Il Ftse Mib chiude a 35.854 punti, in calo dello 0,6%. Tra le blue chip la migliore performance di giornata è di Prysmian (+3,4%), spinta dai maxi investimenti in data center per AI annunciati negli Stati Uniti, settore in cui la società italiana è esposta. Completano il podio Interpump (+1,6%) e Leonardo (+1,8%). In coda si collocano invece A2a (-3%), Mps (-2,3%) e Hera (-2%). Spread stabile sotto i 108 punti.
Miste le altre borse europee con Madrid che chiude sotto la parità (-0,5%), Londra poco mossa e Parigi (+0,9%) e Francoforte (+1,1%) in rialzo. Positiva Wall Street dopo due ore di scambi. Il super indice dell’economia americana registra un calo dello 0,1% a dicembre, in linea con le attese.
Intanto la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha detto ai microfoni di Cnbc di non essere preoccupata per un’eventuale accelerazione dell’inflazione al di fuori dei confini dell’Eurozona. «Se si riaccende l’inflazione negli Stati Uniti, sarà sicuramente un problema per gli Stati Uniti, che ne subiranno le prime e principali conseguenze. Non siamo eccessivamente preoccupati dall'esportazione dell'inflazione in Europa», ha dichiarato a Davos, dove è in corso il World Economic Forum. Tuttavia, Lagarde invita Bruxelles a «eesere preparata» nel caso in cui l’amministrazione Trump dovesse imporre dazi contro il Vecchio Continente.
Wall Street apre in rialzo con il Dow Jones, l’S&P 500 e il Nasdaq che guadagnalo rispettivamente lo 0,3%, lo 0,5% e l’1% alle 15:30. Se le borse americane partono con il piede giusto, sostenute dai maxi investimenti in intelligenza artificiale annunciati da Donald Trump, in Europa il Ftse Mib vira al ribasso. Il listino milanese perde quota 36 mila e viaggia a 35.924 punti, in calo dello 0,4% a meno di due ore dalla chiusura. Miste le altre borse europee con Madrid in rosso (-0,4%), Londra piatta e Parigi (+0,8%) e Francoforte (+1,1%) in rialzo.
A Piazza Affari la migliore si conferma Prysmian (+3,5%), sostenuta proprio dal programma di investimenti in AI americano, Stargate.
Il Ftse Mib azzera il rialzo e alle 14 scambia sulla parità, a 36.062 punti. Tra le blue chip la migliore è Prysmian (+3,8%), seguita da Leonardo (+1,8%) e Interpump (+1,7%). In calo Saipem (-2,2%), A2a (-1,9%) e Mps (-1,3%).
I future sui listini statunitensi trattano in rialzo, con quello sul Dow Jones che avanza dello 0,12% e quello sull’S&P 500 dello 0,41%. Il faro resta sulle politiche di Donald Trump, ma gli investitori attendono anche la decisione sui tassi della Federal Reserve che si riunisce il 28-29 gennaio. Intanto sul fronte macro indice settimanale delle richieste di mutui negli Usa avanza dello 0,1% secondo la Mortgage Bankers Association. Nella settimana finita il 17 gennaio, il tasso di interesse medio per i mutui ipotecari a tasso fisso a 30 anni negli Stati Uniti è sceso al 7,02% dal 7,09% della settimana precedente. Si tratta del primo calo a gennaio, anche se i costi di finanziamento rimangono vicini ai massimi di maggio.
Borse europee sempre in rialzo. La minaccia di nuovi dazi statunitensi preoccupa l'Europa, ma i mercati sembrano aver trovato un equilibrio grazie alle rassicurazioni sulle future politiche monetarie della Bce. La presidente Christine Lagarde ha, infatti, ribadito la necessità di un approccio graduale, lasciando intendere un possibile taglio dei tassi nei prossimi mesi.
A Piazza Affari l'indice Ftse Mib sale dello 0,30% a 36.166 punti alle 12:20 grazie al contributo di alcuni titoli di rilievo, come Tim con un progresso dell’1,62%, dopo che la Corte di Appello di Roma ha respinto la richiesta della presidenza del Consiglio di sospendere il pagamento di circa un miliardo di euro legato alla vicenda del canone del 1998.
Tra gli altri titoli, Prysmian avanza del 2,92%, sostenuto dalle prospettive positive nel settore delle infrastrutture energetiche. In crescita anche Iveco, Leonardo, Interpump e Diasorin, tutte con incrementi superiori all'1%. Tra i titoli minori, Bff Bank segna un +0,90% dopo che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha dato ragione alla banca sul ricorso per il mancato pagamento da Ente Territoriale.
