La turbolenza sul dollaro ha avuto «un costo» per l’area euro nella forma di «una pressione al rialzo sul tasso di cambio», perciò ora occorre che l’euro diventi «una valuta davvero globale». Per raggiungere questo obiettivo, occorre innanzitutto un mercato dei capitali integrato. Lo ha sottolineato la presidente Bce Christine Lagarde in un incontro a Parigi.
Per Lagarde l’euro non deve essere una moneta che «attira passivamente flussi di capitali in cerca di rifugio sicuro, spingendo al rialzo il cambio e aumentando i costi per gli esportatori», ma una valuta «in cui gli investitori possano riporre una fiducia duratura».
L’Eurozona potrebbe così acquisire una parte del cosiddetto «privilegio esorbitante» del dollaro, non solo i costi di una valuta forte. L’euro si è apprezzato del 13% sul dollaro da inizio anno: questo rende più difficile l’export, con un effetto che si aggiunge a quello dei dazi.
L’Europa è più aperta al commercio internazionale di molte grandi economie, ma «questa apertura ci rende più esposti in un mondo nel quale gli scambi e la geopolitica sono sempre più interconnessi», ha detto Lagarde.
La presidente Bce ha spiegato che il ruolo di valuta internazionale non comporta necessariamente un apprezzamento del cambio, come ha mostrato l’andamento del dollaro negli ultimi decenni, con periodi di forza ma anche di debolezza.
Lagarde ha aggiunto che anche nei momenti di crisi, quando cioè diventa più forte l’afflusso di capitali e l’apprezzamento del cambio, l’impatto per l’economia può essere mitigato da un mercato dei capitali profondo come quello Usa (ma non come quello della Svizzera o del Giappone). Negli Stati Uniti la domanda di Treasury comprime il costo di finanziamento di Washington.
L’Europa, ha rilevato Lagarde, si trova «in una posizione intermedia» tra dollaro e valute minori. Gli scambi valutari in euro sono abbondanti e questo aiuta a contenere l’apprezzamento nelle crisi. Ma «non abbiamo ancora la profondità del mercato dei capitali per beneficiare appieno di tali afflussi», ha detto Lagarde.
I titoli sovrani con rating AAA e AA nell’area dell’euro ammontano a soli 6.600 miliardi di euro, un quinto rispetto a quelli del Tesoro Usa. I mercati azionari Ue sono meno della metà di quelli statunitensi.
In questo contesto, «anziché stimolare la crescita, gli afflussi verso i beni rifugio rischiano soprattutto di spingere al rialzo l’euro e di comportare costi più elevati per gli esportatori», ha rilevato Lagarde. «In un certo senso, siamo “spettatori innocenti” delle decisioni politiche prese a Washington e delle decisioni di allocazione del portafoglio prese in tutto il mondo, sulle quali non abbiamo molta influenza».
Perciò, secondo la presidente Bce, «dobbiamo creare le condizioni affinché il capitale affluisca nella crescita all’interno dell’Europa, in modo da poter raccogliere i frutti degli afflussi e poi attrarre ancora più investimenti come parte di un circolo virtuoso».
Per riuscirci, ha detto Lagarde, serve rimuovere le barriere al mercato interno, ridurre le divergenze normative tra Paesi, completare l’Unione dei risparmi e degli investimenti e rafforzare il ruolo geopolitico dell’Europa anche in termini di difesa. (riproduzione riservata)