Per riparare l’Italia che cade a pezzi si va avanti di proroga in proroga, ogni anno. E questa volta non è diverso dal solito. Ecco quindi nel consueto milleproroghe che segue la finanziaria la proroga triennale del commissario per la baraccopoli di Messina, che sta lì dal terremoto del 1908. Ecco la proroga per l’arsenale della Maddalena, dove si doveva tenere il G8 del 2009 che poi Silvio Berlusconi volle spostare a L’Aquila lasciando in Sardegna una cattedrale nel deserto in rovina. Ecco ancora la proroga di tre anni del commissario per l’area di Bagnoli-Coroglio, Napoli. Che di tutte quante è senza dubbio la rogna più grossa.
Lo è, perché questa volta una scadenza da rispettare per forza c’è. Ma non è una di quelle che decide la politica nostrana, salvo poi accorgersi che non si può rispettare e allora si va avanti con le proroghe infinite.
La scadenza è la Coppa America di vela del 2027, che si terrà appunto a Napoli, al cospetto della ex area siderurgica di Bagnoli. E quella, ovviamente, non si può prorogare.
Per come stanno le cose, difficilmente la bonifica si completerà nel giro di un anno e mezzo, tanto manca alle regate. Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, ex ministro della Ricerca del governo di Mario Draghi eletto nell’ottobre del 2021, ha già detto che la data più realistica è il 2029. Ma rendere intanto una parte dell’area almeno utilizzabile è adesso il problema. Lo stesso che andava affrontato oltre vent’anni fa.
Quando si parla di Coppa America a Napoli il ricordo va, appunto, al 2003. Quella edizione la vince Alinghi, è la barca svizzera dell’imprenditore farmaceutico italiano Ernesto Bertarelli, patron della Serono. Il vincitore ha diritto a scegliere il campo di regata dove difenderà il titolo e viene ovviamente subissato dalle offerte.
Dopo un secolo e mezzo la competizione si svolgerà in acque europee e la gara ad accaparrarsi l’evento è frenetica.
Fra i candidati c’è anche Bagnoli. L’idea è venuta a Carlo Borgomeo, all’epoca amministratore di Bagnolifutura, società pubblica che ha il compito di gestire la bonifica di un’area enorme, grande una volta e mezzo il principato di Monaco.
A fine anni Ottanta gli accordi europei sulla produzione siderurgica hanno comportato la chiusura dell’impianto: gli altoforni dell’Italsider vengono smontati e venduti ai produttori asiatici, che ci faranno concorrenza con i nostri macchinari.
E a quel punto si pone la questione della bonifica. Per un decennio tutto tace. Poi, nel 2002, la Regione Campania e il Comune di Napoli creano Bagnolifutura. Le potenzialità di quell’area, affacciata sul meraviglioso scenario del Golfo di Napoli, sono immense.
La Coppa America si presenta non soltanto come un’occasione perfetta per evitare che la bonifica si trascini all’infinito, ma anche per dare una vocazione a Bagnoli.
Orfana degli altoforni, e ormai da un bel pezzo, dovrebbe diventare la Città della vela. Risanamento ambientale, posti barca e posti di lavoro. All’inizio la proposta è accolta con scetticismo. Poi però il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e la sindaca di Napoli Rosa Russo Iervolino accettano la sfida. A palazzo Chigi c’è Silvio Berlusconi, che dà il proprio benestare. Fondamentale anche per ragioni economiche, perché la bonifica costa una valanga di soldi.
La candidatura di Bagnoli arriva fino in fondo, al duello finale con la città spagnola di Valencia. Ma perde. Bertarelli sceglie la Spagna.
E mentre Bassolino promette che a Bagnoli si va rapidamente avanti con il progetto della Città della vela, la cosa prende invece una piega assai diversa. Comincia un calvario infinito, fra la bonifica che procede a passo di lumaca e iniziative a dir poco stravaganti.
A un certo punto c’è chi pensa di poterci fare un centro benessere con auditorium, bar ristorante e tutto il resto. E la cosa, pensate, si realizza pure. Con 60 milioni di denari pubblici.
Peccato che non ci sia l’acqua termale, su cui Bagnoli praticamente galleggia, e che alla struttura manchi il collaudo. Siccome alla torta manca la ciliegina, comprano anche una enorme scultura commissionata all’artista di origini indiane Anish Kapoor. Dovrebbe accogliere turisti e clienti del centro benessere all’ingresso della «Porta del parco», come l’hanno battezzata. Ma la Porta resta chiusa, aperta solo ai vandali che si portano via pure i lavandini, e la statua finisce in un deposito olandese.
Tentano anche la strada di una specie di Città dello sport, con attrezzature e campi da gioco. Spunta pure una sorta di ospedale per le tartarughe marine. Finché non scatta una indagine della magistratura sul presupposto che bonifica non venga fatta a regola d’arte. E Bagnolifutura, dieci anni orsono, si arrende al fallimento.
Da allora le promesse non mancano. Perché quelle, si sa, non costano nulla. Ma intanto di soldi dei contribuenti ne sono corsi, ed è un fiume in piena.
Nel 2018 il commissario Salvatore Nastasi trova un conto che fa paura. L’ammontare di risorse già bruciate supera di slancio 600 milioni.
L’attuale commissario Manfredi, sindaco per legge destinatario di quel ruolo, stima nel 2024 che per completare la bonifica ne siano necessari ancora 650. Vista la situazione, cavarsela con la modica spesa di 6 milioni a ettaro potrebbe essere già un successo. Ma il tempo perso, 35 o 40 anni, nessuno a Bagnoli lo restituirà. (riproduzione riservata)