Il Ftse Mib chiude a 33.786,42 punti, in calo dello 0,29%. Non basta il rally di Iveco, che termina le contrattazioni in rialzo dell’11% grazie al nuovo piano. In evidenza anche Saipem, che guadagna il 4,3% nel giorno della presentazione del bilancio 2023, Tim (+3,5%) e Leonardo (+3%). In rosso, invece, Eni (-2,9%), Mps (-2,15%), Amplifon (-1,8%) ed Enel (-1,3%). Risale leggermente lo spread Btp/Bund che alle 17:30 è a 127 punti base, dopo essere sceso fino a 118 punti nel corso della giornata.
Prosegue il rally dei titoli di Stato italiani: alle 16:00 il rendimento decennale è a 3,63%. I treasuries italiani continuano così a ridurre il divario con i corrispettivi tedeschi, spingendo lo spread tra Btp e Bund ai minimi da novembre 2021 a 118 punti (a più di un’ora dalla chiusura delle borse europee a 120 punti base).
La fiducia degli investitori riguardo i prossimi tagli ai tassi di interesse della Bce e il buon andamento dell’economia italiana sembra aumentare sempre di più. «Tre o quattro mesi fa, pochi potevano immaginare che lo spread oggi, a metà marzo, potesse essere di 123 punti base», ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, al Financial Times prima che il differenziale scendesse ancora nel corso della seduta di giovedì.
Parlando al quotidiano britannico, il ministro ha aggiunto che spera che il divario nei costi di finanziamento continui in questa direzione fino a 110 punti base, mentre Roma cerca di ridurre il deficit di bilancio e l’allentamento dei tassi di interesse aiuta a ridurre i costi del servizio del debito.
Milano e Parigi restano sopra la parità registrando le migliori performance del Vecchio continente (+0,3% e +0,5%) scivolano invece Francoforte e Londra, che segnano rispettivamente -0,1% e -0,2%. Dall’altra parte dell’oceano intanto, Wall Street ha aperto in rialzo (il Dow Jones evidenzia un rialzo dello 0,24%, l'S&P 500 dello 0,15% e il Nasdaq Composite dello 0,14%) anche dopo i dati macro sulle vendite al dettaglio e i prezzi alla produzione che hanno battuto le attese. Restando sul fronte macro, le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, infine, si sono attestate a quota 209 mila unità, in calo di 1.000 unità rispetto al dato rivisto della settimana precedente. La lettura è al di sotto del consenso degli economisti che si aspettavano 218.000 unità. I dati, secondo quanto emerge dal Fed Watch di Cme Group, non hanno cambiato significativamente le attese del mercato in tema di taglio dei tassi. Un primo ribasso di 25 punti è prezzato al 10,2% (a fronte dell’11,2% di mercoledì) per maggio e al 64,1% (58,2% mercoledì) per giugno.
L’indice Ftse Mib va sopra la soglia di 34.000 punti. Alle 13:30 guadagna lo 0,35% a 34.002 punti grazie all’exploit di Iveco, dopo la presentazione del piano, Saipem e Tim, facendo meglio del Dax (+0,25%) e del Ftse100 (-0,07%). Invece, il Cac40 sale dello 0,80%. Sugli scudi anche Brunello Cucinelli, Campari, Leonardo e Tenaris.
L’euro cala dello 0,08% a 1,93 e il rendimento del Treasury Usa 10 anni balza al 4,22% (scende al 3,54% quello del Btp 10 anni, spread a 117,5 punti base) dopo la raffica di dati macro Usa contrastanti. Le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti sono scese più del previsto di 1.000 unità, rispetto al dato rivisto della settimana precedente, a quota 209.000 unità. Il consenso degli economisti si aspettava 218.000 unità. Oltre le attese, invece, le vendite al dettaglio a febbraio, cresciute dello 0,6% su base mensile (+0,3% mese su mese la stima del consenso). Quanto ai prezzi alla produzione, attentamente monitorati dalla Fed, sempre a febbraio sono cresciuti dello 0,6% a livello mensile, più del +0,3% stimato, e dell'1,6% su base annuale. Quelli core sono cresciuti dello 0,3% a livello mensile e del 2% su base annuale (+0,2% mese su mese il consenso).
