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Ursula von der Leyen
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Dazi, l’Ue continua a trattare con gli Usa ma approva contromisure per 93 miliardi. Accordo con la Cina sulle terre rare

24 luglio 2025, 11:50 Ultimo aggiornamento: 17:16

I contro-dazi restano sospesi fino al 7 agosto per favorire i negoziati con Washington. Si avvicina l’intesa sulle tariffe al 15%. Von der Leyen incontra Xi Jinping in Cina: il deficit commerciale con Pechino è raddoppiato a 300 miliardi

La trattativa tra Ue e Usa sui dazi è ormai all’ultimo miglio. E per Bruxelles si prospetta un accordo simile a quello raggiunto dal Giappone, che prevede tariffe al 15% sulle merci europee esportate negli Usa. Ma la Commissione continua a non fidarsi di Donald Trump e ha deciso di fondere le due liste di contro-dazi in un unico elenco da 93 miliardi.

Il pacchetto è stato approvato dal Comitato barriere commerciali, anche se rimarrà sospeso fino al 7 agosto: pronto cioè a scattare in caso di fallimento delle trattative. All’interno della lista ci sono prodotti americani iconici, dalle scarpe Nike fino agli M&M’s, oltre alle motociclette Harley-Davidson e al bourbon del Kentucky. L’obiettivo è aumentare la pressione su Washington per costringerla a firmare un accordo.  

Da Bruxelles segnali di ottimismo

La Commissione resta comunque ottimista e spera di non dover far scattare i contro-dazi. I «contatti tecnici e politici tra Bruxelles e Washington continuano su base quotidiana», dichiara il portavoce della Commissione, Olof Gill. «Crediamo che il risultato sia a portata di mano e stiamo lavorando con tutte le nostre forze». Ursula von der Leyen invece sembra più cauta, anche perché manca ancora l’ok definitivo di Trump sull’intesa raggiunta dal commissario al Commercio, Maros Sefcovic, e dal suo omologo americano, Howard Lutnick. 

«Il confronto va avanti con discussioni tecniche e politiche molto intense. Come in tutte queste settimane, il nostro obiettivo principale è raggiungere una soluzione negoziata», spiega la presidente della Commissione da Pechino, dove è in viaggio per stringere i rapporti commerciali con la Cina. Anche per questo motivo von der Leyen continua a sottolineare che «tutti gli altri strumenti restano sul tavolo e ci rimarranno finché non otterremo un risultato soddisfacente».

Il bazooka di Bruxelles

La strategia negoziale dell’Ue, insomma, prevede un doppio binario. «Trattiamo e ci prepariamo alla possibilità che i negoziati non portino al risultato desiderato», aggiunge Gill. «Abbiamo unito le nostre due liste di contro-dazi in un unico elenco chiaro e coerente, votato e approvato dagli Stati membri e che sarà adottato oggi dalla Commissione. Fino all’1 agosto non abbiamo intenzione di presentare ulteriori potenziali contromisure». 

Il riferimento è allo strumento anti-coercizione, che permette a Bruxelles di escludere le imprese straniere dal mercato europeo e di imporre restrizioni al commercio dei servizi finanziari e digitali contro le big tech. Tra gli Stati membri cresce il consenso sull’uso del bazooka, che però dovrebbe essere approvato solo in caso di fallimento delle trattative. Altrimenti il rischio è solo quello di far innervosire Trump e allontanare l’intesa. 

L’accordo sui dazi

Proprio queIlo che l’Ue non vuole. Soprattutto ora che il commissario Sefcovic è vicino a far scendere i dazi al 15%. Meno del 30% minacciato da Trump nella lettera di qualche settimana fa, ma più del 10% pagato finora. In realtà il livello su cui si sarebbero accordati Usa e Ue non dovrebbe comportare costi aggiuntivi. Si tratterebbe piuttosto della conferma dello status quo, perché oltre al 10% imposto dal presidente americano durante la tregua commerciale, gli esportatori europei pagano anche delle tariffe preesistenti, che si aggirano in media intorno al 4,8%. 

In cambio la Commissione otterrebbe una sforbiciata dei dazi sull’auto dal 25 al 15%, tetto che potrebbe applicarsi anche ai semiconduttori e ai prodotti farmaceutici. Solo per l’acciaio dovrebbe restare il precedente livello più alto, ma con soglie: le tariffe al 50% si applicherebbero quindi solo dopo il superamento di una certa quota di export. Entrambe le parti, inoltre, starebbero concordando delle esenzioni reciproche in settori strategici come l’aeronautica. E gli Usa otterrebbero l’azzeramento dei dazi che oggi pagano per vendere i loro prodotti in Ue (intorno al 5%). 

Intesa con la Cina sulle terre rare

Trump potrebbe così spacciare l’accordo come una vittoria. E questo anche se le tariffe per gli europei resteranno identiche in concreto. La decisione finale è in mano al presidente americano, che finora ha cambiato idea più volte in modo repentino. Anche per questo motivo la Commissione porta avanti il suo percorso di diversificazione commerciale. Dopo i passi avanti sul partenariato strategico con il Giappone, il 24 luglio von der Leyen ha incontrato il presidente Xi Jinping

I nodi con Pechino sono diversi. «I dati rivelano un crescente squilibrio dovuto principalmente all’aumento delle distorsioni commerciali e alle barriere all’accesso al mercato cinese», spiega la presidente della Commissione in conferenza stampa. «L’Europa mantiene il suo mercato aperto ai prodotti di Pechino. E ciò riflette il nostro impegno di lunga data per un commercio basato sulle regole. Ma questa apertura non è supportata dalla Cina, così il deficit commerciale dell’Ue è raddoppiato nell’ultimo decennio superando 300 miliardi». 

Xi non sembra disposto a cedere alle richieste degli europei, ma la visita di von der Leyen ha portato almeno dei passi avanti sulle terre rare. «Abbiamo deciso di aggiornare il meccanismo sull’esportazione dei minerali critici cinesi», spiega la presidente della Commissione. «In caso di colli di bottiglia, potremo immediatamente verificare e risolvere il problema che si è presentato». (riproduzione riservata)



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