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Caro scuola, libri sotto inflazione ma il corredo costa
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Caro scuola, libri sotto inflazione ma il corredo costa

di Giulia Venini
05 settembre 2026, 09:00

Nel 2026 i prezzi dei libri scolastici sono aumentati del 2,3% rispetto al 2025, ma il vero rincaro è sul materiale: il prezzo di un singolo quaderno è cresciuto del 66%

Nel 2026 i prezzi dei libri scolastici sono aumentati del 2,3% rispetto al 2025, rimanendo comunque sotto inflazione. Al rincaro, in linea con gli anni precedenti, si è aggiunto di recente l’innalzamento del tetto previsto per i libri di testo imposto dal ministero dell’Istruzione e del Merito alle scuole secondarie di primo e secondo grado, salito dal 15% al 20%.

Ciò significa che, mentre prima un istituto poteva superare la soglia per i libri del 15%, ora può farlo fino al 20%. La modifica ha allarmato le famiglie e scatenato le denunce delle associazioni, come Unione Nazionale Consumatori. «Per fortuna poche scuole hanno sfruttato al massimo questo regalo ricevuto da Valditara», ha chiarito Massimiliano Dona, presidente di Unc, «ma certo ha consentito a tutte di avere maggiori margini per alzare la spesa senza pagare il fio della colpa di aver accresciuto troppo i costi dei libri rispetto a quanto previsto, risultando più virtuose agli occhi delle famiglie».

L’inflazione dell’inevitabile

Ma non bisogna mai giudicare un libro dalla copertina. Come sa bene ogni famiglia, i costi non riguardano soltanto i libri. È infatti nel corredo scolastico che si nasconde quella che Gabriel Debach, market analyst di eToro, definisce «l’inflazione dell’inevitabile».

L’analista riconosce che per il 2026 la spesa media stimata per corredo e libri è di 1.219,26 euro a studente, circa il 2% in più rispetto al 2025 e 200 euro in più se confrontato al 2020 (dati di Federconsumatori), mentre il potenziale risparmio tramite libri usati è spesso ridotto da edizioni che cambiano frequentemente.

Se si rivalutasse però la spesa complessiva del 2020 con l’inflazione accumulata fino a luglio 2026, quella stessa cifra equivarrebbe oggi a circa 1.251,50 euro. Quindi, in termini reali, la spesa complessiva è calata del 2,6% rispetto a sei anni fa.

Il vero rincaro è sul materiale

Al contrario, i beni essenziali con data di scadenza come quaderni, quadernoni o matite colorate, hanno subito un rincaro di oltre il 42% dal 2020. I dati indicano che il prezzo di un singolo quaderno è cresciuto di oltre il 66% sia nei supermercati che nelle cartolibrerie.

Nel 2026 lo zaino però non è più solo quello pieno di libri, quaderni e astucci. Con la tecnologia sempre più integrata nel sistema scolastico ad aggiungersi adesso ci sono i pc, con relativi programmi e dispositivi utili alla didattica, spesa che Federconsumatori stima nell’anno corrente per 421 euro. «Per una famiglia che debba acquistare anche queste dotazioni, sommando tecnologia, libri e corredo il conto può salire a 1.640 euro a studente. Con due figli, e se la dotazione non è già in casa, 3 mila euro smettono di essere un’ipotesi estrema».

Nel 2026 nel monitoraggio compare poi la voce di abbonamento a una piattaforma di AI, come ChatGPT o Gemini: «Software, piattaforme e servizi in abbonamento introducono una terza logica, quella della spesa ricorrente. Il back to school comincia così a estendersi oltre il conto concentrato tra agosto e settembre. Una parte degli strumenti usati per studiare può accompagnare il bilancio mese dopo mese».

Il prezzo della scelta e l’effetto brand

C’è infine il «prezzo della scelta», aggiunge Debach, che orbita tra marketing e una certa pressione sociale dovuta all’«effetto brand»: «Per molti genitori, l’acquisto del marchio non è una scelta frivola, ma un tentativo di proteggere i figli dal rischio di esclusione o scherno. Il necessario finisce così per includere anche il cosiddetto superfluo di marca, gonfiando ulteriormente il budget familiare».

Le stime di Facile.it indicano che tra gennaio e agosto 2026 il valore dei prestiti personali erogati agli italiani per far fronte alle spese scolastiche è ammontato a 200 milioni di euro. Finanziamenti che, sottolinea l’analisi, «sono sempre più spesso legati ai livelli inferiori del percorso formativo, asilo nido incluso». (riproduzione riservata)



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