Il tentativo di rimbalzo delle borse europee si può definire fallito alla fine della seconda seduta di settimana. Dopo un'apertura in rialzo, i listini del Vecchio continente hanno chiuso sotto la parità (-0,3% Milano, -0,8% Francoforte, -1% Parigi e -0,2% Londra), sulla scia dell'Asia e dei listini Usa, con il Dow Jones e il Nasdaq in calo rispettivamente dello 0,7% e dello 0,45%, mentre l'S&P segna -0,33% dopo essere entrato ieri nella fase di mercato orso.
Secondo gli analisti, il mercato attualmente vede un aumento complessivo da 200 punti nei prossimi tre meeting, inclusa la possibilità di un incremento da 75 punti questa settimana, soprattutto dopo il dato sull'inflazione di venerdì scorso (+8,6%) e l'indagine dell'Università del Michigan, che ha mostrato un aumento delle aspettative di inflazione a lungo termine. Nel frattempo l'attenzione resta alta anche sulla Banca centrale europea: dopo le decisioni di politica monetaria di giovedì scorso, oggi sono attesi i discorsi di Schnabel e Knot (ore 19), i primi a riprendere la parola dopo la presidente Christine Lagarde la scorsa settimana. In questo clima restano sotto pressione di rendimenti obbligazionari: negli Usa il Treasury a 10 anni è attualmente in calo al 3,32%, mentre nell'Eurozona il Btp decennale continua a restare oltre la soglia del 4%, mentre l'omonimo tedesco sale all'1,64%.
Il dollaro rallenta ma rimane sui massimi
Il dollaro è leggermente in calo, ma si è attestato intorno al massimo da circa due decenni rispetto a un paniere di valute principali, mentre lo yen si è rafforzato, poiché il sentiment di avversione al rischio guidato dal sell-off di Wall Street ha dominato i mercati asiatici. L'euro resta comunque a 1,04 dollari e la sterlina a 1,21, mentre il cross dollaro/yen tratta a quota 134. Il bitcoin tocca la soglia dei 22 mila dollari dopo che la piattaforma Celsius ieri ha sospeso i prelievi dai conti e Coinbase ha licenziato 1100 persone ed è crollata del 11% in borsa.
I prezzi del petrolio aumentano (Wti a 123 dollari al barile e il Brent a 124 dollari) poiché le preoccupazioni sull'offerta superano i timori di un rallentamento della domanda. Le limitazioni imposte in Cina a causa del Covid hanno pesato sulle stime di crescita della domanda mondiale di petrolio per il secondo trimestre dell'anno, mentre quelle per l'intero 2022 restano invariate. È quanto indica l'Opec, che ha abbassato le previsioni di consumo per il secondo trimestre, a causa di una domanda inferiore al previsto. Sono state invece alzate le stime per la seconda parte dell'anno, grazie a una domanda piu' alta durante le vacanze estive, che dovrebbe compensare le restrizioni cinesi.
Restando sul fronte energetico, balzano anche i prezzi del gas (in Europa +16% a 97 euro al megawattora) dopo l'annuncio di Gazprom sulla riduzione del 40% delle forniture alla Germania. Il gruppo russo ha fatto sapere che, a partire da oggi, taglierà la capacità di consegna giornaliera tramite il gasdotto Nord Stream, adducendo come motivazione la mancata consegna di alcune attrezzature da parte della tedesca Siemens. (riproduzione riservata)