Le economie locali sono globali. Non esiste azienda che non risenta dell’andamento dei prezzi energetici o non veda le proprie prospettive stravolte dai dazi. È con questa consapevolezza che si è svolta a Pescara, con la collaborazione di Milano Finanza, la quinta edizione dell’Abruzzo Economy Summit.
I numeri della regione sono buoni: quarto posto per crescita cumulata del pil dal 2019, occupazione sopra la media nazionale. Risultati lusinghieri, vantati dal presidente Marco Marsilio e ripresi da molti relatori. Ma al convegno lo sguardo era rivolto al futuro, ai grandi cambiamenti in atto tra transizione energetica, guadagni di produttività promessi dall’intelligenza artificiale e necessità di attrarre investimenti.
Tra gli interventi, quello del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari ha evidenziato come nella prossima legge di bilancio, il governo avrà risorse «limitate» da investire. Sui dazi, il giudizio è che saranno penalizzanti ma gestibili grazie all’alto valore aggiunto del made in Italy. A pesare davvero sulla competitività dell’export rischia invece di essere il cambio euro-dollaro sfavorevole.
Centrale anche il richiamo di Bernardo Mattarella, ceo di Invitalia, sul gap di innovazione del sistema produttivo italiano: «Le pmi investono poco in ricerca e sviluppo, anche per questo l’Italia è al 28° posto del global startup index». Per colmare il divario, Mattarella ha chiesto una riforma degli incentivi che li renda «più semplici e meno burocratici», in modo da aiutare le aziende nel cambio tecnologico in corso.
Sul fondamentale terreno energetico, Agostino Scornajenchi, ad di Snam, ha proposto di sostituire il concetto di transizione con quello più pragmatico di integrazione: tutte le fonti devono contribuire alla continuità del sistema produttivo, tanto più che la richiesta di energia per data center e mobilità è in costante aumento. Il manager ha poi ricordato il blackout spagnolo di aprile come esempio dei rischi di una fuga in avanti verso le rinnovabili: «L’estremismo non funziona. Il giorno dopo il crollo gli spagnoli sono dovuti tornare pesantemente al gas, che rimarrà indispensabile nei prossimi anni anche in Italia».
Risposte a problemi differenti, eppure tutte caratterizzate dall’idea che la nuova complessità economica vada affrontata con una sinergia tra pubblico e privato. Perché se il mondo va davvero verso la post-globalizzazione (la definizione è dell’analista Andrew Spannaus, tra i relatori più applauditi), allora di eventi come quello di Pescara ne serviranno molti altri. È in questi luoghi che le istituzioni si aprono al confronto con aziende e università. E su questa relazione virtuosa può rinascere quell’economia sociale di mercato che aveva reso grande l’Europa. (riproduzione riservata)