Questa settimana gli Stati Uniti hanno intensificato la pressione sulla Cina imponendo sanzioni secondarie per coloro che sostengono Teheran e ieri sera il presidente Usa, Donald Trump, ha lasciato intendere che potrebbe imporre sanzioni contro le banche cinesi. «Non devo annunciare tutto ora», ha affermato ai giornalisti riuniti alla Casa Bianca.
Tali dichiarazioni sono seguite a un incontro tra funzionari statunitensi e cinesi tenutosi mercoledì a Pechino. L'ambasciatore Usa in Cina, David Perdue, ha scritto su X di aver incontrato il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, e altri tre funzionari cinesi per discutere dell'imminente visita di Stato del presidente, Xi Jinping, a Washington. In un comunicato stampa cinese è riportato il commento di Perdue sulla «buona preparazione per la prossima fase di importanti interazioni ad alto livello». E ieri, giovedì 27 agosto, Trump ha accennato al fatto che Xi sarebbe arrivato negli Usa tra qualche settimana.
Lunedì 24 agosto il segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, nel quadro degli annunci relativi al «D-Day economico» contro l'Iran, aveva avvertito che se le banche cinesi «fanno parte dell'ecosistema che trasforma il petrolio iraniano in denaro, in repressione, saranno prese di mira». A parte i commenti di Bessent ci sono però pochi dettagli su azioni specifiche, ha detto a Cnbc Jodie Wen, ricercatrice post-dottorato presso il Centro per la Sicurezza e la Strategia Internazionale (Ciss) dell'Università Tsinghua, aggiungendo che si tratta più che altro di un avvertimento.
Wen ha aggiunto che il vertice tra Trump e Xi di maggio ha segnato un passaggio verso una competizione controllata, in contrapposizione alla visione dell'amministrazione Biden che considera la Cina un «avversario strategico».
Finora anche la risposta ufficiale della Cina alle sanzioni secondarie statunitensi contro l'Iran è stata piuttosto contenuta. Pechino ha risposto affermando che avrebbe adottato «tutte le misure necessarie» per proteggersi, ma non ha fornito ulteriori dettagli sulle possibili azioni. Interpellato in merito a eventuali comunicazioni con gli Stati Uniti sull'Iran, un portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato che non vi erano informazioni da condividere. Tuttavia, il portavoce ha affermato che i due Paesi erano in trattative per un incontro tra Trump e Xi.
Pechino «prenderà atto della mancanza di preparazione preliminare rispetto all'annuncio del "D-Day” di Bessent. E concluderà che si tratta in gran parte di una messinscena», ha affermato su X Ryan Hass, direttore del Centro Cina e titolare della cattedra di studi su Taiwan presso la Brookings Institution. Hass ha fornito consulenza all'amministrazione Obama in qualità di direttore per la Cina, Taiwan e Mongolia presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale. «Il segretario Bessent ha praticamente già svelato le sue intenzioni quando, rispondendo a una domanda, ha detto: “perché dovrei voler far saltare in aria il sistema finanziario globale?” Pechino interpreterà questa risposta come un segnale che gli Stati Uniti non intendono colpire le principali istituzioni finanziarie cinesi», ha affermato Hass, che si aspetta che la tregua commerciale tra Usa e Cina rimanga intatta perché «l'alternativa sarebbe peggiore per entrambe le parti». (riproduzione riservata)