Con i futures di Wall Street in rialzo (+0,39% quello sul Dow Jones e +0,33% quello sull’S&P500 alle 12:50), i mercati azionari europei salgono, tranne Londra (-0,06%). Il Dax avanza dello 0,36%, il Cac40 dello 0,78% e il Ftse Mib dello 0,30% a 33.987 punti. Lo spread Btp/Bund scende ancora: 118,4 punti base, minimo da novembre 2021. Il rendimento del Btp 10 anni cala al 3,55%. La Bce, ha spiegato il membro Isabel Schnabel, non sa ancora se lo spread tra i tassi di deposito e di rifinanziamento sarà abbastanza ampio da stimolare i prestiti sul mercato interbancario.
Nel nuovo quadro di riferimento presentato il 13 marzo, la Bce ha detto che abbasserà il tasso di prestito alle banche, attualmente al 4,50%, per ridurre a 15 punti base lo spread rispetto al tasso di deposito della Bce del 4%. Comunque lo farà in modo abbastanza soft così da non turbare il sistema finanziario o i prestiti. «Resta da vedere se il differenziale scelto sia sufficiente a rilanciare in modo significativo l'attività del mercato monetario», ha precisato Isabel Schnabel. La Bce riesaminerà nuovamente il suo quadro di riferimento nel 2026 o prima, se necessario. Inoltre, effettuerà un'analisi approfondita della struttura delle sue nuove operazioni di prestito e di acquisto di titoli. Sul listino milanese le banche scendono, eccetto Intesa Sanpaolo sulla parità a quota 3,1845 euro e Unicredit in rialzo dello 0,45% all’indomani delle dichiarazioni dell’ad, Andrea Orcel, sulla volontà di fare acquisizioni. I titoli migliori si confermano Leonardo (+3,53%), ancora sull’onda del nuovo piano, Saipem (+3,61%) ed Erg e Tim, in ripresa del 3,10% e del 2,59%, rispettivamente.
L’indice Ftse Mib di Piazza Affari consolida il rialzo (+0,30% a 33.985 punti) grazie a quattro titoli: Leonardo e Brunello Cucinelli, in crescita, rispettivamente, del 4,44% e del 2,76%, e a Tim ed Erg che recuperano il 3,67% e il 2,51%. In risalto anche Saipem, Campari, Iveco ed Eni. Nel resto del Vecchio Continente Francoforte sale dello 0,15% e Parigi dello 0,80%. Stona solo Londra (-0,01%). Lo spread Btp/Bund scende a 120,22 punti base. Sul mercato valutario, è poco mosso il cambio euro/dollaro a 1,094 (-0,03%) in attesa di importanti macro Usa nel pomeriggio. Tra le materi prime, i prezzi del petrolio salgono dopo il calo delle scorte di benzina in Usa, scese ai minimi da tre mesi. Il Wti si apprezza dello 0,89% a 80,43 dollari al barile, mentre il Brent dello 0,69% a 84,69 dollari. In calo dello 0,83% a 24,69 euro a megawattora il gas naturale sulla piattaforma Ttf di Amsterdam.
Apertura poco convincente delle borse europee. Il Dax segna un +0,07%, il Cac40 un +0,43%, il Ftse100 un -0,06% e il Ftse Mib un +0,20% a 33.952 punti. Appuntamento clou della seduta con l'indice dei prezzi alla produzione Usa, attentamente monitorato dal mercato in attesa di nuovi spunti per comprendere il percorso dei tassi Fed. I prezzi alla produzione sono compresi nell'indice Pce sui consumi personali, l'indicatore sull'inflazione più seguito dalla Fed. Il dato, per il quale il consenso prevede una lettura invariata su mese a +0,3% e a +1,1% su anno, in rialzo dal precedente 0,9%, assume una particolare importanza dopo l'incremento superiore alle attese per l'indice dei prezzi al consumo del mese scorso.
Tuttavia, secondo alcuni economisti citati da Reuters, qualora anche i prezzi alla produzione dovessero confermare la sorpresa al rialzo è probabile che il mercato continui a scommettere su un taglio dei tassi a giugno quando i mercati monetari prezzano una probabilità del 57% di una prima riduzione del costo del denaro. Sempre nel pomeriggio sono attesi anche i dati sulle nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione e quelli sulle vendite al dettaglio. La segretaria del Tesoro Usa, Janet Yellen, ha detto di aspettarsi che il costo degli affitti - la voce singola più importante nel paniere inflazione - scenda nel corso dell'anno. In Spagna l’inflazione (dato finale) a febbraio ha segnato un +0,4% mese su mese e un +2,9% anno su anno (in linea con le attese). L’euro scende dello 0,09% a 1,093 dollari e lo spread Btp/Bund riparte da quota 122,3 punti base. Il 13 marzo è sceso fino a 120 punti base, nuovo minimo da gennaio 2022.
