Oggi, giovedì 27 agosto, toccherà al cda di Generali pronunciarsi sulla doppia ops da 34 miliardi di euro su Banco Bpm e Banca Generali annunciata dalla Mps di Luigi Lovaglio. La convocazione del board è fissata per il primo pomeriggio.
Come è già stato per il cda di Banca Generali, riunitosi lo scorso 21 agosto per rinviare «a un’analisi più dettagliata dei termini e delle caratteristiche dell’offerta», anche quello del gruppo assicurativo guidato da Philippe Donnet, con ogni probabilità, non entrerà nei dettagli dell’offerta. Probabile, ma non ancora certa, la nomina degli advisor che dovranno supportare Generali per una valutazione dettagliata da svolgere nelle prossime settimane.
Per Generali, oggi azionista di Banca Generali con poco più del 50%, l’ops avrebbe un impatto profondo, su più fronti: non solo Trieste perderebbe il controllo sulla banca guidata da Gianmaria Mossa che, benché pesi in maniera residuale sull’utile Generali, è un gioiello nella consulenza finanziaria e continua a regalare soddisfazioni.
Con l’operazione, che prevede l’assegnazione del 4,5% del capitale di Generali ai soci Mps, ci sarebbe anche un significativo impatto sull’azionariato del Leone: il Monte, tramite Mediobanca, non sarebbe più il primo azionista come ormai da quasi quarant’anni e scenderebbe dal 13,2% all’8,7%. Il primo socio di Generali diventerebbe Delfin che, grazie al 17,5% detenuto in Mps, riceverebbe lo 0,79% del Leone e arrotonderebbe la sua quota attuale al 10,94%. Mentre Francesco Gaetano Caltagirone (che ha il 13,5% di Mps), incasserebbe un ulteriore 0,61% del Leone e salirebbe al 6,93%.
Non solo.
Aderendo all’ops di Lovaglio sulla controllata Banca Generali, il gruppo assicurativo diventerebbe socio di Siena con oltre il 12% del capitale (6% anche con il Banco). Una quota che, considerata l’assenza di un danish compromise per le assicurazioni che detengono quote bancarie, non garantirebbe benefici in termini d’assorbimento patrimoniale e sarebbe sottoposta alle norme sulle partecipazioni incrociate tra società quotate.
Tutti elementi che Generali dovrà mettere sul piatto insieme all’offerta economica di Mps che valorizza complessivamente Banca Generali 8,72 miliardi, con un premio del 10%. In più occasioni Donnet ha ribadito che Generali deve restare indipendente e l’eventuale via libera alla cessione di Banca Generali potrà arrivare solo se con Mps ci saranno occasioni per far crescere ancora il business, a vantaggio degli azionisti. (riproduzione riservata)