziaria tedesca, BaFin, ha nominato un supervisore speciale e ha inflitto una sanzione alla banca.
Con ricavi per 9,4 miliardi di euro nel 2024, la divisione private banking è una delle più grandi all’interno del gruppo Deutsche Bank, ma ha storicamente sofferto per l’elevata incidenza dei costi e la bassa redditività. Nel 2023 ha contribuito al 31% del fatturato di gruppo, ma solo al 23% dell’utile ante imposte.
Il piano di contenimento dei costi è già in corso: il personale è passato da 38.500 unità a fine 2023 a 36.800 nel primo trimestre del 2024, e sono state chiuse 200 delle 1.400 filiali. L’obiettivo di quest’anno è eliminare altri 2.000 posti di lavoro e chiudere decine di sportelli.
L’indice costi/ricavi è intanto migliorato passando da un pesante 81% al 71%, ma resta superiore alla media di gruppo, che si attesta al 61%. Il predecessore di de Sanctis, Karl von Rohr, aveva fissato un obiettivo del 60-65% per il 2025.
Nonostante questo, de Sanctis ha sottolineato che la private bank è pronta a tornare a crescere grazie a investimenti nella gestione patrimoniale e nella digitalizzazione. La divisione prevede l’assunzione di fino a 200 professionisti «nei prossimi due anni», oltre allo sviluppo di una piattaforma digitale per stimolare i clienti retail della classe media a investire una quota maggiore dei risparmi in azioni. (riproduzione riservata)