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Bce verso taglio dei tassi dello 0,25% e stop alla politica monetaria restrittiva nel consiglio direttivo del 12 dicembre
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Bce verso taglio dei tassi dello 0,25% e stop alla politica monetaria restrittiva nel consiglio direttivo del 12 dicembre

10 dicembre 2024, 21:40 Ultimo aggiornamento: 21:41

Per mercati ed economisti è improbabile una maxi-riduzione di 50 punti base. Il consiglio direttivo del 12 dicembre dovrebbe cambiare la comunicazione sulla direzione dei tassi nei prossimi mesi

La Bce è pronta a un nuovo taglio dei tassi, il quarto da giugno, nel consiglio direttivo del 12 dicembre. L’opzione di gran lunga più probabile è quella di una riduzione dello 0,25%. Una mossa dello 0,5% potrebbe essere discussa (in tal senso si è espresso il governatore francese Villeroy de Galhau), ma il maxi-taglio è molto difficile. Mercati ed economisti puntano con convinzione su una riduzione dello 0,25%. Così i tassi sui depositi presso la Bce scenderebbero dal 3,25 al 3%.

Francoforte con ogni probabilità cambierà anche la comunicazione eliminando il riferimento a mantenere «tassi restrittivi finché necessario» e a definire «un livello e una durata appropriata della restrizione».

Le modifiche saranno legate al nuovo quadro macro. La necessità di una politica monetaria «restrittiva» appare superata considerando la discesa dell’inflazione che dovrebbe tornare in modo stabile all’obiettivo del 2% da inizio 2025 nell’Eurozona, in anticipo rispetto alle proiezioni Bce di settembre.

Nelle nuove previsioni che saranno pubblicate il 12 dicembre, la banca centrale taglierà le stime di inflazione e quelle di crescita dell’anno prossimo, secondo gli analisti. Per la prima volta la Bce farà stime anche sul 2027, con l’inflazione che potrebbe restare molto vicina al 2%.

La nuova comunicazione

I banchieri centrali discuteranno così riguardo alla nuova comunicazione che sostituirà quella «restrittiva». La Bce potrebbe indicare che la politica monetaria si muoverà verso una normalizzazione dei tassi, pur mantenendo un approccio «dipendente dai dati» e «riunione per riunione». Gli analisti ritengono così che la Bce darà una maggiore visibilità sulla politica monetaria dei prossimi mesi, dopo anni di straordinaria incertezza legata a pandemia, guerra e crisi energetica.

L’inflazione, che nell’ottobre 2022 era al picco del 10,6%, ora appare sotto controllo (è risalita al 2,3% a novembre ma solo per effetti base legati ai prezzi dell’energia). Anche le proiezioni sul carovita sono diventate più affidabili da alcuni trimestri. Così la Bce potrebbe aprire ad alcune indicazioni prospettiche, cioè a una guidance «direzionale» (come suggerito dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta) o «soft» (come detto da Villeroy).

Non ci sarà una forward guidance stringente come quella adottata prima del Covid, con vincoli per la banca centrale. Ma la direzione dei tassi nei prossimi mesi potrebbe diventare più esplicita, con beneficio per le decisioni di investimento e spesa da parte di imprese e famiglie. Gli economisti si aspettano passi in tal senso, anche se i falchi guidati dal membro Bce Isabel Schnabel spingono per non dare indicazioni (confermando cioè l’orientamento degli ultimi anni).

Francoforte potrebbe aver bisogno di più tempo per l’addio alle decisioni «riunione per riunione» e per il ritorno a un approccio del tutto «forward-looking» cioè basato sulle previsioni (e non solo sugli ultimi dati), come richiede l’orizzonte di medio termine del mandato Bce.

Su questo tema il capoeconomista della banca centrale Philip Lane ha detto che manca poco per dichiarare vinta la battaglia contro l’inflazione e quindi per tornare a una politica monetaria basata «sui rischi in arrivo e non più orientata al passato».

Il livello neutrale

Il consiglio direttivo del 12 dicembre non dovrebbe discutere sul livello neutrale dei tassi, quello che non comprime né stimola l’economia. Questo livello è incerto (attorno al 2% secondo gli analisti) ma in ogni caso resta lontano. Nei prossimi mesi il consiglio Bce potrebbe invece decidere se portare i tassi sotto la zona neutrale, soprattutto se si materializzeranno i rischi di ulteriore frenata economica (anche a causa di possibili dazi di Donald Trump) e di discesa dell’inflazione sotto il target del 2%. Molti operatori ritengono già che l’anno prossimo la Bce dovrà tornare a stimolare il pil dell’Eurozona: la maggior parte degli analisti prevede che i tassi arriveranno all’1,5-1,75%. (riproduzione riservata)



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