I mercati azionari asiatici viaggiano tutti in rosso mercoledì 5 luglio con i dati deboli sulla produzione e sui servizi nelle principali economie che fanno temere un rallentamento dell'economia globale. E con le tensioni geopolitiche che non scemano.
Alle ore 7:30 italiane il Nikkei cede lo 0,4%, Hong Kong l’1,2%, Shanghai lo 0,5%, mentre il petrolio Wti americano corre dell’1,75% a 71 dollari il barile e i futures sul Nasdaq sono in calo dello 0,13% dopo la chiusura di Wall Street per l’Independence Day,
Gli investitori attendono poi la pubblicazione, oggi, dei verbali del Fomc per capire quali potrebbero essere gli sviluppi sul rialzo dei tassi Usa, assieme ad un aggiornamento sull’occupazione, giovedì.
Il Caixin China General Services Pmi è sceso bruscamente a 53,9 a giugno 2023 (sopra 50 è comunque crescita) da 57,1 a maggio. E’ stato l'aumento più debole nel settore dei servizi da gennaio, con una ripresa del turismo che sembra aver fornito una spinta limitata al settore, anche perché la Cina è sotto un attacco di calore da diversi mesi.
La crescita dei nuovi ordini ha toccato il minimo da gennaio a causa della moderazione delle vendite estere. Nel frattempo, le pressioni sui costi sono state relativamente contenute.
L'amministrazione Biden prevede di frenare l'accesso della Cina ai servizi di cloud computing forniti da gruppi come Microsoft e Amazon, secondo quanto scrive il Wall Street Journal.
La tensione sale prima di un incontro importante (a Pechino 6-9 luglio) tra il segretario al Tesoro Janet Yellen e alti funzionari del governo cinese per cercare di riparare un rapporto piuttosto incrinato tra i due Paesi.
Secondo il Wsj, i gruppi Usa avranno ora probabilmente bisogno dell'autorizzazione del governo prima di consentire ai clienti cinesi di accedere ai servizi cloud utilizzando chip di AI avanzati. La notizia arriva il giorno dopo che la Cina ha deciso di chiudere l’export di due metalli rilevanti per la produzione dei chip.
Leggi anche: La Cina chiude l’export di due metalli chiave per i chip.
La decisione del governo Usa renderebbe più difficile società come Nvidia e Advanced Micro Devices (AMD) vendere chip avanzati a qualsiasi azienda cinese che lavora su applicazioni AI.
Il direttore finanziario di Nvidia, Collette Kress, ha affermato che se gli Stati Uniti intensificassero il divieto, ciò comporterebbe una «perdita permanente di opportunità» a livello globale.
L'amministrazione Biden a ottobre ha imposto un divieto all'importazione cinese di chip di fascia alta e a gennaio ha posto un freno all'acquisto da parte del Paese di macchine litografiche utilizzate nella produzione di chip ad alte prestazioni.
Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti dovrebbe implementare le nuove restrizioni nelle prossime settimane, una misura di controllo sulle esportazioni di semiconduttori iniziata lo scorso ottobre. (riproduzione riservata)