L’euro balza dello 0,36% a 1,045 dollari in assenza di dati macro importanti e lo spread Btp/Bund si conferma a 107,12 punti base, livello vicino ai minimi degli ultimi mesi, mentre il governo italiano resta impegnato nell'implementazione del piano di investimenti legato al Pnrr, con particolare attenzione al settore delle energie rinnovabili.
L’indice Ftse Mib scatta (+0,24% a 36.147 punti alle 11:00) con Tim (+2,28% a 0,2645 euro). La Corte d'Appello di Roma ha rigettato il ricorso del governo che aveva chiesto la sospensiva del pagamento di un miliardo di euro circa al colosso tlc per una controversia legata alla liberalizzazione del settore che risale al 1998. Il mese scorso la Corte d'Appello aveva dato alle parti tempo fino al 20 gennaio per raggiungere un accordo transattivo.
In evidenza anche Prysmian (+3%) e Diasorin (+1,57%). Tra le utilities si muove bene anche Snam (+0,79%) dopo la presentazione del piano al 2029.
Lo spread Btp/Bund resta inchiodato a 107,5 punti base. Il consigliere della Bce e capo della banca centrale francese, Francois Villeroy de Galhau, da Davos, ha avvertito che le politiche della nuova amministrazione Trump potrebbero influenzare l'inflazione negli Stati Uniti, ma è improbabile che possano causare una pressione significativa sui prezzi in Europa. «Dal punto di vista europeo non credo che gli effetti inflazionistici saranno così significativi, quindi mi aspetto che questo processo di disinflazione continui», ha affermato Villeroy. Alle 16:15 da Davos è atteso l’intervento della presidente della Bce Lagarde.
Le borse europee salgono in avvio di seduta, eccetto Milano piatta. Il Dax segna un +0,54%, il Cac40 un +0,21%, il Ftse100 un +0,15% e il Ftse Mib un -0,05% a 36.040 punti. Gli operatori digeriscono ancora il discorso dell'insediamento del neo presidente Usa, Donal Trump. In particolare, si guarda all’imminente scadenza del 1° febbraio per l'imposizione di dazi del 25% sulle importazioni da Canada e Messico e del 10% sulla Cina. Inoltre, Trump giudica iniquo il rapporto commerciale tra Usa e Unione Europea a causa dell'avanzo commerciale del Vecchio continente, che ritiene di dover correggere con l'imposizione di tariffe.
Il rendimento del Btp 10 anni scende al 3,58% con lo spread con il Bund a 107,5 punti base. Sul primario si attivano Germania e Grecia: la prima offre 2 miliardi di euro di Bund 2041 e 2044, mentre la seconda mette a disposizione 500 milioni in titoli di Stato a 6 mesi. Dovrebbe concretizzarsi oggi, 22 gennaio, il collocamento via sindacato di un nuovo decennale spagnolo, segnala Reuters, mentre il 21 gennaio la Francia ha lanciato un nuovo 15 anni da 10 miliardi con ordini record superiori a 134 miliardi, nella prima emissione dalle elezioni.
L’euro scende dello 0,04% a 1,041 dollari, mentre il peso messicano si è indebolito nei confronti del dollaro, con il cambio dollaro-peso messicano salito a 20,7, non lontano dai massimi del 2022 sopra quota 21. Le ragioni sono legate ai dazi e tariffe che Donald Trump intende applicare ai prodotti messicani.
«Tale politica avrebbe un impatto significativo sugli afflussi di valuta estera in Messico dal suo più grande partner commerciale. La mossa mette anche sotto pressione il peso rimuovendo una grande fonte di domanda per la produzione messicana, in particolare nel settore automobilistico, costringendo potenzialmente la Banca del Messico ad accelerare i tagli dei tassi. Il rallentamento degli investimenti, della produzione industriale e dell'inflazione in Messico hanno già aumentato le aspettative di molteplici tagli dei tassi da parte della Banxico quest'anno», spiega Saverio Berlinzani, analista senior di ActivTrades.
Attenzione, dunque, sul listino milanese alle aziende del Ftse Mib con fabbriche in Messico e in Canada, ovvero Buzzi (-0,67% a 38,64 euro), Campari (-0,18% a 5,52 euro), Iveco (+1,13% a euro), Pirelli (+0,07% a 5,74 euro), Prysmian (+1,69% a 69,66 euro), Stellantis (+0,14% a 12,67 euro, Berenberg ha tagliato il target price da 17 a 14 euro e ha ribadito il rating hold) e Tenaris (-0,03% a 18,82 euro). «Alcune sono local for local, altre per l’export. A nostro avviso quelle maggiormente impattate dai dazi sono Stellantis e Pirelli», indica a milanofinanza.it Gianmarco Bonacina, responsabile della divisione Equity Research di Banca Akros.
