C’è un’opportunità straordinaria in questo momento in Europa, in particolare per le small cap. Merito delle iniziative politiche che possono sostenerne la crescita e creare le condizioni per un’innovazione sempre maggiore. Tanto che Hywel Franklin, Head of European Equities di Mirabaud Asset Management, vede investitori che, per la prima volta dopo tanto tempo, iniziano a diversificare e a spostare gli investimenti dagli Stati Uniti all’Europa. Ora, considerando che oltre il 70% delle allocazioni degli investitori è orientato verso gli Stati Uniti, «anche un piccolo spostamento verso l’Europa può avere un impatto enorme. E all’interno di quest’area quella che ci entusiasma di più è quella delle small cap perché scambiano su valutazioni estremamente basse, con un rapporto prezzo/utile intorno a 12 volte contro le 14 delle large cap, valutazioni che non si vedevano dalla crisi finanziaria», dichiara a Mf-Milano Finanza Franklin.
A titolo di confronto le small cap statunitensi scambiano a 20 volte il p/e. Quindi le small cap europee sono molto più convenienti rispetto alle large cap sia in Europa sia negli Stati Uniti. «Normalmente sono valutate a premio rispetto alle large cap perché crescono più velocemente, sono più dinamiche e, secondo la legge dei grandi numeri è più facile crescere partendo da dimensioni più contenute. Quindi, trovarci in una situazione in cui le small cap sono scontate è davvero insolito», osserva l’esperto.
Eppure sono le aziende che, nel lungo periodo, hanno offerto le performance azionarie migliori grazie alla loro crescita forte, all’innovazione e a team di gestione molto dinamici. «È proprio questa combinazione che ci entusiasma. Anche in quest’ottica non c’è un settore che eccelle più di altri nel segmento delle piccole capitalizzazioni. Le opportunità le stiamo vedendo ovunque. È come essere un bambino in un negozio di dolci. Il livello di opportunità attuale non lo vedevo da oltre un decennio. È davvero molto variegato. Ci sono aziende estremamente convenienti che il mercato ha abbandonato, quindi più orientate allo stile value, poi ci sono aziende con un potenziale di crescita straordinario, quindi più growth. Ci sono aziende di altissima qualità che tengono testa a concorrenti internazionali molto più costosi in termini di valutazione», spiega Franklin.
Insomma, ci sono opportunità di ogni tipo, per ogni gusto e stile di investimento, in tutti i settori. In Italia, ad esempio, ci piace Credito Emiliano, una banca estremamente ben gestita, con una qualità degli attivi non solo buona per l’Italia, ma eccellente anche nel contesto europeo. Vanta un business nel risparmio gestito che il mercato sta trascurando. Anche PharmaNutra, che produce nutraceutici, incluso il prodotto chiamato SiderAL usato per la carenza di ferro (un problema globale enorme: 1,4 miliardi di persone nel mondo ne soffrono), ha sviluppato un nuovo metodo per somministrare il ferro in modo efficace. Un prodotto utile non solo in Italia, ma a livello globale. «Un successo tutto italiano che ora si sta espandendo all’estero. Molti dicono che in Europa non c’è innovazione: questa è la prova che non è vero», prosegue l’Head of European Equities di Mirabaud Asset Management.
Invece, in Germania è interessante Ksb, un’azienda che produce pompe e valvole con grandi opportunità di crescita e un miglioramento dei margini. È valutata con uno sconto rilevante rispetto ai concorrenti internazionali. Mentre nei Paesi nordici segnaliamo AcadeMedia, attiva nel settore dell’istruzione, che non ha nulla a che fare con i dazi dell’amministrazione Trump ed è in crescita costante, con una buona visibilità e una situazione patrimoniale molto s0lida, ma è ancora completamente ignorata dagli investitori. In Francia, un altro esempio, è Gtt (Gaztransport & Technigaz Sa) nel settore energetico. Ha una forte opportunità di crescita nel lungo termine, ma è trascurata.
Come non c’è un settore che prevale sugli altri così vale per i singoli Paesi. «In ogni caso riteniamo che la Spagna sia un Paese con un grande potenziale. L’economia lì sta crescendo molto bene, grazie anche alla forte immigrazione, soprattutto dall’America Latina. La Penisola iberica ha investito molto in energia, infrastrutture e banda larga: connessioni Internet veloci e prezzi dell’energia bassi, il che è piuttosto raro in Europa», aggiunge Franklin.
Anche l’Irlanda ha un certo potenziale. Strano a dirsi, in piena crisi finanziaria Irlanda e Spagna erano i "Pigs”. Ora stanno andando molto bene. L’Irlanda cresce velocemente, ha una popolazione giovane e istruita, un avanzo di bilancio e un tasso di natalità superiore alla media europea. Abbiamo diversi investimenti che ci piacciono in Irlanda, come Glenveagh Properties e Dalata, il maggior gruppo alberghiero irlandese. Proprio nelle ultime settimane ha ricevuto un’offerta d’acquisto. Questo porta a un’altra considerazione interessante sul mercato delle small cap: storicamente, oltre il 90% delle operazioni di m&a (fusioni e acquisizioni) ha come obiettivo le small cap.
Certo non mancano i rischi nell’investimento nelle small cap. Sono più volatili rispetto alle large cap ed è importante esserne consapevoli. Ma la verità è che, se si guarda alla performance corrette per il rischio (tiene conto della volatilità), le small cap continuano a rendere meglio delle large, precisa Franklin. Poi ci sono i fattori geopolitici da considerare che possono impattare sulla performance delle small cap, come già visto con i dazi di Trump o con la guerra in Ucraina. Per questo le small cap sono un investimento di lungo periodo, minimo 5-7 anni, non certo per fare trading. Ma i ritorni possono essere molto interessanti: dal 2000 a oggi le small cap hanno reso +250%, mentre le large cap solo +37% circa. (riproduzione riservata)