La Cina chiude la settimana, venerdì 4 novembre, con un fenomenale rimbalzo che non trova appoggi concreti se non la speranza che la pressione sul governo di Xi Jinping porti ad un alleggerimento dei lockdown in corso. L'ultimo rilevante, in ordine di tempo, la chiusura dell'area attorno a Foxconn, la maggiore fabbrica al mondo di iPhones.
Alle ore 8:15 italiane il Nikkei cede l'1,68% (dopo la brutta chiusura di Wall Street causa rialzo dei tassi della Fed), l'Hang Seng galoppa (+6,28%, l'indice cinese è in rialzo del 9,6% nelle ultime cinque sedute, in calo del 30% da inizio anno), Shanghai sale del 2,4%.
L'oro guadagna a sua volta l'1,23% a 1.651 dollari per oncia, il petrolio Wti americano il 2,6% a 90,46 dollari il barile. L'euro sale dello 0,25% a 0,9775, lo yen guadagna lo 0,22% a 147,96, la sterlina lo 0,45% a 1,1208, il T bond Usa decennale vede il rendimento laterale al 4,16%, mentre i futures sul Nasdaq sono ben intonati (+0,7%).
I mercati azionari asiatici viaggiano per lo più in rialzo venerdì, con le azioni cinesi che guidano l'avanzata mentre gli investitori continuano a cercare segnali che Pechino rinuncerà alla sua strategia Covid-zero con le forti pressioni in atto sulle autorità. E in tal senso gli investitori sono in attesa di una serie di incontri in Cina per avere maggiori chiarezze sul tema, con un meeting importante del Partito Comunista in programma all'inizio di dicembre in cui la leadership appena nominata dal presidente Xi Jinping illustrerà il progetto economico per il Paese.
Il punto centrale, mettono in evidenza oggi gli economisti di Bloomberg, è se Pechino inizierà ad allentare il suo approccio di tolleranza zero nei confronti del Covid. I mercati finanziari si stanno muovendo sull'ottovolante questa settimana dalle voci di un importante cambiamento nella politica del Paese che da tre anni è chiuso al mondo a causa della pandemia. E il Politburo a dicembre potrebbe fornire indicazioni sull'obiettivo di crescita economica per il prossimo anno. Da quel dato si capirà se le attività produttive resteranno aperte o se saranno soggette, anche per il 2023, a limitazioni.
Uno dei punti di tensione in Asia è Taiwan, l'isola che si è autoproclamata indipendente dopo la seconda Guerra mondiale e che la Cina rivendica da sempre come area di pertinenza. Nel discorso di conferma al terzo mandato, il presidente Xi ha ribadito che Taiwan tornerà alla Cina. Gli Stati Uniti e Taiwan terranno colloqui commerciali a New York la prossima settimana, fra i temi sul tavolo, l'approfondimento dei legami fra i due Paesi nonostante l'opposizione di Pechino.
L'iniziativa commerciale Usa-Taiwan è stata annunciata settimane dopo che il presidente Joe Biden ha lanciato a maggio l'Indo-Pacific Economic Framework, un accordo progettato per contrastare l'influenza della Cina nella regione che non comprende Taipei. Nel frattempo, un alto diplomatico cinese a Washington ha detto che a Pechino non esiste al momento un calendario specifico per l'unificazione con Taiwan. (riproduzione riservata)