Occhio anche al duo Unicredit-Banco Bpm (+0,39% a 42,99 euro e +0,31% a 8,392 euro) perché, parlando a Bloomberg tv, l'ad Andrea Orcel si è detto ottimista sulla possibilità di trovare una soluzione con Credit Agricole che sia rispettosa della par condicio per tutti gli azionisti del Banco e funzioni per la maggior parte delle banche, a proposito della possibilità che l’istituto di credito francese consegni la sua quota del 15% di Banco Bpm nell'ambito dell'offerta di Unicredit.
Credit Agricole, ha spiegato Orcel, è un partner chiave per Unicredit, con Amundi che rappresenta il 70-80% degli asset italiani in gestione della banca e Caceis che fornisce servizi di custodia titoli in Germania. Invece, per quanto riguarda il capitolo Commerzbank, la speranza rispetto alle elezioni tedesche di febbraio è che faccia emergere un interlocutore sulla banca target.
Generali spunta un +0,10% a 29,22 euro dopo che il 21 gennaio ha presentato al mercato l’operazione che dovrà data vita alla joint venture nell’asset management con Natixis IM (controllata da Bpce). Operazione che vede, però, l’opposizione dei grandi soci privati: Francesco Gaetano Caltagirone da una parte, azionista con il 6,9% e la Delfin della famiglia Del Vecchio dall’altra, che del gruppo ha il 9,9%, i quali temono una fuga all’estero del risparmio nazionale. AlphaValue ha confermato il rating add e il target price a 31,3 euro sul titolo Generali.
Tra le utilities, Snam sale dello 0,86% a 4,353 euro dopo aver presentato il piano strategico 2025-2029: 12,4 miliardi di investimenti al 2029, di cui 10,9 miliardi su infrastrutture, un utile netto adjusted in crescita del +4,5% all’anno, rispetto al +4% del piano precedente (confermata la guidance 2024 e il dividendo di 0,2905 euro, +3% anno su anno) e un incremento annuo del dividendo del +4% annuo (payout ratio massimo dell’80%).
Infine, Sabaf si apprezza dell’1,77% a 14,4 euro dopo aver chiuso il 2024 con ricavi di vendita consolidati pre-consuntivi normalizzati a 277 milioni di euro, in crescita del 15,9% rispetto al 2023, il livello più alto di ricavi raggiunto dal gruppo. Le prospettive per il 2025 sono positive.
Borse europee attese positive (+0,21% il future sull’Eurostoxx50) in avvio di seduta in scia a Wall Street dopo l’annuncio che OpenAI, SoftBank e Oracle formeranno una joint venture chiamata Stargate, con un piano di investimenti di 500 miliardi di dollari. Inoltre, Netflix è balzata del 14,34% all’after market dopo aver riaffermato il suo dominio del mercato dei video in streaming. Il gruppo, infatti, ha aggiunto 18,9 milioni di abbonati nel quarto trimestre del 2024, portando la sua base totale di abbonati a quasi 302 milioni di clienti.
Nessun dato macro importante per i mercati in uscita, se non alle 13 l’indice settimanale sulle richieste di mutui negli Stati Uniti (precedente: +33,3%) e alle 16 il super indice a dicembre Usa (precedente: +0,3% mese su mese). Da segnalare nel pomeriggio (16:15), il discorso della presidente della Bce, Christine Lagarde, in occasione del convengo di Davos e alle 19:30 quello del presidente della Bundesbank, Nagel. Prima parleranno altri due esponenti della Bce: alle 10:15 Villeroy (il 21 gennaio ha detto che c'è consenso nel continuare a procedere nella riduzione graduale del costo del lavoro a ogni meeting) e alle 11:30 Knot.
Le prime settimane dell’anno hanno riservato una sorpresa agli investitori, oltre alla crescita della volatilità: l'entità e la velocità dell'aumento dei rendimenti obbligazionari, soprattutto negli Stati Uniti. «Ciò che tradizionalmente potrebbe essere considerato una buona notizia per l'economia è stato invece interpretato come una cattiva notizia per i mercati se visto attraverso la lente dell'inflazione e della politica della Fed», sottolinea Antonio Tognoli di Cfo Sim chiedendo se il pendolo delle aspettative sia oscillato all'estremo opposto. «Gli investitori che un tempo erano eccessivamente fiduciosi nella volontà della Fed di tagliare i tassi potrebbero ora sottovalutarne la flessibilità», spiega.
