La ripresa del credito nel Lazio c’è, ma non per tutti. Nel 2025 il numero delle imprese regionali che hanno avuto accesso ai prestiti bancari è cresciuto dell’8,2%. Ma le imprese medio-grandi segnano un +9,3%, mentre quelle con meno di 20 addetti registrano un -2,5%. Il divario arriva così a 11,8 punti percentuali secondo i dati elaborati, in esclusiva per Milano Finanza, dalla Cna di Roma.
«Il credito delle imprese nel Lazio torna a crescere, ma con una grande diversità», spiega a MF-Milano Finanza Giordano Rapaccioni, segretario della Confederazione. «Le imprese medio-grandi hanno una maggiore patrimonializzazione e riescono quindi ad avere più facilmente accesso al finanziamento. Per le piccole, invece, il dato è negativo». Una disparità che pesa sulla capacità di investire in digitale, sostenibilità e innovazione. «Se le imprese non hanno liquidità per questi investimenti, rimangono fuori mercato e sono costrette a competere con realtà medio-grandi che continuano ad avere credito», osserva Rapaccioni.
Il problema è anche territoriale. La crescita del credito ha premiato la provincia di Roma, mentre le altre hanno registrato una flessione: -0,6% Viterbo, -0,8% Rieti, -0,4% Latina e -1% Frosinone.
Anche il costo del denaro penalizza le imprese più piccole: pagano mediamente 2,3 punti percentuali in più rispetto alle medio-grandi, con un costo pari al 7,4% contro il 5%.
A complicare il quadro c’è la desertificazione bancaria. «Solo a Roma nel 2025 le filiali sono diminuite del 14%», sottolinea il segretario. Meno sportelli significa meno punti di riferimento per gli imprenditori. Per questo, secondo Rapaccioni, va rafforzato il ruolo dei Confidi, non solo nelle garanzie ma anche nell’accompagnamento agli investimenti.
Un primo intervento è arrivato dalla Regione Lazio, che ha stanziato 20 milioni di euro per una sezione speciale del Fondo di garanzia gestito da Mediocredito Centrale. La misura potrà consentire ai Confidi di garantire fino al 90% del finanziamento alle piccole imprese. «È un segnale importante, ma dobbiamo andare avanti», dice Rapaccioni. Il rischio è che i dati medi nascondano una realtà più fragile. Nel Lazio circa il 97% delle imprese ha cinque dipendenti. «Se diciamo che il credito cresce dell’8,2% rischiamo di raccontare solo una parte della fotografia: tutte le imprese più piccole vengono tagliate fuori», avverte.
Resta un quadro segnato dall’incertezza geopolitica e dal costo del credito. «Soprattutto il piccolo imprenditore, quando c’è incertezza, non investe». La Cna chiede quindi di rafforzare i Confidi, aumentare l’attenzione delle banche verso le microimprese e ridurre il costo del finanziamento. «Quando un’impresa piccola e radicata sul territorio investe, crea condizioni di benessere economico e sociale per tutta la comunità», conclude Rapaccioni. (riproduzione riservata)