La Cina tenta un rimbalzo, giovedì 1 giugno, dopo lo scivolone della sessione precedente, grazie alle buone notizie sull’innalzamento del detto del debito negli Usa e a dati macro più confortanti.
Alle ore 7:20 italiane il Nikkei sale dello 0,8%, l’Hang Seng dello 0,75% circa e Shanghai dello 0,2%. Stabile l’oro a 1.981 dollari l’oncia, in rialzo il petrolio Wti americano dello 0,4% a 68,3 dollari il barile.
L’euro trova stabilità dalla caduta di mercoledì e scambia a 1,0682, in leggera contrazione lo yen a 139,53, mentre il T bond Usa decennale vede il rendimento salire al 3,67% dal 3,64% di inizio sessione asiatica. I futures su Wall Street si muovono attorno alla parità.
Nel mese di maggio, il Nasdaq Composite ha guadagnato il 5,8% grazie a un rally dei titoli legati all'intelligenza artificiale. Tuttavia, il mese scorso il Dow ha perso il 3,5% e l'S&P 500 è salito dello 0,25%, a causa delle preoccupazioni economiche più generali che hanno pesato sul mercato.
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A differenza del dato poco confortante di aprile, il Caixin China General Manufacturing Pmi è salito inaspettatamente a 50,9 a maggio 2023 (sopra 50 indica crescita, sotto è contrazione) da 49,5 ad aprile, sostenuto da una robusta crescita sia della produzione che dei nuovi ordini. Pur battendo il consenso del mercato, l'ultimo risultato ha evidenziato una ripresa irregolare dell'economia tra una domanda insufficiente e rischi di deflazione.
La Camera Usa ha approvato mercoledì la legge sul rialzo del debito messa a punto dal presidente Joe Biden e dal portavoce dei Repubblicani Kevin McCarthy che impone restrizioni alla spesa pubblica fino alle elezioni del 2024 ed evita nel contempo il default degli Stati Uniti.
I politici di entrambe le parti si sono uniti per approvare il disegno di legge 314-117 mercoledì sera, «segnando un raro momento di accordo bipartisan in una Washington amaramente divisa», nota Bloomberg. Il testo ora passa al Senato dove l'approvazione è praticamente certa. L'unica domanda è la tempistica di un via libera, mentre le casse dello Stato si stanno prosciugando ai livelli del 2017.
Gli ispettori Usa hanno scoperto errori di vasta portata nelle fabbriche gestite da alcune delle più grandi aziende farmaceutiche indiane, mentre il principale fornitore mondiale di medicinali a basso costo deve affrontare un controllo più stringente dopo una serie di decessi, scrive Bloomberg dall’Asia.
Decine di produttori di farmaci hanno ricevuto lettere di avvertimento dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti, che ha aumentato le visite alle fabbriche indiane dopo la revoca delle restrizioni Covid-19 lo scorso anno.
Gli ispettori hanno dettagliato le condizioni antigeniche negli impianti di produzione, il personale scarsamente addestrato e fornito le prove sull'esportazione di farmaci contaminati negli Stati Uniti. L'India è il più grande fornitore di farmaci generici negli Usa e in molti altri Paesi. (riproduzione riservata)