Sul listino milanese non si ferma la corsa di Leonardo (+3,43% a 21,41 euro), rimontano sia Erg (+1,51% a 24,26 euro) sia Tim (+1,18% a 0,2148 euro) che resta sorvegliato speciale perché continua la caccia ai mandanti del crollo del titolo. Nonostante le indagini di Consob siano ancora in corso, lo scenario che sembrerebbe emergere, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, è che ci sia un’operatività diffusa, con high frequency trading e day trading a farla da padrona, complice un titolo come quello di Tim estremamente liquido e volatile. Alle spalle degli importanti spostamenti di volumi degli ultimi giorni, insomma, non ci sarebbe un investitore che sta rastrellando azioni in vista dell’assemblea o che se ne sta disfando per ridurre la propria quota.
In rialzo anche Iveco (+0,41% a 12,22 euro) ed Eni (+1% a 15,13 euro) che oggi tengono i rispettivi Capital Markets Day. Tra l’altro, Eni ha a concluso il programma di buyback lanciato lo scorso maggio, acquistando azioni per un controvalore di circa 2,2 miliardi di euro. Si vengono così a creare le condizioni perché il governo - che possiede circa il 32,4% di Eni, attraverso il 27,7% detenuto da Cdp e il 4,7% in mano al Tesoro - possa tagliare la sua partecipazione.
Invece, Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, ha ceduto lo 0,135% di Mediobanca (-0,12% a 12,98 euro) tra il 4 e l'8 marzo. Ancora comprata Unicredit (+0,67% a 32,36 euro) con l’ad, Andrea Orcel, che è apparso più fiducioso di poter utilizzare il capitale in eccesso (9-10 miliardi di euro pre Basilea IV e 6-7 miliardi post Basilea IV) per fare acquisizioni. «Sarei deluso di doverlo solo restituire» agli azionisti, ha detto Orcel.
Tra le altre banche, Credem passa di mano a 8,9 euro (+0,11%) dopo che Moody's ha alzato il rating sui depositi a lungo termine a Baa1 con un outlook stabile. Stabile a quota 4,493 euro Snam nonostante il dividendo più ricco a valere sul bilancio 2023 (0,2820 euro per azione) e un utile netto adjusted superiore alla guidance. Per il resto, si segnala che Bernstein ha alzato il target price su Ferrari (+0,13% a 387,9 euro) a 365 euro, viceversa Hsbc ha tagliato il target price su Enel (+0,10% a 6,215 euro) a 7,20 euro.
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Borse europee attese in leggero rialzo in avvio di seduta. Lo Stoxx50 segna un +0,10%. Positivi anche i futures di Wall Street (+0,17% quello sul Dow Jones e +0,19% quello sull’S&P500). Proprio l’indice S&P 500 ha registrato un nuovo massimo storico mentre gli investitori si sono scrollati di dosso il rapporto sull’inflazione americana che ha di fatto suggerito come fosse in ripresa. «L’indice è salito alla sua 17a chiusura record dell'anno, nonostante l’inflazione di febbraio sia stata superiore alle attese e in crescita. Crescita, in realtà, non abbastanza da scuotere le convinzioni del mercato che la Fed rimanga sulla strada della riduzione dei tassi di interesse», afferma Antonio Tognoli di Cfo Sim.
Secondo il FedWatch Tool del Cme, i trader hanno fissato una probabilità del 99% che i tassi di interesse rimangano invariati al 5,25%-5,5% dopo la riunione del Fomc della prossima settimana. Lo strumento mostra una probabilità dell'85% di tassi fermi anche dopo la riunione di maggio. Scendono al 57% (dal 59% della scorsa settimana) le probabilità di una riduzione di un quarto di punto a giugno. «Guardando al futuro crediamo che i mercati e la Fed si concentreranno sui dati del mercato del lavoro, dove ci sono segnali di debolezza, rispetto alla persistente rigidità dell'inflazione del settore dei servizi», precisa Tognoli. «Il risultato sarà probabilmente un continuo range trade dei titoli del Tesoro attorno ai livelli attuali. Il mercato obbligazionario sembra, infatti, essere sempre più intrappolato tra le speranze di taglio dei tassi e i dati economici resilienti».
