Così Giorgia Meloni può spingere un Berlusconi a scendere in campo alle prossime elezioni
Altre che elezioni di mid term americane del 2026. In Italia si discute già delle prossime elezioni politiche del 2027 che verranno anticipate da una lunga serie di consultazioni regionali. Il casus belli del momento è l’idea del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di far approvare al Parlamento una legge elettorale che preveda l’indicazione del premier. Meloni prima aveva accarezzato l’idea del premierato tout court, ora starebbe virando su una via di mezzo, una sorta di consultazione del corpo elettorale sul suo grado di popolarità.
Se in Fratelli d’Italia e nella Lega non ci sono alternative ai nomi dell’inquilino di Palazzo Chigi e di Matteo Salvini, il problema si porrà, se dovesse davvero vedere la luce una tale legge, per Forza Italia. Da sempre il partito ha nel suo simbolo il nome di Berlusconi e sotto l’indicazione di Presidente. Non essendoci più il Cavaliere il partito, guidato da Antonio Tajani, ministro degli Esteri, dovrà decidere se lasciare quel cognome o se indicare quello del vicepremier.
Nel primo caso le voci su una possibile discesa in campo di Marina Berlusconi o di Pier Silvio Berlusconi potrebbero diventare realtà (obbligata), anche se soprattutto la prima ha sempre negato tale interesse. Conoscendo la determinazione di Meloni, salvo sorprese, l’indicazione del premier candidato alle elezioni del 2027 potrebbe diventare un asso nella manica nella prossima campagna, mossa che costringerà anche altre forze politiche (ad esempio Pd e M5S) a fare altrettanto, compresa la creatura fondata da Silvio Berlusconi. (riproduzione riservata)