I dazi Usa e l’indebolimento del dollaro si fanno sentire sulle esportazioni di beni Ue verso gli Stati Uniti che a giugno sono scese del 10,3% rispetto allo stesso mese di un anno fa.
Il calo è ancora più netto se si confrontano gli ultimi dati Eurostat con quelli del primo trimestre, quando l’export europeo verso gli Usa è aumentato in modo significativo poiché le imprese hanno anticipato le tariffe del presidente Usa Donald Trump, annunciate per la prima volta il 2 aprile.
A marzo le esportazioni Ue hanno raggiunto il picco di 71,7 miliardi di euro, rispetto a una media di circa 45 miliardi mensili nell’anno precedente. A giugno questo valore è ritornato a 40,2 miliardi.
Le imprese americane hanno fatto ampie scorte di prodotti europei a inizio anno e hanno così diminuito gli acquisti nell’ultimo mese. A giugno erano già previste tariffe del 10%, che salivano al 25% per le automobili e al 50% per acciaio e alluminio. Oltre all’effetto dazi ha pesato l’indebolimento del dollaro che ha reso più costosi i beni europei.
A giugno invece le importazioni Ue di prodotti Usa sono salite a 30,6 miliardi, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente. Nel complesso il surplus Ue nella bilancia commerciale è sceso a 9,6 miliardi, dai 18,5 miliardi di giugno 2024.
I dazi di Trump, fissati a fine luglio al 15% (ma ancora da definire nei dettagli), hanno proprio l’obiettivo di ridurre il deficit commerciale Usa. Ma è ancora presto per arrivare a conclusioni in base agli ultimi dati.
Molti economisti ritengono che le tariffe non raggiungeranno da sole l’obiettivo di equilibrare il disavanzo americano che dipende innanzitutto dal divario tra risparmi e investimenti degli Usa. Una politica più efficace, secondo molti, sarebbe stata quella di abbassare il deficit del bilancio americano, ma Trump è andato nella direzione opposta.
Le esportazioni di beni europei intanto sono risultate in calo a giugno anche nei confronti di Cina (-13%), Giappone (-7%) e India (-5%), mentre sono aumentate quelle verso la Svizzera (+14%), la Turchia (+10%) e il Regno Unito (+7%).
Per quanto riguarda soltanto l’area dell’euro, il saldo della bilancia commerciale è sceso a giugno a 7 miliardi di euro, dai 20,7 miliardi dell’anno prima, come effetto di esportazioni totali stabili (a 237 miliardi) e di un rialzo dell’import (a 230 miliardi). La riduzione del surplus dell'Eurozona è legata soprattutto ai settori della chimica, della farmaceutica, dei veicoli e delle automobili.
Secondo Ing, «il rafforzamento dell’euro da inizio anno, i dazi statunitensi, la maggiore incertezza sul futuro del commercio globale e la forte concorrenza dovrebbero pesare sulle esportazioni europee in futuro. Al momento, è difficile immaginare come le esportazioni possano tornare presto a essere un potente motore della crescita europea».
Il pil dell’Eurozona è cresciuto di solo lo 0,1% nel secondo trimestre dell’anno, dopo un +0,6% nel primo. La produzione industriale nell’area è scesa a giugno oltre le attese (-1,3%).
Quanto all’Italia, i dati degli uffici di statistica Usa hanno indicato che gli Stati Uniti hanno importato beni italiani per 6,1 miliardi di dollari a giugno, in calo dai 7,2 miliardi di marzo e dai 6,4 miliardi di giugno 2024. Per Confindustria i dazi Usa al 15% potrebbero far perdere all’Italia 22,6 miliardi di euro di export. (riproduzione riservata)