Segni più diffusi su tutti i listini del Vecchio continente. La migliore è Parigi che sale dell’1,2%, in roalzo anche Piazza Affari (+0,7%), così come Francoforte e Londra (+0,8%). A sostenere i progressi dei listini sono gli utili di alcuni big dei listini, tra cui AstraZeneca, Henkel, e a Milano Nexi, Bper, Azimut e Mediolanum.
In assenza di dati macroeconomici di rilievo nella zona euro, gli investitori si sono concentrati sui dati cinesi che hanno mostrato un lieve accenno alla deflazione, mentre negli Stati Uniti le richieste di disoccupazione sono state più base delle attese. Gli investitori ora aspettano il discorso della presidente Bce alle 18:30 e quello del governatore della Fed alle 20:00. Stabili rispetto a metà seduta i rendimenti dei Titoli di Stato: al 4,51% il Btp decennale con lo spread a quota 186 punti, mentre il Treasury decennale si attesta al 4,5%. In recupero l’euro sul dollaro a quota 1,07. Secondo gli analisti, mercati azionari e obbligazionari stanno scontando la fine dei rialzi di interesse in tutto il mondo.
Dopo i discorsi dei banchieri centrali, si guarderà al giudizio di venerdì 10 novembre di Fitch, che si dovrà esprimere sul rating sul debito sovrano dell’Italia (attuale giudizio: BBB, outlook stabile). L’Istat diffonderà inoltre la nota mensile sull’andamento dell’economia italiana nel mese di ottobre.
Nuova vittoria di Mps e dei suoi ex vertici nel contenzioso aperto dai fondi di investimento e gestione di diritto lussemburghese Alken Fund Sicav e Alken Luxemburg con la richiesta di danni per circa 450 milioni di euro relativi all’operazione Alexandria e alla vicenda dei cosiddetti crediti deteriorati. Richiesta rigettata di nuovo dalla Corte d’Appello di Milano ma con motivazioni diverse rispetto alla decisione del Tribunale del luglio 2021 e in linea anche con la sentenza di secondo grado sul caso derivati, diventata di recente definitiva, con la quale erano stati mandati assolti tutti gli imputati.
Nexi è protagonista della seduta, guadagnando un +9,7% a 6,58 dopo i conti. Performance positiva anche per Bper (+4,69% a 3,282 euro) in scia ai conti. Sempre tra i bancari, che stanno generalmente battendo il consenso a livello di margine d'interesse, Banco Bpm continua a essere sospinta dall'effetto conti e guadagna il 2,9%, mentre Banco Mps segna un più contenuto +0,97%. Tim, dal canto suo, chiude in rialzo dello 0,8% a 0,2534 euro. Nel settore energy, focus su Prysmian, che archivia la seduta a +1,8%. Effetto conti anche per Banca Mediolanum (+2,37%) e De’ Longhi dell'11,42%. Bene anche Mfe (A +7,94% a 1,9494 euro, B +7,73% a 2,849 euro) dopo l’accelerazione nel comparto pubblicitario a ottobre (+8%, grazie alle sinergie con la Spagna). Infine, si segnala De Nora, che chiude a +8,1%.
Prosegue l’effetto conti sulle piazze finanziarie del Vecchio continente: il Ftse Mib sale dello 0,6%, il Dax dello 0,5% e il Cac 40 dello 0,87%. Più fiacca Wall Street dove il Dow Jones segna -0,05%, l’S&P -0,04% e il Nasdaq +0,05%. I mercati attendono maggiori indicazioni dai presidente di Fed e Bce che parleranno nel pomeriggio di oggi, 9 novembre. La scorsa settimana il presidente della Fed Jerome Powell ha detto che gli aumenti dei tassi di interesse potrebbero continuare.
Il recente forte calo dei prezzi del petrolio però ha alleviato alcune pressioni inflazionistiche, aumentando la probabilità che la Fed mantenga i tassi stabili. Nonostante il rialzo (+1%) il Brent resta a quota 80 dollari al barile, lontano dai 90 dollari di un mese fa. La guerra tra Israele e Hamas ha sollevato preoccupazioni circa potenziali interruzioni delle forniture, causando un’oscillazione dei prezzi. Ma ora l’attenzione si concentra sulla domanda vacillante, dato il rallentamento della crescita in molte economie, in particolare in Cina.
