Chiusura in frazionale rialzo per Piazza Affari (+0,46%) poco sotto la soglia dei 34 mila punti. Sulla stessa scia gli altri listini del Vecchio continente (+0,37% il Dax, +0,04% il Cac 40) mentre resta debole Londra (-0,2%). Dall’altra parte dell’oceano sono negative le borse Usa, dopo la carrellata di dati macro di giornata (-0,5% il Dow Jones, -0,7% l’S&P e -1% il Nasdaq).
I mercati restano in balia delle banche centrali (si attende la Fed prossima settimana) e delle trimestrali. A Piazza Affari forti realizzi su Brunello Cucinelli (-7,9%), dopo i conti resi noti ieri a mercati chiusi, in scia a un comparto del lusso in difficoltà, che vede Moncler in flessione dell’1,5%. Prese di beneficio anche su Leonardo (-0,7%), dopo le buone prestazioni delle scorse sedute, a valle della presentazione del piano industriale. Bene le banche, con Mps (+4,4%) salda in testa al listino, Bper (+1,4%) e Banca Generali (+2,8%). Acquisti anche su Pirelli (+3,7%) e Stellantis (+2,66%). Chiude in calo Tim (-0,68%), con l’intero settore tlc sotto osservazione, dopo l'accordo tra Swisscom e il gruppo Vodafone per l’acquisizione del 100% di Vodafone Italia.
Mentre Wall Street scende dopo i dati macro americani (-0,13% il Dow Jones e -0,46% l’S&P500), il Ftse Mib di Piazza Affari resta in rialzo dello 0,53% a 33.972 punti alle 14:30 grazie a Mps, Bper Banca, Tim, Stellantis e Pirelli, di segno opposto DiaSorin, ancora Brunello Cucinelli e Stm. Lo spread resta ancorato a quota 126 punti base. A febbraio, la produzione industriale negli Stati Uniti è salita dello 0,1% rispetto al mese precedente a 102,3 punti contro attese per un dato invariato. Tra l’altro il dato di gennaio è stato rivisto da -0,1% a -0,5%. Quanto alla produzione manifatturiera ha registrato un rialzo dello 0,8%. Mentre il dato sull'utilizzo della capacità degli impianti, che misura la produzione industriale rispetto al potenziale, è stato pari al 78,3%, come a gennaio, contro attese al 78,5%. Il dato di gennaio sulla capacità degli impianti è stato rivisto da 78,5% a 78,3%. Inoltre, l'indice Empire State Manufacturing elaborato dalla Fed di New York si è attestato a -20,9 punti a marzo, rispetto ai -2,4 di febbraio, piazzandosi decisamente al di sopra del consenso degli economisti a -7. In linea con le attese, infine, i prezzi all'importazione, sempre a febbraio, saliti dello 0,3%, ma meno dello 0,8% del mese precedente. Il dato segna un secondo mese di aumenti. Dopo questi dati, l’euro sale dello 0,08% a 1,089 dollari.
Anche gli altri mercati europei, non solo Milano, ora si vivacizzano. Il Dax guadagna lo 0,42%, il Cac40 lo 0,54%, il Ftse100 lo 0,20% e il Ftse Mib lo 0,64% a 34.007 punti alle 13:00 grazie a Mps, Tim, Inwit e Stellantis; in calo, viceversa, Stm, Snam, Brunello Cucinelli e Campari. Lo spread Btp/Bund scende a 123,5, restando vicino ai minimi di novembre 2021 dopo i dati macro dall’Italia. A gennaio il debito pubblico italiano è risultato pari a 2.848,7 miliardi, in diminuzione di 14,1 miliardi rispetto al valore di dicembre 2023. A febbraio l’inflazione ha registrato un aumento dello 0,1% su base mensile e dello 0,8% su base annua, secondo l'Istat che ha confermato la stima preliminare. Mentre a gennaio le vendite al dettaglio hanno registrato un calo congiunturale dello 0,1% in valore e dello 0,3% in volume.
Sul fronte materie prime i prezzi del petrolio Brent scendono dello 0,77% a 84,76 dollari al barile, «ma sono comunque pronti a concludere la settimana con un aumento di quasi il 4%, avendo raggiunto la soglia degli 85 dollari al barile per la prima volta da novembre. Il rialzo dei prezzi ha fatto seguito all'annuncio dell'Agenzia Internazionale per l'Energia di una revisione delle previsioni sulla domanda di petrolio per il 2024, che ora prevede un aumento di 110.000 barili al giorno rispetto alle stime precedenti», spiega Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades. Inoltre, «la rivelazione di scorte statunitensi inferiori al previsto ha contribuito all'impennata dei prezzi, che è coincisa in particolare con un aumento del dollaro Usa, un evento atipico. Da un punto di vista tecnico, la violazione del livello di resistenza di 85 dollari al barile potrebbe innescare ulteriori guadagni, riflettendo uno spostamento del sentiment del mercato dalle preoccupazioni per la domanda a una maggiore attenzione per le dinamiche dell'offerta».
