Citigroup taglia 3.500 posti di lavoro nel settore tecnologico in Cina. Un ulteriore sforzo di semplificazione, ma anche un modo per migliorare la gestione dei rischi e dei dati. I tagli, che coinvolgono i centri di Shanghai e Dalian e per la maggior parte personale a tempo pieno, saranno completati entro l’inizio del quarto trimestre del 2025.
Alcune posizioni verranno trasferite in altri centri per supportare la rete globale della banca americana che si è rifiutata di fornire il numero esatto dei dipendenti presenti nelle sedi cinesi. Risparmiata, invece, la controllata Citibank (China) Company nella quale l’istituto conta di investire ancora per supportare i clienti corporate e istituzionali nel Paese. Dopo i tagli Citi avrà circa 2.000 dipendenti in Cina, tra cui alcune centinaia nell'unità tecnologica, ha detto una fonte a Reuters.
Lo scorso anno Citi ha annunciato una semplificazione delle sue attività anche negli Stati Uniti, in Indonesia, nelle Filippine e in Polonia, con una riduzione della forza lavoro di 20.000 unità entro la fine del 2026 per aumentare la redditività e competere in modo più efficiente con le banche rivali.
«Siamo impegnati a servire i nostri clienti corporate e istituzionali in Cina e a supportare le loro esigenze bancarie transfrontaliere, così come i clienti della nostra rete internazionale che fanno affari in Cina», ha dichiarato Marc Luet, responsabile per il Giappone, l’Asia del Nord e l’Australia. «La banca sta, inoltre, proseguendo con l’iter per creare una società interamente controllata in Cina di intermediazione titoli», ha aggiunto. I piani per farlo sono stati ostacolati sia dai regolatori statunitensi che cinesi. Inizialmente la banca mirava ad avviare l’attività di investment banking entro la metà del 2023. (riproduzione riservata)