I futures di Wall street si confermano in territorio positivo e con essi gli indici delle Borse europee (Dax +0,64%, Ca40 +0,95%, Ftse100 +0,73% e Ftse Mib +0,65% a 28.618 punti alle 14:40, supportato dal rally di Nexi, +7,77% e di Recordati, +2,67%). L’euro si riprende sul dollaro, vale 1,070 (-0,04%), e il rendimento del Treasury Usa 10 anni sale al 4,56%, dopo che le richieste settimanali di sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti si sono attestate a quota 217.000, in calo di 3.000 unità rispetto al dato della settimana precedente rivisto a 220.000 unità. La lettura è inferiore al consenso degli economisti a 218.000 unità. Il dato è importante in vista dell’intervento di questa sera del presidente della Fed, Jerome Powell. I mercati scontano un primo taglio dei tassi di un quarto di punto percentuale al Fomc di maggio, con una probabilità che sfiora il 50% dal 41% di una settimana fa.
Le borse europee consolidano il rialzo. Il Dax sale dello 0,47%, il Cac40 dello 0,84%, il Ftse100 dello 0,46% e il Ftse Mib dello 0,62% a 28.610 punti grazie alle banche, ai titoli del risparmio gestito, a Nexi e Recordati. In attesa dell’intervento della presidente della Bce, Christine Lagarde, ha parlato il governatore della banca centrale olandese, Klaas Knot, sostenendo che l’Unione europea dovrebbe centralizzare maggiormente la spesa di bilancio, cosa che alleggerirebbe l'onere per i Paesi più indebitati, come l’Italia, promuovendo la convergenza. L'Ue ha sperimentato prestiti e spese comuni all'indomani della pandemia, ma alcune nazioni, in particolare la Germania, si oppongono alle richieste di un'unione fiscale più stretta per il timore che il contribuente tedesco possa essere costretto a pagare il conto.
Lo spread Btp/Bund resta a ridosso di 186,8 punti base e l’euro in ribasso (-0,18%) sul dollaro in attesa dei dati macro Usa. Mentre tra le materie prime i prezzi del petrolio Brent rimbalzano dal minimo plurimensile toccato mercoledì, 8 novembre: +0,62% a 80,03 dollari al barile. «I prezzi del greggio hanno sofferto questa settimana, scendendo di oltre il 5% a causa delle preoccupazioni sulla domanda futura, oltre che per l'abbassamento dei rischi di approvvigionamento percepiti dalla situazione di Israele e Gaza», spiega Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades. «I dati sull'inflazione della Cina, il principale importatore di petrolio al mondo, hanno rivelato una tendenza alla disinflazione che potrebbe essere il precursore di un rallentamento dell'attività economica che potrebbe portare a una riduzione del consumo di energia. Allo stesso tempo, le scorte di greggio degli Stati Uniti stanno crescendo, raggiungendo il livello più alto da febbraio. A completare lo scenario ribassista per il greggio c'è il crescente sentiment degli operatori secondo cui è improbabile che il conflitto a Gaza si intensifichi e metta a rischio l'approvvigionamento globale di petrolio».
I mercati azionari europei accelerano al rialzo come i futures di Wall Street (+0,24% quello sul Dow Jones e +0,21% quello sull’S&P500). Anche il Ftse Mib di Piazza Affari si porta a quota 28.636 punti (+0,72%), sostenuto sempre da Nexi, Bper Banca, Enel e FinecoBank. In attesa dei dati macro Usa, l’euro va sotto 1,07 dollari a 1,0686 (-0,19%). Lo spread Btp/Bund viaggia a 186 punti base dopo il monito della Bce: il differenziale di rendimento sui titoli di Stato italiani si è ampliato tra metà settembre e fine ottobre, fino a 209 punti base, il massimo da inizio gennaio, per via delle notizie sulla manovra, si legge nel Bollettino economico mensile pubblicato oggi, 9 novembre, in cui comunque si precisa che l'Italia costituisce un'eccezione nella zona euro, dove i differenziali sui governativi «si sono mantenuti complessivamente stabili».
Nel frattempo, il Tesoro italiano ha collocato 6 miliardi di euro di Bot a 12 mesi con rendimenti in calo. Il rendimento del Bot con scadenza 14 novembre 2024 è sceso al 3,860%, il minimo da metà agosto, rispetto al 3,942% del collocamento di metà ottobre.
