Sul portafoglio di ogni cittadino italiano pesa un debito pubblico di oltre 50 mila euro. Mentre negli altri Paesi dell’Ue il debito pro capite annuo si attesta a circa 33 mila euro. Questa la fotografia scattata dal portale OpenBDAP della Ragioneria Generale dello Stato (Rgs), usando i dati della Legge di Bilancio 2025 aggiornati con il ddl Assestamento in discussione in Parlamento.
Il debito resterà protagonista della finanza pubblica tricolore anche nel 2025. Da un lato lo Stato italiano conta di reperire il 38,8% delle entrate annue grazie all’accensione di prestiti, quindi di fatto contraendo nuovo debito. D’altronde il rapporto tra entrate e spese finali è negativo di oltre 189 miliardi, ossia lo Stato deve reperire tali risorse per riuscire a finanziare la spesa che si è prefissato.
Dall’altro lato, invece, la «Gestione del debito pubblico» resta anche per l’anno in corso il capitolo di spesa pubblico principale, assorbendo quasi il 32% dei 1.216 miliardi di spesa stimati dal ddl Assestamento 2025, in crescita dell’1,4% rispetto a quanto inizialmente previsto nella manovra. Quindi quantitativamente la Ragioneria calcola che il debito pubblico quest’anno si attesterà appena al di sotto di 379,5 miliardi di euro. Un volume in contrazione del 6,9% sul 2024.
La seconda più dispendiosa missione di spesa per lo Stato italiano per il 2025, ossia le «Relazioni finanziarie con le autonomie territoriali» richiede comunque meno della metà di quanto serve per la voce del debito: 152,6 miliardi di euro, in crescita dell’1,5% sul 2024. Seguono poi sul podio delle maggiori uscite di bilancio, con non troppo distacco, le «Politiche previdenziali» con i 122,6 miliardi di spesa pubblica dedicata, in calo del 9,3% rispetto all’anno precedente.
In verità emerge chiaramente dai dati della Ragioneria l’obiettivo del governo guidato dalla premier Giorgia Meloni di tagliare ad ampio raggio le spese pubbliche: le spese correnti dovrebbero subire un ridimensionamento del 65% fino a 378 miliardi, il rimborso delle passività finanziarie si ridurrebbe del 23,2% a 282 miliardi e le spese in conto capitale raggiungerebbero i 148 miliardi, in calo del 12,2%.
Entrando nello specifico delle missioni di spesa, le contrazioni a doppia cifra, le più significative, si evidenziano nella voce «Comunicazioni» (-29,1%), che comunque supererebbe 1 miliardo, e nelle risorse dedicate al «Commercio internazionale» che così toccherebbero i 378 milioni (-24%).
Al contrario però il governo ha intenzione di aumentare le spese principalmente per tre obiettivi. In particolare per la voce «Organi costituzionali» saranno spesi 3,8 miliardi, il 17,7% in più del 2024, mentre per «L'Italia in Europa e nel mondo» sono previsti 38 miliardi in rialzo del 16,5%. E ancora, per uno dei motori della macchina economica italiana, cioè il turismo, lo Stato spenderà il 13,1% in più del 2024, ossia 405 milioni. (riproduzione riservata)