Nico Gronchi non fa il tifo per nessuna delle possibili aggregazioni che si prospettano in questi mesi nel mercato bancario italiano, restando neutrale tra l’opas di Intesa (e Unipol) su Mps e le contromosse della banca guidata da Luigi Lovaglio che ha annunciato una doppia ops su Bpm e Banca Generali. «L’obiettivo è chiaro. Qualunque sarà l’assetto finale, le operazioni saranno utili a creare banche più forti, più patrimonializzate e in grado di competere sempre di più nel mercato europeo», dice l’imprenditore toscano (che guida l’azienda di famiglia per la distribuzione di moda e calzature) e che da luglio 2025 è presidente di Confesercenti. «Bisogna però vigilare affinché le banche continuino a rispondere ai bisogni di credito delle famiglie e delle piccole e medie imprese, che hanno un peso determinante in Italia. Le pmi sotto i 10 addetti occupano il 45% dei lavoratori nel Paese, contro il 30% in Francia o il 19% in Germania», aggiunge citando come fondamentale il ruolo «del fondo di garanzia pubblico e dei confidi» e valutando positivamente l’intenzione del governo di congelare in questa fase il 4,8% di azioni detenute in Mps.
Domanda. Quali sono i timori che avete in Confesercenti, associazione arrivata a rappresentare oltre di 350 mila piccole e medie imprese di commercio, turismo, servizi, artigianato e industria?
Risposta. Le nostre imprese danno valore a un mercato bancario diversificato, con istituti in grado di presidiare i territori e di rispondere alle loro richieste proprio mentre sta crescendo l'offerta che arriva dalle fintech e si stanno riducendo gli sportelli: nel primo semestre 2026 ne sono stati chiusi altri 126, con il totale sceso a poco più di 19 mila filiali in seguito a un calo che dal 2021 a oggi supera il 12,2%. Detto questo, non ci spaventano i grandi gruppi bancari, che hanno il vantaggio di essere più patrimonializzati e possono competere meglio sul mercato. Saremmo però preoccupati se si riducesse il supporto del sistema bancario all’economia reale e alle pmi, focalizzando l’attenzione su utili, dividendi e governance degli istituti. Il riassetto in atto nel mercato bancario può essere invece l’occasione per creare un sistema italiano più solido, in cui venga rafforzato il supporto alle imprese per fare in modo che l’economia progredisca e tutto il Paese ne benefici. In questo senso un ruolo centrale dovranno continuare ad avere i confidi privati e il fondo di garanzia pubblico.
D. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha però di recente sostenuto una progressiva riduzione e una maggiore selettività dell'esposizione dello Stato al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Come si può trovare un equilibrio?
R. Lo strumento è stato utilizzato per sostenere il sistema durante l’emergenza della pandemia e ha avuto quindi un ruolo emergenziale per l’economia. Va quindi evidentemente ricalibrato ma se non ci fossero gli interventi del fondo centrale di garanzia pubblicoe dei confidi privati le microimprese e imprese fragili in questo Paese non potrebbero accedere al credito. Si tratta di risorse necessarie agli alberghi per riqualificare le strutture, di finanziamenti per aprire nuovi negozi o bar oppure per migliorare attività balneari. Se in questo nuovo scenario bancario riusciremo a trovare soluzioni concrete per rendere ancora più efficienti questi strumenti, potenziando il sostegno all’economia, a beneficiarne sarà l'Italia.
D. Perché avete apprezzato la scelta del governo di non vendere la propria quota di Mps in questa fase?
R. Perché l’assetto proprietario del sistema bancario non viene scelto dai governi. All’esecutivo chiediamo semmai di lavorare sulle regole, perché la vera sfida deve essere un sistema in cui prestare alle piccole imprese sia conveniente per chi eroga il credito e sia sostenibile per chi lo chiede. (riproduzione riservata)