I mercati del Vecchio Continente avanzano con cautela. A poco servono i rialzi delle piazze asiatiche, che ignorano il fatto che la Cina è ripiombata in deflazione a ottobre. Francoforte segna un +0,03%, Parigi un +0,42%, Londra un -0,11% e Milano un +0,32% a 28.524 punti grazie al rally di Nexi (+5,40%) e di Bper Banca (+3,45%). Bene anche Enel, Recordati e Banco Bpm, in rialzo di oltre un punto percentuale. Gli investitori monitorano le evoluzioni del conflitto in Medio Oriente e dell'economia. Se ne parlerà alla riunione dell'Ecofin, in attesa di segnali sulle prospettive dei tassi d'interesse: oggi parleranno il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, che ieri non ha parlato di politica monetaria, la presidente della Bce, Christine Lagarde, e il capo economista, Philip Lane. Sotto i riflettori anche il bollettino economico della Bce.
Il commissario all'economia, Paolo Gentiloni, ha ribadito che l'impegno dell'Ecofin è «raggiungere un accordo sulle regole di bilancio entro la fine dell'anno, come affermato anche dall'ultimo Consiglio europeo. È molto importante raggiungere questo accordo perché ci sono difficili prospettive economiche e un'intesa è essenziale per assicurare un atterraggio morbido dell'economia». Gentiloni ha aggiunto che occorre anche «dare certezza ai mercati finanziari». Infine, c'è bisogno di stabilità sul debito pubblico, di sostenere la crescita e gli investimenti. Il negoziato in ogni caso procede «per gradi, si tratta di avvicinarsi all'obiettivo». Le linee sulle quali si muoverà la Commissione in primavera sono già state chiarite, ha ricordato il vicepresidente, Valdis Dombrovskis: «nelle raccomandazioni per i vari Paesi in primavera intendiamo aprire procedure per deficit pubblico eccessivo sulla base di dati 2023 e su questo ci sarà la valutazione», ha proseguito Dombrovskis, per il quale raggiungere un'intesa entro fine anno per permettere successivamente di concludere i passaggi legislativi prima del voto europeo è importante anche per la traiettoria dei deficit per il 2025. Lo spread Btp/Bund sale leggermente a 186,9 punti base in vista, venerdì 10 novembre del giudizio di Fitch sull’Italia.
Borse europee caute in avvio di seduta. Il Dax avanza solo dello 0,03%, il Cac40 dello 0,15%, il Ftse100 cede lo 0,07% e il Ftse Mib sale dello 0,11% a 28.465 punti. Lo spread Btp/Bund è stabile a 185,5 a punti base come il rendimento del Btp 10 anni al 4,47% nel giorno in cui il Tesoro offre in asta 6 miliardi di euro di Bot a 12 mesi prima di mettere sul piatto domani fino a 9 miliardi nelle riaperture di cinque Btp. L’ammontare a medio/lungo proposto è ancora significativo e sui livelli degli ultimi collocamenti, osservano gli strategist di Unicredit in un report, ma l'offerta distribuita su cinque titoli dovrebbe contribuire a mantenere la pressione contenuta. Questa sarà probabilmente, aggiungono, l'ultima asta così corposa per quest’anno.
I rendimenti obbligazionari globali sono calati bruscamente nelle ultime due settimane dopo che la Banca Centrale Europea, la Federal Reserve e la Banca d'Inghilterra hanno lasciato i tassi d'interesse invariati nelle loro recenti riunioni. Hanno contribuito a tale flessione anche dati economici più deboli del previsto - in Europa e negli Usa - oltre a una modifica dei piani di emissione del debito da parte del Tesoro statunitense. Tuttavia, segnala Reuters, negli ultimi giorni i commenti tiepidi di diversi banchieri centrali quanto alla possibilità di un prossimo ammorbidimento stanno tenendo gli investitori sulle spine. Per il falco tedesco, Joachim Nagel, che ha invitato a rimanere vigili sul fronte inflazione, è troppo presto per parlare di tagli. Dello stesso parere il consigliere irlandese, Gabriel Makhlouf, e il lettone Martins Kazaks, secondo il quale un altro rialzo non può ancora essere escluso. Lo stesso capo-economista della Bce, Philip Lane, tra le voci solitamente colombe del board, osservava ieri, 8 novembre, che i progressi per far rientrare la componente di fondo dei prezzi nel blocco non sono ancora sufficienti.
