Accesso universale al conto corrente. Un passo avanti verso questo obiettivo è stato segnato dalla Camera dei deputati che ha dato il via libera unanime (254 sì, nessun contrario) alla proposta di legge che prevede l’obbligo per le banche di stipula del contratto di conto corrente «con chiunque lo richieda». In altre parole, dando la possibilità a tutti di avere un rapporto attivo in un istituto di credito.
Il testo, che ora passa all’esame del Senato, stabilisce che gli istituti di credito non possano chiudere conti correnti con saldo attivo, cioè con fondi ancora disponibili. Nel dettaglio, il provvedimento introduce nel Codice civile un nuovo articolo, il 1857-bis, che disciplina sia l’apertura sia la chiusura del rapporto di conto corrente.
Secondo questa nuova norma, le banche sono obbligate a stipulare un contratto con chiunque ne faccia richiesta, a meno che non vi siano motivi legati al rispetto degli obblighi di legge in materia di «contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo». In questi casi eccezionali, la banca è tenuta comunicare per iscritto, entro dieci giorni dalla richiesta, un diniego motivato, spiegando chiaramente le ragioni del rifiuto.
Le stesse condizioni particolari, ovvero quelle legate alle normative antiterrorismo e antiriciclaggio, si applicano anche nel caso in cui la banca voglia recedere da un contratto di conto corrente, sia esso a tempo determinato o indeterminato. Questo significa che la chiusura del conto può avvenire solo se sussistono motivi validi riconducibili a queste normative specifiche.
Il soprannominato «conto per tutti» si distingue per diverse ragioni dal Conto di base, introdotto nel 2018 in attuazione di una direttiva europea e pensato per garantire l’accesso ai servizi bancari essenziali anche alle fasce economicamente svantaggiate. Quest’ultimo offre infatti un numero limitato di operazioni bancarie essenziali (come prelievi, bonifici, domiciliazione delle utenze) e può essere offerto gratuitamente solo a categorie specifiche, come pensionati o percettori di sussidi statali. La proposta approvata ieri, invece, estende il diritto all’apertura di un conto corrente standard a chiunque lo richieda, indipendentemente dalla fascia di reddito o dalla condizione sociale.
Nella proposta di legge, comunque, resta il tema dei costi applicati dagli istituti di credito. Al momento non sembra esserci un’iniziativa legislativa che ponga un tetto normativo al costo dei conti correnti. Le banche, operando in regime di libero mercato, sono autonome nello stabilire le proprie commissioni e spese per i servizi offerti. Aspetto sollevato anche dal Codacons in una nota: «Giusto garantite il diritto al conto corrente. Al tempo stesso, però, invitiamo alla massima attenzione circa i costi applicati dalle banche ai correntisti: oggi le spese di gestione di un cc si attestano a una media di 100,7 euro a cliente, ma i nuovi obblighi in capo agli istituti di credito potrebbero portare a rincari e balzelli a danno dei cittadini».
Intanto il vicepremier Matteo Salvini si è già intestato il parziale successo della legge. «Una vittoria della Lega», commenta, «si tratta di una nostra battaglia storica a difesa di tutti i cittadini in difficoltà». Un provvedimento con cui, aggiunge il deputato di Italia Viva Mauro Del Barba, «si offrono maggiori garanzie ai cittadini rispetto a uno strumento imprescindibile sul piano economico e legale». (riproduzione riservata)