Le borse europee chiudono la prima seduta della settimana deboli (-0,83% Madrid, -0,18% Parigi, -0,12% Londra e -0,04% Francoforte), con Milano che ha segnato +0,1% a 22.429 punti. A pesare sulle piazze del Vecchio Continente gli indici manifatturieri Pmi europei di luglio, in forte peggioramento. Per il Fondo monetario internazionale, l'Italia registrerà un rallentamento del pil già da quest'anno, a causa della guerra in Ucraina, dell'inflazione galoppante e dei blocchi alle catene di fornitura.
Nell'Eurozona il purchasing managers' index definitivo di S&P Global è sceso sotto la soglia dei 50 punti, che separa la crescita dalla contrazione economica, a 49,8. Anche il valore relativo all'Italia ha registrato un deciso ribasso di quasi mezzo punto a 48,5, minimo dal giugno 2020, sotto le previsioni del consensus che si attendeva un dato del 49,1. Tuttavia, come ha sottolineato il market strategist di Ig Italia, Federico Vetrella, "le Borse europee hanno già scontato un rallentamento economico, ampiamente prevedibile alla luce degli eventi del primo semestre 2022". Ora, ha aggiunto Vetrella, le piazze "estendono i guadagni sulla scia delle trimestrali positive e sulle aspettative di una politica monetaria futura non così restrittiva come ci si poteva aspettare".
Nel suo report sull'economia italiana, il Fondo monetario internazionale ha sottolineato che la guerra in Ucraina e le turbolenze geopolitiche che ne sono derivate hanno imposto nuove sfide all'Italia proprio mentre stava voltando pagina. Il conflitto alle porte dell'Europa ha aggravato la pressione sulle catene di approvvigionamento globali, già in difficoltà dopo i lunghi mesi di scarsa domanda legati al Covid, spingendo al rialzo i prezzi dell'energia e l'inflazione. L'Fmi ha stimato che il pil crescerà del 3% nel 2022 e appena dello 0,7% nel 2023. Dal 2024 il rallentamento dei prezzi dell'energia e l'elevata spesa pubblica nell'ambito del Pnrr sosterranno invece nuovamente la crescita dell'Italia. L'inflazione media annua avrà un picco del 6,7% nel 2022, per poi tornare a scendere negli anni successivi.
Sui rendimenti dei titoli di Stato dell'Eurozona prevale il trend di elevata volatilità, causato dall'alternarsi di timori sulla recessione e sull'inflazione. Il tasso di finanziamento del Bund è in calo allo 0,71%, mentre il pari scadenza italiano scende al 2,85%. Sul fronte valutario torna a rafforzarsi l'euro, che supera 1,02 dollari contro il biglietto verde. (riproduzione riservata)