A proposito di dati macro alle 9 è prevista la seconda lettura dell’inflazione anno su anno di febbraio della Spagna (consenso 2,9% contro 3,4% di gennaio). Alle 13:30 serie di dati Usa importanti: richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione (stima 281 mila contro 217 mila della scorsa settimana), vendite al dettaglio mese su mese di febbraio (consenso +0,3% contro -0,8% di gennaio) e prezzi alla produzione mese su mese di febbraio (consenso +0,3%, invariato rispetto a gennaio). «Questi ultimi, in particolare, sono importanti per capire la possibile dinamica dei prezzi al consumo», aggiunge Tognoli.
In forte calo (dato pubblicato il 13 marzo) la variazione della produzione industriale mese su mese di gennaio dell’Europa, che ha fatto segnare un -3,2% (-1,8% atteso e +1,6% a dicembre), che porta la variazione anno su anno a -6,7% (-1,9% atteso e +0,2% a dicembre). «Nonostante la Bce non abbia tra i suoi obiettivi l’andamento economico, il trend fortemente negativo dei dati suggerirebbe di ridurre i tassi già nel prossimo meeting dell’11 aprile e quindi prima della Fed», sostiene Tognoli. «Non siamo, tuttavia, confidenti che la Bce possa agire prima della Fed, nonostante il governatore della Banca di Francia e membro della Bce, Villeroy de Galhau, abbia sostenuto che la Bce inizierà a tagliare i tassi in primavera, quindi tra aprile e giugno, poiché la vittoria contro l’inflazione è in vista». Numerosi gli interventi di membri della Bce: alle 10:30 è atteso il discorso di Elderson, alle 12 quello di Schnabel, alle 19 quello di de Guindos e alle 19:30 quello di Stournaras. In attesa, l’euro cala dello 0,08% a 1,093 dollari.
l prezzi del petrolio sono fermi (Wti a 79,71 dollari al barile e Brent a 84,09 dollari al barile), dopo la volata del 13 marzo. Comunque, rimangono vicino ai massimi degli ultimi quattro mesi in seguito al consistente calo delle scorte di benzina degli Stati Uniti e agli attacchi a una raffineria russa. A frenare i prezzi ci pensano le preoccupazioni per la debole domanda cinese e la prospettiva di tassi di interesse più alti a lungo termine. Ma la diminuzione inattesa delle scorte di petrolio e di benzina negli Stati Uniti ha indicato che la domanda del più grande consumatore di carburante al mondo si sta riprendendo dal calo invernale, soprattutto perché più raffinerie hanno ripreso le loro attività dopo una pausa invernale prolungata. I dati ufficiali hanno mostrato che le scorte di greggio sono diminuite di circa 1,5 milioni di barili nella settimana fino all'8 marzo, rispetto alle aspettative di un aumento di 0,9 milioni di barili. Ma il colpo di scena è stata la diminuzione di 5,7 milioni di barili delle scorte di benzina, molto più delle aspettative di una diminuzione di 1,9 milioni di barili.
Sul listino milanese attenzione a Iveco ed Eni che oggi tengono i rispettivi Capital Markets Day. Tra l’altro, Eni ha a concluso il programma di buyback lanciato lo scorso maggio, acquistando azioni per un controvalore di circa 2,2 miliardi di euro. Si vengono così a creare le condizioni perché il governo - che possiede circa il 32,4% di Eni, attraverso il 27,7% detenuto da Cdp e il 4,7% in mano al Tesoro - possa tagliare la sua partecipazione.
Resta sorvegliato speciale Tim perché continua la caccia ai mandanti del crollo del titolo. Nonostante le indagini di Consob siano ancora in corso, lo scenario che sembrerebbe emergere, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, è che ci sia un’operatività diffusa, con high frequency trading e day trading a farla da padrona, complice un titolo come quello di Tim estremamente liquido e volatile. Alle spalle degli importanti spostamenti di volumi degli ultimi giorni, insomma, non ci sarebbe un investitore che sta rastrellando azioni in vista dell’assemblea o che se ne sta disfando per ridurre la propria quota.
Invece, Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, ha ceduto lo 0,135% di Mediobanca tra il 4 e l'8 marzo. Tra le altre banche, occhio a Unicredit con l’ad, Andrea Orcel, che è apparso più fiducioso di poter utilizzare il capitale in eccesso (9-10 miliardi di euro pre Basilea IV e 6-7 miliardi post Basilea IV) per fare acquisizioni. «Sarei deluso di doverlo solo restituire» agli azionisti, ha detto Orcel. E a Credem dopo che Moody's ha alzato il rating sui depositi a lungo termine a Baa1 con un outlook stabile. Per il resto, si segnala che Bernstein ha alzato il target price su Ferrari a 365 euro, viceversa Hsbc ha tagliato il target price su Enel a 7,20 euro.
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