In prima linea a Piombino, per adesso solo osservatrice sull’ex Ilva e sempre spettatrice, ma questa volta interessata, nella trattativa sui dazi tra Ue e Donald Trump. Danieli, il gigante italiano dell’acciaio, viene da un anno in altalena in borsa: in calo nella seconda parte del 2024 e in deciso rialzo nel primo semestre 2025.
Dai minimi di circa 23 euro di gennaio, il titolo è tornato a 35 euro e così la capitalizzazione è risalita a 2,5 miliardi. L’anno fiscale non era partito nel migliore dei modi (il bilancio di Danieli si chiude a giugno) perché la prima parte è terminata con ricavi in calo a 2 miliardi (-3%), ma con ebitda stabile a 163 milioni (+2%) e utili in crescita a 125 milioni (+27%).
«Nonostante un primo semestre con volumi stabili, la nostra attenzione all’ottimizzazione operativa e all’efficienza ha dato i suoi frutti. Siamo riusciti a migliorare la redditività, anche grazie alla gestione mirata delle quote di Co2, che ha contribuito al nostro risultato complessivo», spiega Camilla Benedetti, vicepresidente di Danieli e presidente della controllata Abs.
«Nei mesi passati abbiamo pagato il costo dell’energia, che ha un impatto del 30% nel processo di trasformazione. Ma con il nuovo Decreto Energy Release, che dovrebbe dimezzare i prezzi, potremmo essere in grado di migliorare ancora il dato sui profitti».
La sfida ora è reggere l’impatto dei dazi, che nel settore sono del 50%. Ma il business principale di Danieli non è la produzione di acciaio, bensì la costruzione di impianti siderurgici green e digitalizzati. Per questo motivo il livello delle tariffe per il gruppo friulano oscilla tra il 15-20%, senza contare che solo il 15% dei ricavi della divisione degli impianti arriva dagli Usa. Della produzione di acciaio si occupa Abs, con siti a Cargnacco (Udine) e in Croazia a Sisak.
La società genera il 55% del fatturato in Italia, il 35% in Europa e il resto fuori dall’Ue. Gli Usa rappresentano solo il 2% dei ricavi di Abs, che nel Paese importa acciai speciali. Si tratta di materiali realizzati da una manciata di società americane e quindi non sostituibili con prodotti locali, ragionamento che vale per l’intero business del gruppo.
«I nostri clienti americani sono più interessati alla qualità che ai prezzi, di conseguenza sono disposti a riconoscere di più per i nostri prodotti. Per Danieli, quindi, i dazi non dovrebbero rappresentare una criticità», osserva Benedetti. «Negli Usa, poi, siamo in grado di offrire un servizio completo, che va dalla costruzione dell’impianto fino al suo avviamento, oltre alla successiva manutenzione, grazie ai nostri centri locali. In questo modo i nostri servizi restano competitivi e i clienti riescono a risparmiare».
Per rinforzarsi ancora, nel 2024 Abs ha investito 41 milioni (il 54,3% dell’ebitda) nell’innovazione del processo e delle tecnologie di produzione. In questo modo la controllata di Danieli è riuscita a ottenere la certificazione per la Business Continuity, prima azienda siderurgica in Italia. Il merito è anche del piano di de-carbonizzazione per ridurre del 30% le emissioni di Co2 entro il 2030 rispetto al 2023. Questo sforzo richiederà investimenti per 572 milioni e ne godrà a cascata l’intero gruppo, che a giugno ha chiuso l’esercizio 2024/25.
«È complicato fare previsioni in una situazione di grande incertezza internazionale come quella attuale, ma in linea di principio posso dire che confermeremo le previsioni di una redditività contenuta nella produzione di acciaio e più robusta nell’impiantistica», racconta Benedetti. «I risultati dei due settori si compenseranno e dovremmo chiudere l’anno fiscale con un risultato netto positivo e in crescita. Il buon andamento dell’impiantistica ci permette di ragionare sul futuro con fiducia: resteremo competitivi a livello mondiale».
Per le sue commesse Danieli guarda anche all’Italia, soprattutto al rilancio dell’ex Ilva. «Il gruppo è leader globale nella tecnologia dei forni arco elettrici e con Midrex si contende larghissima parte del mercato globale degli impianti di Dri (preridotto)», spiegano gli analisti di Equita. «L’evoluzione a Taranto rimane quindi da monitorare visti i potenziali investimenti di grandi dimensioni: pensiamo sul piano attuale oltre 5 miliardi». Motivo per cui la sim continua a indicare rating buy su Danieli con target price a 41 euro.
Un’altra opportunità, più concreta, arriverà invece dalla joint venture con gli ucraini di Metinvest per rilanciare il polo di Piombino, dove sorgerà un impianto green da 2,7 milioni di tonnellate di acciaio. Questa volta l’investimento complessivo è di circa 3 miliardi e per il 50% sarà realizzato da Danieli.
«È l’ordine più importante della storia del gruppo. Il contratto vale quasi il 50% dell’acquisizione ordini attesa per il 2026 e può avere una solida marginalità superiore al 10%», aggiunge Equita. «L’accordo con Metinvest, principale produttore siderurgico ucraino, rafforza le relazioni tra Danieli e Kiev, e apre evidenti opportunità nella ricostruzione del Paese». (riproduzione riservata)