Oggi, 9 novembre, è prevista la riunione dell'Ecofin a cui partecipa anche il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos. Ma sono in agenda anche gli interventi di alcuni esponenti della Bce (alle 9 Villeroy, alle 09:10 Lane, alle 18:30 Lagarde). Senza contare che alle 10 è prevista la pubblicazione del bollettino mensile della Bce. Mentre nel pomeriggio sono previsti i discorsi di alcuni membri della Fed: alle 15:30 quello di Bostic, alle 17 quello di Barkin e alle 20 di Powell.
Sul listino milanese Tim, che ha presentato dati del trimestre superiore alle attese grazie a Tim Brasil e alle attività domestiche, segna un timido +0,24% a 0,252 euro. I ricavi in Italia sono, infatti, saliti del 2,2% anno su anno e l’ebitda rettificato è aumentato del 3,6%. Leggermente peggio delle attese il debito, pari a 21,2 miliardi di euro. A livello di gruppo, i ricavi hanno raggiunto quota 4,1 miliardi (+3,7%) e l’ebitda 1,7 miliardi (+6,5%).
Decisamente meglio Nexi, in rally del 6,80% a 6,406 euro, dopo aver chiuso i primi nove mesi del 2023 con ricavi in crescita del 7% a 2,44 miliardi di euro e un ebitda in aumento del 10,2% a 1,267 miliardi di euro. Inoltre, la società di pagamenti ha venduto il business eID nei Paesi nordici a IN Groupe, fornitore mondiale di identità e servizi digitali sicuri, per 127,5 milioni di euro.
Tra le banche, svetta Bper con un +3,09% a 3,232 euro. Nel terzo trimestre ha registrato profitti oltre le attese e ha rafforzato la guidance 2023 grazie anche all'incremento dello spread commerciale conseguente al contesto favorevole dei tassi d'interesse. L’ad, Piero Luigi Montani, ha detto che sta pensando di rivedere il piano industriale e si aspetta di presentare "qualcosa" al cda nei primi mesi del prossimo anno. Subito dietro Banco Bpm con un +1,28% a 4,99 euro. Più debole Mps (-0,22% a 2,66 euro) anche se, dopo i conti, ha rivisto al rialzo la guidance per il 2023: l'utile adesso è atteso a oltre 1,1 miliardo, trainato dal margine di interesse e un Cet1 stimato a fine anno oltre il 17%. Giù anche Credem (-0,76% a 7,88 euro) che ha chiuso i primi nove mesi dell'anno con un utile netto consolidato quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
Conti in crescita (nei primi 9 mesi dell'anno ricavi totali pari a 2.809 milioni di euro, +17% rispetto ai primi nove mesi del 2022, e un margine operativo lordo adjusted di 1.862 milioni, +9,1%) anche per Snam (+0,55% a 4,402 euro), Terna (nei primi nove mesi utile netto a 641,7 milioni, +9,3%) e Tod’s (nei primi nove mesi ricavi +14% a 828,4 milioni). Oggi, 9 novembre, è il turno di Azimut, Banca Mediolanum, Inwit, Leonardo, Pirelli, Prysmian.
Borse europee attese in cauto rialzo in avvio di seduta. Il future sull’Eurostoxx50 segna un +0,12% dopo che il secondo in comando di Hezbollah - la potente milizia appoggiata dall’Iran in Libano - ha affermato in un'intervista a Bbc che l’uccisione di civili a Gaza da parte di Israele rischia di causare una guerra più ampia in Medio Oriente. Lo sceicco Naim Qassem ha detto che «nella regione potrebbero verificarsi sviluppi molto gravi e molto pericolosi e nessuno sarà in grado di fermare le ripercussioni». Il pericolo, ha spiegato, «è reale, perché Israele sta aumentando la sua aggressione contro i civili e uccidendo sempre più donne e bambini».
I futures di Wall Street sono poco mossi (+0,03% quello sul Dow Jones e +0,01% quello sull’S&P500) dopo che ieri, 8 novembre, l’S&P500 ha guadagnato lo 0,1%, abbastanza per portare la sequenza delle sedute positive a otto. Walt Disney ha presentato i dati del trimestre nel dopo borsa. L’attività di streaming, che ha perso denaro dal lancio di Disney+ alla fine del 2019, sta facendo progressi nel ridurre le perdite. L’azienda, che comprende anche Hulu ed Espn+, ha perso 387 milioni di dollari nell’ultimo trimestre, meno degli 1,47 miliardi dell’anno precedente. Negli ultimi quattro anni, il business dello streaming ha perso quasi 11 miliardi. La società ha ribadito che ritiene che raggiungerà il pareggio entro settembre del prossimo anno. Inoltre, ha dichiarato che taglierà i costi di 2 miliardi in più rispetto a quanto precedentemente pianificato.
