Sarà ChatGpt il consulente finanziario del futuro? ClassCnbc ha messo questa domanda al centro del suo convegno al Salone del Risparmio. L’intelligenza artificiale di OpenAI è stata sottoposta al test di certificazione professionale Esg di Efpa. Il risultato è stata una secca bocciatura, il punteggio è stato di 15/30, sotto la sufficienza.
«Erano venti domande semplici, e ChatGpt ha dimostrato tutti i suoi limiti. Ha sbagliato metà di quelle di ragionamento, ma, stranamente, anche una risposta di knowledge, oltre a quella più importante di application», ha commentato Ferruccio Riva, vicepresidente di Anasf, che ha corretto in tempo reale il compito svolto da ChatGpt.
Qualcuno forse tirerà sospiro di sollievo, ma, come ha detto Warren Buffett in questi giorni, «l’IA non si può dis-inventare, e diventerà sempre più potente». Meglio dunque conoscere da vicino capacità e limiti dei nuovi modelli.
«ChatGpt è uno scalino, come lo è stato lo smartphone nel 2008, ma non andrà a sostituire il ruolo dei consulenti finanziari», ha spiegato Paola Pietrafesa, ad di Allianz Bank Financial Advisors, tra i relatori della conferenza, «anzi, l’intelligenza artificiale sarà un fantastico assistente per i professionisti che potranno liberare tempo da dedicare a quello che è più prezioso: la relazione con il cliente».
Per Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente della Sda Bocconi, «l’intelligenza emotiva è insostituibile e i consulenti resteranno fondamentali, ma devono fare di più per conoscere le nuove applicazioni e usarle per risparmiare tempo oggi speso in burocrazia e qualificare ulteriormente il loro lavoro al servizio dei risparmiatori.
ChatGpt ha una memoria ferma al 2021 quindi per definizione non può fare il consulente finanziario: si è perso il rialzo dei tassi, ignora l’evoluzione della guerra in Ucraina. Oggi è un pappagallo stocastico che si limita a riassumere conoscenze esistenti senza aggiungere valore. Come Pico della Mirandola, le sa tutte, ma non sa interpretare l’essenziale umanità che condiziona anche le scelte di investimento».
«L’intelligenza artificiale non deve essere relegata soltanto all’area marketing o alla relazione a valle con il cliente», ha dichiarato Enzo Barba, partner Bcgx, la tech company di Bcg partner dell’incontro. «L’IA può costituire lo snodo tra una funzione e l’altra all’interno della stessa realtà, ma non sono ancora tante le aziende che hanno consapevolezza di questo».
«L’angolo di lettura deve considerare anche la nuova fase che vive l’industria del risparmio», ha spiegato Paola Pietrafesa. «Nella direttiva europea omnibus che verrà discussa dal 23 maggio non si parla più di divieto degli inducement, ma le condizioni di fair treatment che verranno introdotte provocheranno un abbassamento dei costi per i clienti, e una riduzione dei margini per l’industria. L’IA potrà aiutare in futuro a rendere più scalabile ed efficiente il lavoro del consulente consentendogli di aumentare le masse e recuperare redditività».
Visione condivisa da Demetrio Migliorati, responsabile innovazione di Banca Mediolanum: «ChatGpt è un ottimo assistente per snellire i processi lato consulente, ma è anche un ottimo alleato delle aziende. Mediolanum, per esempio, già oggi fornisce una serie di servizi attraverso canali digitali, ognuno dei quali in parte pilotato da questa tecnologia.
Però non chiamiamola intelligenza artificiale: è soltanto un eccellente algoritmo che si limita a consultare grandi basi di dati e prevedere risposte in base a quello che ha imparato. Tra poco diversi plug-in aggiungeranno funzionalità sempre più sofisticate e utili, che apprenderemo quasi senza accorgercene. Microsoft, ad esempio, sta già incorporando l’intelligenza artificiale nei prodotti che usiamo tutti i giorni, come un co-pilota che ci aiuterà a impostare una presentazione o riassumere testi. Noi stiamo lavorando a diversi progetti.
Ad esempio ad applicazioni che consentiranno ai consulenti di individuare con grande precisione i momenti migliori nel tempo per presentare con successo le loro proposte ai singoli clienti».
Secondo Barba di Bcgx, tuttavia, «bisogna spezzare una lancia a favore degli algoritmi, perché il loro lavoro lo fanno già adesso molto bene: sono estremamente veloci e hanno una capacità di sintesi quasi inquietante. Il vero problema è che a volte sono così assertivi da inventare affermazioni false o potrebbero nascondere dei rischi.
Ed è concreta con ChatGpt la difficoltà di distinguere tra informazioni vere ed “allucinazioni”. Tuttavia, nella catena del valore del mondo wealth e asset management, le applicazioni di IA vanno pensate lungo tutta la filiera, non solo come assistente personale del gestore. Si stanno dimostrando preziose, ad esempio, nella individuazione di insight sul cliente».
«La componente umana del consulente resta fondamentale per comprendere i bisogni ed ascoltare prima di dare le rispose giuste per ognuno», ha aggiunto Riva di Anasf. «La differenza tra noi e una macchina e nella sensibilità che serve per relazionarsi con le persone. La nostra è una intelligenza composita. La tecnologia servirà per lavorare meglio, ma se una macchina fosse in grado di sopperire a questo bisogno l’uomo diventerebbe inutile».
«Alla fine, la differenza tra ChatGpt e un consulente finanziario è la differenza fra la paternità e la maternità», ha concluso con una provocazione il professor Carnevale Maffé. «Alla paternità bastano pochi minuti. La maternità è un atto di devozione permanente e irrevocabile. Il consulente deve essere madre: con quella cura assoluta e quella capacità di capire quando fermarsi e quando fare un passo in avanti. Quindi l’essenza della sua professione non è conoscenza, ma profonda umanità». (riproduzione riservata)
ha collaborato Paolo Melzi