I tassi stanno iniziando a esercitare pressione sulle valutazioni delle azioni. Del resto risulta difficile pensare il contrario. Le scorse settimane, il rendimento di riferimento dei titoli del Tesoro Usa a 10 anni ha toccato brevemente il massimo degli ultimi 14 mesi al 4,8% (al 4,57% il 22 gennaio, al 3,58% quello del Btp 10 anni). «Questo ha segnato la terza volta dall'inizio del mercato rialzista nell'ottobre 2022 che il rendimento degli Stati Uniti a 10 anni ha superato il 4,5%, una soglia che in passato ha innescato una certa indigestione per le azioni», avverte Tognoli. «Il primo caso è stato nell'estate del 2023, che ha innescato una flessione del 10% nell'S&P 500 e il secondo è stato nell'aprile del 2024, con un conseguente calo del 5%. Nonostante queste pressioni, il mercato rialzista è rimasto intatto, sostenuto da solidi fondamentali. Ci aspettiamo lo stesso risultato questa volta, poiché le pressioni del mercato obbligazionario si sono allentate».
In campo valutario, invece, il dollaro si è rafforzato rispetto alla maggior parte delle principali valute (cross dollaro-euro a 1,040, -0,05%) dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito di stare valutando dazi del 10% sulla Cina. «Stiamo valutando dazi del 10% sulla Cina sulla base del fatto che stanno inviando fentanyl in Messico e Canada», ha annunciato il presidente, ipotizzando le nuove tariffe contro la Cina dal 1° febbraio. I primi dazi del 25% annunciati durante la cerimonia di insediamento alla Casa Bianca hanno colpito Messico e Canada.
L’avanzata del dollaro è in parte guidata dalla domanda di beni rifugio, poiché l’incertezza politica sotto l’amministrazione Trump alimenta l’instabilità nel mercato valutario globale, che vale 7,5 trilioni di dollari al giorno. Un’economia statunitense resiliente, tassi di interesse elevati e lo status del dollaro come principale valuta di riserva mondiale stanno aumentando le prospettive di ulteriori guadagni per il biglietto verde. «Mantenere il mercato e i partner commerciali nell’incertezza fa parte del gioco, aggiungendo ulteriore incertezza e una domanda di dollari come rifugio sicuro», sottolinea Rodrigo Catril, strategist della National Australia Bank.
Sul listino milanese attenzione al duo Unicredit-Banco Bpm perché, parlando a Bloomberg tv, l'ad Andrea Orcel si è detto ottimista sulla possibilità di trovare una soluzione con Credit Agricole che sia rispettosa della par condicio per tutti gli azionisti del Banco e funzioni per la maggior parte delle banche, a proposito della possibilità che l’istituto di credito francese consegni la sua quota del 15% di Banco Bpm nell'ambito dell'offerta di Unicredit.
Credit Agricole, ha spiegato Orcel, è un partner chiave per Unicredit, con Amundi che rappresenta il 70-80% degli asset italiani in gestione della banca e Caceis che fornisce servizi di custodia titoli in Germania. Invece, per quanto riguarda il capitolo Commerzbank, la speranza rispetto alle elezioni tedesche di febbraio è che faccia emergere un interlocutore sulla banca target.
Resta alta l’attenzione su Generali che il 21 gennaio ha presentato al mercato l’operazione che dovrà data vita alla joint venture nell’asset management con Natixis IM (controllata da Bpce). Operazione che vede, però, l’opposizione dei grandi soci privati: Francesco Gaetano Caltagirone da una parte, azionista con il 6,9% e la Delfin della famiglia Del Vecchio dall’altra, che del gruppo ha il 9,9%, i quali temono una fuga all’estero del risparmio nazionale. AlphaValue ha confermato il rating add e il target price a 31,3 euro sul titolo Generali.
Focus anche su Stellantis perché Berenberg ha tagliato il target price da 17 a 14 euro e ha ribadito il rating hold. Tra le utilities, è da monitorare Snam che presenta il piano strategico 2025-2029: 12,4 miliardi di investimenti al 2029, di cui 10,9 miliardi su infrastrutture, un utile netto adjusted in crescita del +4,5% all’anno, rispetto al +4% del piano precedente (confermata la guidance 2024 e il dividendo di 0,2905 euro, +3% anno su anno) e un incremento annuo del dividendo del +4% annuo (payout ratio massimo dell’80%).
Infine, Sabaf ha chiuso il 2024 con ricavi di vendita consolidati pre-consuntivi normalizzati a 277 milioni di euro, in crescita del 15,9% rispetto al 2023, il livello più alto di ricavi raggiunto dal gruppo. Le prospettive per il 2025 sono positive. (riproduzione riservata)