L’indice Ftse Mib si piazza in testa alle altre borse europee con un +0,48% a 33.949 punti alle 11:20 grazie alla spinta di Mps (+5%), promossa da Kbw a outperform. Ma guadagnano oltre due punti percentuali anche Tim, Inwit, Saipem, Stellantis. Londra resta il fanalino di coda con un -0,10%. Lo spread Btp/Bund quota a 126,5 dopo le dichiarazioni di Olli Rehn, governatore della banca centrale finlandese e membro della Bce, il quale ha svelato che la scorsa settimana il consiglio della Banca Centrale Europea ha iniziato a discutere su quando ridurre i tassi di interesse.
L’euro recupera lo 0,12% a 1,089 dollari. Nonostante l'andamento positivo della produzione industriale, delle costruzioni e del commercio estero all'inizio del 2024, non si intravede ancora una ripresa tangibile dell’economia della Germania, secondo il rapporto mensile del ministero dell'Economia tedesco. Questo è dovuto a una persistente debolezza della domanda interna, agli elevati costi di indebitamento e a una continua fiacchezza della fiducia di famiglie e imprese.
Borse europee caute in avvio di seduta. Il Dax si limita a un +0,08%, il Cac40 a un +0,02%, il Ftse100 a un +0,03%, meglio il Ftse Mib con un +0,13% a 33.829 punti. Gli operatori, a detta di Fabrizio Barini di Integrae Sim, continuano a concentrare gli acquisti su poche idee di investimento: negli Usa i titoli tech mentre in Europa i finanziari e gli industriali esposti al ciclo degli investimenti nel settore della difesa o delle infrastrutture. Tra le ragioni della debolezza dei listini anche il flusso di notizie sul fronte macroeconomico: pubblicato 14 marzo l’indice dei prezzi alla produzione a febbraio ha riportato un rialzo dello 0,6%, il doppio delle attese, così come le richieste di disoccupazione inferiori alle previsioni.
Invece, il 2024 è iniziato all’insegna della fiducia per il debito pubblico italiano. Prima il successo dell’emissione del Btp Valore che in una settimana lavorativa ha raccolto oltre 18 miliardi di euro dagli investitori al dettaglio, poi la forte domanda sulle emissioni riservate agli istituzionali che in alcuni casi ha superato di 10 volte l’offerta ed infine lo spread. Il differenziale tra il Btp 10 anni e il Bund tedesco è ai livelli minimi da novembre 2021 a 127,12 punti base. «Durante la seduta del 14 marzo il gap è sceso fino a 116,74. Di riflesso il rendimento del Btp decennale è calato al 3,53%, ai minimi da luglio 2022. Un movimento che si spiega per diverse ragioni: il buono stato di salute dell’economia italiana, con l’Istat ha certificato la crescita dell’occupazione nel quarto trimestre 2023, e la crisi di una Germania finita in recessione tecnica con grossi rischi all’orizzonte nel mercato immobiliare», afferma Barini. «Per Michele Morra, portfolio manager di Moneyfarm, Il dato può essere letto come un segnale di rinnovata fiducia dei mercati verso gli asset rischiosi, in generale, non specificatamente verso il rischio Italia. La riduzione degli spread, infatti, ha caratterizzato in misura simile anche altri tipi di obbligazioni, come quelle societarie, i cui spread sono vicini, se non al di sotto, delle medie storiche. Il calo rappresenta senza dubbio un fattore positivo, ma questo non va di pari passo con la riduzione del debito pubblico e i suoi indici di sostenibilità ad esempio il rapporto debito, tra i livelli più elevati di sempre».
Sul listino milanese Tim è debole, perde lo 0,09% a 0,2195 euro. Kkr sta andando avanti con le attività preparatorie per l'acquisto della rete fissa e si continua a lavorare per il closing entro l'estate del 2024. Il piano industriale per la società che nascerà dalla vendita della rete è «assolutamente sostenibile", ha assicurato il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso. Intanto in Italia è partito il risiko nel settore tlc: Swisscom ha stipulato accordi vincolanti per l'acquisizione del 100% di Vodafone Italia per 8 miliardi di euro.