La guerra in Medio Oriente continua a sostenere i prezzi del petrolio con il Wti in rialzo dello 0,33% a 75,58 dollari al barile e il Brent dello 0,29% a 79,77 dollari al barile. L’oro, bene rifugio per eccellenza, resta a ridosso della soglia psicologica di 2.000 dollari l’oncia (1.954). Mentre l’euro è poco mosso rispetto al dollaro, vale 1,07015 (-0,05%) in attesa di alcuni dati macro importanti in chiave Fed.
Alle 14:30 verranno, infatti, pubblicati i dati sulle richieste Usa di sussidi settimanali alla disoccupazione (stima 215mila contro 217mila della scorsa settimana). Mentre in Asia la Cina è in deflazione a ottobre. I prezzi al consumo hanno, infatti, segnato una contrazione annua dello 0,2%, contro il dato invariato di settembre e le stime a -0,1%, mentre quelli alla produzione hanno registrato un -2,6% dal -2,5% del mese precedente e meglio del -2,6% di consenso degli economisti. Ieri, 8 novembre, l’inflazione della Germania anno su anno di ottobre è risultata in linea con le attese al 3,8% e in flessione rispetto al 4,5% di settembre. Le vendite al dettaglio mese su mese di settembre dell’Italia sono scese dello 0,3% (-0,2% atteso e -0,4% in agosto), quelle dell’Eurozona sempre a settembre dello 0,3% (-0,2% le attese e -0,7% in agosto).
«I dati evidenziano le difficoltà di crescita dell’Europa e dei diversi Paesi», afferma Antonio Tognoli di cfo Sim, ricordando che ieri, 8 novembre, ha parlato a una conferenza il presidente della Fed, Jerome Powell, senza commentare la politica monetaria o le prospettive economiche. «No news good news», dichiara Tognoli. «È difficile dire se i tassi di interesse abbiano raggiunto il picco, ma è chiaro che la Fed è concentrata su quanto a lungo i tassi resteranno restrittivi piuttosto che sulla necessità o meno di un altro aumento. La decisione, l'attenzione e il tono della Fed nel meeting di novembre riteniamo abbiano posto le basi per condizioni di mercato che dovrebbero inviare un messaggio chiaro agli investitori: preparati ad una riduzione dei tassi, ma resta vigile». I mercati scontano un primo taglio dei tassi di un quarto di punto percentuale al Fomc di maggio, con una probabilità che sfiora il 50% dal 41% di una settimana fa.
Sul listino milanese attenzione a Tim che ha presentato dati del trimestre superiore alle attese grazie a Tim Brasil e alle attività domestiche. I ricavi in Italia sono, infatti, saliti del 2,2% anno su anno e l’ebitda rettificato è aumentato del 3,6%. Leggermente peggio delle attese il debito, pari a 21,2 miliardi di euro. A livello di gruppo, i ricavi hanno raggiunto quota 4,1 miliardi (+3,7%) e l’ebitda 1,7 miliardi (+6,5%). Focus anche su Nexi che ha chiuso i primi nove mesi del 2023 con ricavi in crescita del 7% a 2,44 miliardi di euro e un ebitda in aumento del 10,2% a 1,267 miliardi di euro. Inoltre, la società di pagamenti ha venduto il business eID nei Paesi nordici a IN Groupe, fornitore mondiale di identità e servizi digitali sicuri, per 127,5 milioni di euro.
Tra le banche, Bper nel terzo trimestre ha registrato profitti oltre le attese e ha rafforzato la guidance 2023 grazie anche all'incremento dello spread commerciale conseguente al contesto favorevole dei tassi d'interesse. L’ad, Piero Luigi Montani, ha detto che sta pensando di rivedere il piano industriale e si aspetta di presentare "qualcosa" al cda nei primi mesi del prossimo anno. Mentre Credem chiuso i primi nove mesi dell'anno con un utile netto consolidato quasi raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Conti in crescita anche per Terna (nei primi nove mesi utile netto a 641,7 milioni, +9,3%), e Tod’s (nei primi nove mesi ricavi +14% a 828,4 milioni). Oggi, 9 novembre, è il turno di Azimut, Banca Mediolanum, Inwit, Leonardo, Pirelli, Prysmian e Snam. (riproduzione riservata)