«Under promise e over deliver» e cioè promettere meno e fare di più. Questa è la «filosofia» del ministero dell’Economia e delle Finanze, rivendicata a margine del question time in Senato dal suo titolare: Giancarlo Giorgetti. Un interrogazione che ha visto il ministro rispondere su due fronti, da un lato le spese per la difesa e dall’altro la sostenibilità dei conti pubblici.
La prima notizia è che il governo ha avviato un confronto con la Commissione europea per uscire dalla procedura di disavanzo per deficit eccessivo «a partire dal prossimo anno». Il ministro lo ha annunciato ai senatori, precisando comunque che l’uscita «non è solo una questione di stima e di autostima» ma bisogna superare «raccomandazioni, riacquistando margine di agibilità e possibilità».
Gli ultimi colloqui, rassicura il titolare del Mef, vanno nella giusta direzione. «Proprio ieri ho avuto un incontro con il commissario Ue, Valdis Dombrovskis, per discutere quella che a oggi è un’interpretazione asimmetrica dell’attuale quadro delle regole in vigore, che l’Italia non è disposta ad accettare».
Anche perché la tenuta di bilancio del Paese è solida. «Per la prima volta non si parla di manovra correttiva per una prossima legge di bilancio», ha detto il ministro, rivendicando di aver «fatto miracolosamente le previsioni giuste». L’appuntamento, comunque, è in autunno. «A settembre o inizio ottobre», ha detto il ministro, «quando andremo a definire i progetti di bilancio per il prossimo esercizio finanziario».
Tra i banchi dell’aula, però, mentre si parla di conti pubblici, torna il nodo difesa. L’interrogazione è a firma dei senatori Stefano Patuanelli e Bruno Marton e riguarda proprio le conseguenze di bilancio dell’incremento di spesa per la difesa. «L’impegno preso il 24-25 giugno (al vertice Nato, ndr) è sicuramente un obiettivo molto ambizioso», ha ammesso Giorgetti.
Ma si metta agli atti che «il governo non è disposto a mettere in discussione la salvaguardia delle voci di spesa orientate alla crescita e al benessere economico e sociale». La sicurezza, d’altronde, riguarda un «concetto più ampio di quella che può essere ricondotta al solo armamento. Basti pensare alla mobilità militare, o, dico anche per astratto, alla sanità militare».
Inoltre, ha sottolineato il ministro, «questo tipo di sforzo deve coinvolgere anche la dimensione dell’offerta, in particolare dell’industria italiana, che, piaccia o no, rispetto a una dinamica di mercato già partita», dovrebbe veder partecipare i «nostri campioni nazionali, tipicamente Leonardo e Fincantieri, per avere un ritorno anche in termini di occupazione. Altrimenti», ha messo in guardia, «ne beneficeranno solo gli altri: Paesi europei ed extra europei». (riproduzione riservata)