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Da Enel a Iberdrola: chi rischia di più con la nuova tassa Usa sulle utilities europee
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Da Enel a Iberdrola: chi rischia di più con la nuova tassa Usa sulle utilities europee

27 maggio 2025, 10:15 Ultimo aggiornamento: 10:25

Nascosta nella legge di bilancio One Big Beautiful Bill Act, approvata dalla Camera e attualmente in attesa al Senato, si trova la sezione 899. Citi la analizza e individua le utilities europee più esposte

Nascosta nella legge di bilancio One Big Beautiful Bill Act, che contiene tutte le promesse elettorali del presidente statunitense, Donald Trump, approvata dalla Camera giovedì scorso e attualmente in attesa al Senato, si trova la sezione 899. Questa proposta di legge introduce un quadro di sanzioni fiscali da applicare a società straniere provenienti da Paesi che gli Stati Uniti considerano «scorretti e discriminatori». Il meccanismo fiscale previsto è progressivo e potrebbe aggiungere un 20% ai tassi base nell’arco di quattro anni, con incrementi annuali del 5%. La maggior parte dei paesi dell’Ue e il Regno Unito sono attualmente considerati «automaticamente scorretti».

I punti chiave della sezione 899 

Le aziende con legami con Paesi esteri discriminatori, ad esempio entità con oltre il 50% del controllo di voto in un Paese considerato tale, o con residenza fiscale estera, sono a rischio di tassazione più elevata. Il meccanismo di penalità fiscale progressiva parte dal 5% nel primo anno, con incrementi annuali del 5%, fino a un massimo del 20% nel quarto, a seconda della durata dell’imposta straniera ritenuta scorretta.

Le aliquote più elevate si applicano come ritenute sui redditi da investimento (interessi e dividendi), plusvalenze immobiliari da vendite e profitti aziendali. Di fatto, ciò si traduce in un 20% aggiuntivo all’attuale imposta sulle società (21%) o alle aliquote per le controllate (30%), portando l’imposizione fiscale massima tra il 41% e il 50%. La Base Erosion Anti-Abuse Tax (Beat), parte del codice fiscale Usa contro la delocalizzazione degli utili, passerà dal 10% al 12,5%.

Sono considerati automaticamente scorretti i Paesi che applicano regole come le Under Taxed Profits Rules (Utpr) e la Digital Services Tax (Dst). Attualmente i Paesi Ue devono implementare le Utpr e i seguenti applicano la Dst: Danimarca, Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Regno Unito, tra gli altri. Il Segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, può determinare autonomamente lo status fiscale scorretto.

Le utilities europee più esposte in Usa

È chiaro che la legge di bilancio è ancora in fase di bozza e che la Sezione 899 potrebbe essere rimossa o modificata dal Senato. «Tuttavia, se la legge venisse approvata nella sua forma attuale, vediamo il rischio di una tassazione più alta e/o la possibilità per le società di dover rimpatriare liquidità alla casa madre. Per le società con programmi di investimento significativi negli Stati Uniti, riteniamo che esista una certa capacità di compensare l’impatto nel breve termine. Le utilities potenzialmente esposte agli Stati Uniti includono: National Grid (47% dell’ebitda stimato per il 2025 e 46% per il 2026, ndr), Iberdrola (20% e 21%, ndr), Rwe (20% e 18%, ndr), Edpr (51% e 49%, ndr), Orsted (8% e 6%, ndr), Drax (16% e 22%, ndr), Veolia (9% per entrambi gli anani, ndr), Ane (11% e 12%, ndr)», sottolinea Jenny Ping, analista di Citi. Enel solo il 5% dell’ebitda stimato per il 2025 e per il 2026.

Focus sulle controllate in Usa

L’esperto ha anche evidenziato le utility europee con controllate/partecipate negli Stati Uniti potenzialmente esposte (ebitda, tenendo conto degli investimenti in conto capitale) alla sezione 899, guardando al rapporto ebitda/capex della filiale americana delle utilities europee: Veolia ratio ebitda/capex oltre il 2 nel 2025 e nel 2026, Drax 1,5 nel 2025 e 1,8 nel 2026, Enel 1,2 nel 2025 e 2,2 nel 2026, Ana 0,8 nel 2025 e nel 2026, Iberdrola 0,8 nel 2025 e 1,5 nel 2026, Ane 0,7 nel 2025 e 0,6 nel 2026, National Grid 0,7 nel 2025 e 0,8 nel 2026, Edpr 0,5 nel 2025 e 3,6 nel 2026, Rwe 0,5 in entrambi gli anni, Engie 0,4 nel 2025 e 0,5 nel 2026, orsted sotto 0,5 in entrambi gli anni.

«È difficile stimare l’impatto finanziario esatto allo stato attuale, dato che la legge è ancora una bozza; anche se venisse approvata così com’è, ci aspettiamo che le aziende cerchino di mitigare l’impatto almeno in parte, tramite ristrutturazioni finanziarie e attraverso sub-holding e le case madri», prevede Ping.

Bisogna anche considerare il fattore leva finanziaria: aziende con un maggior indebitamento come Edpr potrebbero essere soggette a una tassazione più bassa. Nonostante queste incertezze, è comunque utile evidenziare chi potrebbe essere esposto nel lungo termine. Le aziende che si affidano al riutilizzo del capitale potrebbero dover riconsiderare la convenienza della vendita di asset statunitensi (Orsted, Edpr, Ane) rispetto alle esigenze patrimoniali e alla composizione del loro portafoglio. (riproduzione riservata)



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