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Ombrelloni chiusi sulla spiaggia
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TURISMO

Caro vacanze, spiagge italiane troppo salate? Ecco come sta davvero il turismo italiano

di Giusy Iorlano
14 agosto 2025, 02:00 Ultimo aggiornamento: 07:23

Guerra a colpi di cifre tra maggioranza e opposizioni sulla crisi del turismo, in particolare quello balneare. Consumatori all’attacco delle concessioni infinite. La conferma dei soggiorni termali

Caro spiagge o caro vita? Il turismo in Italia è in crisi o no? È il grande dibattito dell’estate, soprattutto a livello politico con l’ennesimo scontro a colpi di numeri tra maggioranza e opposizioni. Secondo queste ultime, gli stabilimenti balneari mezzi vuoti sono l’ennesima dimostrazione di un potere d’acquisto sempre più in calo, situazione, peraltro, confermata dalle stesse associazioni di categoria, con Assobalneari che parla di una contrazione tra il 20% e il 30% rispetto agli anni precedenti, sia in termini di presenze che di consumi. Mentre dall’esecutivo si ribatte citando i dati da record del turismo registrati sia dal Viminale che da Confcommercio secondo cui agosto 2025 si preannuncia uno dei mesi più floridi per il turismo italiano degli ultimi anni, con 18 milioni di italiani in viaggio e una spesa stimata di 17,6 miliardi di euro.

Ma come stanno realmente le cose? Le spiagge, e in generale i luoghi turistici, sono davvero meno affollate del solito oppure è solo un errore di percezione e gli italiani hanno cambiato il loro modo di fare le vacanze? Si dice che «la partita finisce quando l’arbitro fischia», quindi «inutile fare polemiche sulle stime, anche se il tema degli stabilimenti balneari mezzi vuoti è suggestivo non è fondato su evidenze specifiche e il calo denunciato in questi giorni dalle imprese di settore andrà rivisto alla luce di dati più solidi. Magari aspettando il completamento della stagione per tirare le somme», spiega Mariano Bella, direttore dell’Ufficio Studi di Confcommercio. «Il turismo è cambiato, soprattutto quello popolare. Oggi gli italiani hanno imparato a scegliere, le vacanze sono più brevi, ma si fanno in più slot». E poi non va dimenticato un altro elemento. «Il 2024 per il turismo in Italia è stato l’anno migliore di tutti i tempi con 466 milioni di presenze e fatturati record. I dati del Viminale sono incontestabili, ma non sono i più adatti a fare confronti tra due periodi diversi. Bisognerà attendere i dati dell’Istat a inizio novembre. Solo allora si avrà una fotografia reale dello stato del settore», conclude l’economista.

Inflazione, Codacons: si conferma stangata su vacanze estive degli italiani

C’è chi parla anche di una situazione geopolitica troppo instabile, del peso dei dazi e debolezza del dollaro. Fatto è che gli ultimi dati Istat rilevano un aumento dell’inflazione, a scapito proprio di cibo e vacanze. L’incremento si aggira attorno all’1,7% per il mese di luglio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, una dinamica che porta le famiglie a una maggiore spesa su base annua, pari a +559 euro, con un aumento dei prezzi dei mezzi di trasporto, delle strutture ricettive e degli stessi stabilimenti balneari (+7,43% su giugno). Rincari che portano le famiglie ad «abbandonare il concetto di villeggiatura lunga concentrata ad agosto in favore di viaggi più corti ma più frequenti, spalmati tra giugno e settembre. Una forma di autodifesa dai rincari, considerato che oggi andare in vacanza costa in media il 30% in più rispetto al 2019», sottolinea Stefano Zerbi, portavoce Codacons. «L’aumento delle tariffe in spiaggia, unitamente alla crescita dei listini in tutto il comparto turistico, hanno progressivamente allontanato le famiglie dai lidi, nell’ottica di una razionalizzazione delle spese estive e legate alle vacanze. Unica possibilità per i balneari per riempire le spiagge è ridurre i prezzi al pubblico, considerato che prima il Covid, poi il caro-energia, hanno portato i gestori ad applicare incrementi di anno in anno, diventati insostenibili per tante famiglie», conclude Zerbi.

Stabilimenti balneari, ecco quanto sale il prezzo del mare

Ma nello specifico a quanto ammontano questi aumenti sulle spiagge italiane? A fare il calcolo è stata una ricerca di Altroconsumo svolta su 213 strutture in tutta Italia. Il risultato? Un aumento medio del 17% dei prezzi per una postazione in spiaggia rispetto a quattro anni fa.

«Nel 2021 in media il prezzo settimanale per due ombrelloni e lettini era di 182 euro, quest’anno il prezzo medio è di 212 euro. La crescita rispetto all’anno scorso è del 5% (più del doppio dell’inflazione tendenziale del 2%) e rispetto a quattro anni del 17%», dice Anna Vizzari, coordinatrice Public Affairs di Altroconsumo.

Il nodo Bolkestein

Secondo l’associazione a tutela dei consumatori, ciò è imputabile al libero mercato delle «concessioni infinite» agli stabilimenti balneari privati, che ha rallentato la concorrenza tra i lidi. Proprio sulle concessioni è ancora aperta la disputa con Bruxelles sul tema Bolkestein. «Serve una riforma strutturale del settore spiagge; lo chiediamo da tempo», continua Vizzari. «È inaccettabile che oggi si paghino queste concessioni poche migliaia di euro all’anno. Il prezzo dovrebbe essere parametrato al fatturato realizzabile con quella concessione. E soprattutto bisognerebbe aumentare la concorrenza del settore; oggi le concessioni del 2024 sono state prorogate per legge dal Governo fino al 2027. Poca concorrenza significa non solo prezzi più alti, ma anche poco interesse a investire per rinnovare i lidi strutturalmente e nei servizi», conclude.

La conferma dei soggiorni termali, Massimo Caputi (Federterme): ora scelte strategiche

Turismo non è solo spiagge e montagna. L’Italia è anche una rinomata meta termale e il termalismo e l’industria del benessere non sembrano essere sfiorati dai numeri ‘ballerini’ di questa estate. Ad agosto 2025 sono attese oltre 500 mila presenze nelle 290 strutture alberghiere termali attive, con un tasso di occupazione tra il 75 e l’85%. «Ma il dato più interessante è che agosto sta perdendo centralità: le prenotazioni nei mesi di giugno e settembre sono cresciute in media dell’8% rispetto al 2024, e questo significa domanda più distribuita, meno sovraffollamento e maggiore sostenibilità per i territori», osserva Massimo Caputi, presidente Federterme Confindustria, che però sottolinea la necessità di «scelte strategiche. Non è più pensabile concentrare tutto in pochi mesi: anche regioni straordinarie come la Sicilia possono garantire otto mesi di stagione piena, intercettando flussi nei periodi primaverili e autunnali, particolarmente apprezzati dal turismo internazionale». La sfida è «dare continuità a questo processo di destagionalizzazione, migliorando la qualità in ogni fascia di prezzo e creando prodotti competitivi a livello internazionale», conclude Caputi. (riproduzione riservata)



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