La Prima Sezione della Corte Suprema del Brasile ha condannato l’ex presidente Jair Bolsonaro a 27 anni e tre mesi di carcere per aver guidato un complotto golpista volto a «perpetuarsi al potere», dopo aver perso le elezioni del 2022 contro l’attuale capo di Stato, Luiz Ina’cio Lula da Silva. Si tratta di una sentenza inedita, poiché è la prima volta che un ex presidente brasiliano viene condannato per tentato colpo di Stato. Quattro dei cinque giudici della sezione hanno riconosciuto colpevole il leader di destra e sette dei suoi alleati, tra cui ex ministri del suo governo (2019-2022) e alti ufficiali militari, per un totale di cinque reati contro l'ordine democratico.
«L'obiettivo centrale dell’organizzazione criminale era garantire la permanenza al potere di Jair Messias Bolsonaro», ha dichiarato Cristiano Zanin, presidente della Prima Sezione. Bolsonaro, 70 anni, ha ricevuto la condanna più pesante. Solo uno dei magistrati ha votato per l’assoluzione dell’ex capo di Stato.
«Oggi è il giorno in cui la supremazia ha trionfato sulla democrazia – ha scritto su X il figlio dell’ex presidente di ultradestra, il senatore Flavio Bolsonaro – coloro che sono stati ingiustamente perseguitati diventano storia, i persecutori diventano feccia. Non rinunceremo al nostro Brasile!».
La sentenza non è ancora definitiva; è possibile presentare ricorso. Infatti, la difesa di Bolsonaro ha già annunciato che lo presenterà: «La difesa ritiene che le pene inflitte siano incredibilmente eccessive e sproporzionate e, dopo aver analizzato i termini della sentenza, presenterà i ricorsi appropriati, anche a livello internazionale», secondo un comunicato pubblicato su X da Fabio Wajngarten, collaboratore dell’ex capo di Stato.
Dopo la sentenza, Donald Trump, che aveva già minacciato i giudici brasiliani sconsigliando una condanna del suo amico Bolsonaro, si è detto «sorpreso» e il suo segretario di Stato, Marco Rubio, ha avvertito che il suo Paese risponderà al verdetto contro il leader di estrema destra: «risponderemo a questa caccia alle streghe», ha detto il segretario di Stato. «Continuano le persecuzioni politiche da parte di chi viola i diritti umani come Alexandre de Moraes, mentre lui e altri membri della Corte suprema del Brasile hanno ingiustamente deciso di incarcerare l’ex presidente. Gli Stati Uniti risponderanno a questa caccia alle streghe», ha affermato Rubio.
La reazione del ministero degli Esteri brasiliano non si è fatta attendere: «Minacce come quella fatta dal segretario di Stato americano Marco Rubio, in una dichiarazione che attacca le autorità brasiliane e ignora i fatti e le prove schiaccianti del caso, non intimidiranno la nostra democrazia» ha risposto il dicastero su X.
Sei degli otto condannati appartengono alle Forze Armate. Tra gli altri condannati c’è l'ex comandante della Marina Almir Garnier. Nella lista figurano anche tre generali della riserva: Augusto Heleno, Paulo Se’rgio Nogueira e Walter Braga Netto. Tutti e quattro sono stati condannati a pene comprese tra i 19 e i 26 anni di prigione.
La maggioranza della corte ha accolto le tesi della Procura, ritenendo Bolsonaro responsabile di aver sfruttato le strutture dello Stato per mettere in atto un piano finalizzato a smantellare i poteri costituzionali, deporre con la forza il governo di Lula e instaurare una «vera dittatura».
Il giudice relatore, Alexandre de Moraes, ha elencato tredici atti della trama, che prese forma a metà del 2021, poco dopo che Lula aveva riottenuto i suoi diritti politici, in seguito all’annullamento delle condanne per corruzione, e aveva iniziato a risalire nei sondaggi in vista delle elezioni del 2022.
«Bolsonaro ha strumentalizzato l'apparato statale e mobilitato agenti e risorse pubbliche per diffondere false narrazioni che generassero instabilità sociale al fine di perpetuarsi al potere», ha dichiarato il magistrato.
Il complotto, «ampiamente provato», iniziò con una feroce campagna di disinformazione contro le istituzioni e le elezioni, prese forma con gravi minacce alle autorità e, infine, tentò di realizzare «un progetto autoritario di potere» attraverso atti violenti protrattisi fino all’8 gennaio 2023. Quel giorno ebbe luogo l’ultimo tentativo: migliaia di bolsonaristi invasero e vandalizzarono le sedi della Presidenza, del Congresso e della Corte Suprema, a Brasilia, per incitare a un intervento militare.
Bolsonaro, che ha sempre negato di aver voluto organizzare un colpo di Stato, ha ascoltato la sentenza da casa, a Brasilia, per motivi di salute. Le sue speranze ora sono riposte in un’amnistia promossa dal suo partito in Parlamento e in nuove sanzioni del governo di Trump, finora inefficaci. Nel 2023 è stato dichiarato ineleggibile per otto anni ed è ancora indagato per aver tentato di ostacolare il processo per golpismo, per aver diffuso notizie false e per essersi appropriato di gioielli che avrebbero dovuto far parte del patrimonio statale.
Nel frattempo, per le strade, ci sono stati timidi festeggiamenti della sinistra e poche proteste, con scarsa affluenza, da parte dei sostenitori di Bolsonaro. (riproduzione riservata)