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A proposito di piano industriale, Eni, in rialzo dello 0,63% a 14,61 euro, ha chiuso la seduta del 14 marzo in calo del 3% dopo la presentazione del suo al 2027, che prevede investimenti per 27 miliardi - con una media annua di 7 miliardi - e un cash flow from operation prima del capitale circolante di circa 13,5 miliardi nel 2024 e di 62 miliardi nei quattro anni del piano (+30% a scenario costante). Enilive prima o poi potrebbe essere quotata e cessioni potrebbero riguardare quote in grossi progetti di esplorazione tra cui Costa d'Avorio e Indonesia, come ha detto l'ad, Claudio Descalzi. Rbc Capital stamani ha tagliato il target price da 18 a 17 euro.
Premiato, viceversa, il piano di Iveco (-0,22% a 13,53 euro), in particolare la guidance 2024 migliorata, con il titolo in rialzo di oltre l'11%. L’ebit adjusted è visto ora a 920-970 milioni di euro dalla precedente stima di 900-950 milioni. Il gruppo è anche pronto a valutare opportunità di M&A trasformativo.
Sempre nel 2023 Webuild (-1,55% a 2,416 euro) ha realizzato un utile netto adjusted di 236 milioni di euro, raddoppiando i risultati ottenuti nel 2022, quando l'utile era stato pari a 118 milioni. I ricavi adjusted sono cresciuti del 22% a 9,994 miliardi. Conti anche nel settore del lusso: Brunello Cucinelli ha confermato la stima di crescita del 10% nel 2024 ma il titolo è sospeso con un calo teorico del 4,54%, Safilo (-3,57% a 1,136 euro) ha archiviato il 2023 con vendite e margine ebitda in flessione e Aeffe (-1,09% a 0,904 euro) con ricavi consolidati in calo del 9% a cambi costanti e un ebit adjusted negativo per 20,5 milioni di euro, registrando una perdita di esercizio di 32 milioni.
Borse europee attese in leggero calo in avvio di seduta (-0,12% il future sull’Eurostoxx50) complice la chiusura negativa di Wall Street. Anche i futures statunitensi sono deboli (-0,07% quello sul Dow Jones e -0,08% quello sull’S&P500). L’euro va sotto 1,090 dollari a 1,088 (-0,02%) dopo che i dati sull'indice dei prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono risultati più forti del previsto a febbraio. La lettura, giunta pochi giorni prima della riunione della Fed, ha alimentato i timori che la banca centrale mantenga i tassi di interesse più alti più a lungo nel 2024.
C’è attesa per alcuni dati macro dall’Italia e dagli Stati Uniti. Alle 10 la bilancia commerciale totale a gennaio dell’Italia (precedente: 5,6 miliardi di euro), la bilancia commerciale Ue sempre a gennaio (precedente: -2,8 miliardi euro) e l’inflazione febbraio finale (preliminare: +0,1% mese su mese, +0,8% anno su anno), mentre alle 11 tocca alle vendite al dettaglio di gennaio sempre dell’Italia (precedente: +0,3% anno su anno). Alle 13.30 focus sull’indice Empire Manufacturing a marzo degli Statio Uniti (precedente: -2,4 punti), sui prezzi import a febbraio (precedente: +0,8% mese su mese; consenso: +0,2% mese su mese), alle 14:15 sulla produzione industriale a febbraio (precedente: -0,1% mese su mese; consenso: invariata mese su mese) e il tasso di utilizzo degli impianti a febbraio (precedente: 78,5%; consenso: 78,4%) per chiudere alle 15 con l’indice sulla fiducia dei consumatori dell’Università del Michigan a marzo preliminare (precedente: 76,9 punti).
Da monitorare anche gli interventi di due esponenti della Bce: alle 10:35 è atteso il discorso del presidente della banca centrale croata, Boris Vujcic, e alle 14:30 del capo economista di Francoforte, Philip Lane. La Banca Centrale Europea, come noto, ha lasciato invariato il tasso di interesse di riferimento al livello storicamente elevato del 4% nell’ultimo meeting. Tuttavia, ha anche rivisto al ribasso le sue previsioni sull’inflazione quest’anno, segnalando così la probabilità che i tassi verranno abbassati nei prossimi mesi. «Nel suo discorso la presidente, Christine Lagarde, ha affermato: stiamo facendo buoni progressi verso il nostro obiettivo di inflazione e di conseguenza siamo più fiduciosi. Ma non siamo sufficientemente fiduciosi. Abbiamo chiaramente bisogno di più prove e di più dati. Ne sapremo qualcosa di più ad aprile, ma ne sapremo molto di più a giugno. E questo mi sembra piuttosto chiaro: più tempo aspetti, più ne sai. Ovviamente più l’economia soffre più diventa difficile riportarla sul cammino di crescita potenziale. In altre parole, è vero che è pericoloso abbassare troppo presto i tassi, ma è altrettanto pericoloso tardare il loro taglio. Che ne dicano i noti falchi», commenta Antonio Tognoli di Cfo Sim.
I prezzi del petrolio scendono (Brent -0,19% a 85,26 dollari al barile) dai massimi degli ultimi quattro mesi in scia ad alcune prese di profitto, mentre i dati sull'inflazione statunitense, più caldi del previsto, hanno fatto aumentare i timori di una Federal Reserve più falco. Nel report diffuso il 14 marzo l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha previsto un deficit di approvvigionamento fino al 2024, l’opposto dell’eccedenza che l’agenzia si aspettava nella penultima pubblicazione. Il cambio di assunzione è giustificato dall’assunzione che l’Opec+ continuerà a tenere bassa la produzione fino alla fine dell’anno.
I prezzi sono sotto pressione anche a causa del rafforzamento del dollaro, salito bruscamente giovedì 14 marzo dopo che i dati sull'indice dei prezzi alla produzione sono risultati più forti del previsto a febbraio. La lettura, giunta pochi giorni prima della riunione della Fed, ha alimentato i timori che la banca centrale mantenga i tassi di interesse più alti più a lungo nel 2024. Intanto la Casa Bianca ha acquistato oltre 3 milioni di barili di petrolio per rifornire la Strategic Petroleum Reserve. Oltre alle minori scorte statunitensi, gli attacchi ucraini a una raffineria russa hanno minacciato di interrompere le forniture di carburante in alcune parti dell'Asia e dell'Europa. Comunque, i prezzi del greggio sono destinati a guadagnare più del 4% questa settimana, con i futures del Brent che si sono mantenuti al di sopra del livello di 85 dollari al barile, grazie ai segnali di miglioramento della domanda statunitense. In rialzo, viceversa, il prezzo dell’oro: +0,19% a 2.171 dollari l’oncia.
Sul listino milanese attenzione ancora a Tim: Kkr sta andando avanti con le attività preparatorie per l'acquisto della rete fissa e si continua a lavorare per il closing entro l'estate del 2024. Il piano industriale per la società che nascerà dalla vendita della rete è «assolutamente sostenibile", ha assicurato il ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso. Intanto in Italia è partito il risiko nel settore tlc: Swisscom ha stipulato accordi vincolanti per l'acquisizione del 100% di Vodafone Italia per 8 miliardi di euro.
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A proposito di piano industriale, Eni ha chiuso in calo del 3% dopo la presentazione del suo al 2027, che prevede investimenti per 27 miliardi - con una media annua di 7 miliardi - e un cash flow from operation prima del capitale circolante di circa 13,5 miliardi nel 2024 e di 62 miliardi nei quattro anni del piano (+30% a scenario costante). Enilive prima o poi potrebbe essere quotata e cessioni potrebbero riguardare quote in grossi progetti di esplorazione tra cui Costa d'Avorio e Indonesia, come ha detto l'ad, Claudio Descalzi. Rbc Capital ha tagliato il target price da 18 a 17 euro.
Premiato, viceversa, il piano di Iveco, in particolare la guidance 2024 migliorata, con il titolo in rialzo di oltre l'11%. L’ebit adjusted è visto ora a 920-970 milioni di euro dalla precedente stima di 900-950 milioni. Il gruppo è anche pronto a valutare opportunità di M&A trasformativo.
Sempre nel 2023 Webuild ha realizzato un utile netto adjusted di 236 milioni di euro, raddoppiando i risultati ottenuti nel 2022, quando l'utile era stato pari a 118 milioni. I ricavi adjusted sono cresciuti del 22% a 9,994 miliardi. Conti anche nel settore del lusso: Brunello Cucinelli ha confermato la stima di crescita del 10% nel 2024, Safilo ha archiviato il 2023 con vendite e margine ebitda in flessione e Aeffe con ricavi consolidati in calo del 9% a cambi costanti e un ebit adjusted negativo per 20,5 milioni di euro, registrando una perdita di esercizio di 32 milioni. (riproduzione riservata)