Le banche europee dovrebbero essere più attente alla capacità di rimborso dei debitori nelle erogazioni di mutui, secondo la Bce. Inoltre gli istituti dovrebbero avere più informazioni su garanzie e certificazioni energetiche delle case. Nel complesso, secondo la banca centrale, ci sono «carenze» da parte degli istituti ma i rischi del settore immobiliare residenziale sono «gestibili». È quanto emerso da un’indagine della Bce su 37 banche e 1.400 miliardi di mutui (il 40% dei prestiti per abitazioni nell’Eurozona e il 10% dei crediti totali).
In particolare Francoforte ha osservato che in alcuni Paesi mancano spesso dati chiave come il loan-to-value o Ltv (il mutuo concesso in rapporto al valore della casa) e il Dsti (debt-service to income, ovvero la rata in rapporto al reddito). Tra le banche analizzate, il 47% dei mutui erogati tra metà 2022 e metà 2023 aveva un Ltv di oltre l’80% e il 17% era persino sopra il 100%. Inoltre la percentuale di mutui con Dsti oltre il 30% è salita dal 47% al 53% tra il 2021 e il 2023. In questi ambiti gli istituti italiani sono però in media più prudenti rispetto a quelle di altri Paesi.
Inoltre secondo la Bce nelle banche europee non ci sono sufficienti «analisi di sensitività» per valutare la resistenza dei debitori a possibili eventi negativi come una riduzione del reddito. Questo fattore potrebbe così portare a una «sottovalutazione dei rischi».
Francoforte ha poi osservato che le banche non hanno valutazioni esterne delle garanzie per circa il 40% dei mutui concessi tra 2021 e 2022. Secondo la Bce è «inaccettabile» non coinvolgere i valutatori nel processo. Inoltre spesso mancano dati sulle certificazioni energetiche. «Il valore degli immobili sarà sempre più legato ai rischi climatici di transizione e fisici», ha rilevato la banca centrale.
Tutte le banche che hanno partecipato all’indagine hanno ricevuto dalla Bce una comunicazione scritta sulle carenze individuate. Agli istituti è stato chiesto di porre rimedio. «Sebbene la revisione abbia evidenziato alcune difficoltà nel settore immobiliare residenziale, le prospettive generali rimangono relativamente positive. Il comparto è sottoposto a un certo stress, ma sembra gestibile. Le banche sono attivamente impegnate a risolvere i problemi». Francoforte non prevede un impatto significativo nelle richieste di capitale individuale (Srep).
Il rischio degli immobili residenziali è comunque una delle principali aree di attenzione della Bce nell’ambito delle priorità di vigilanza per il periodo 2023-25. Secondo il Fmi, più di due terzi delle quasi 50 crisi bancarie sistemiche degli ultimi decenni sono state precedute da un’espansione e poi da una caduta dei prezzi delle case. Lo scoppio di una bolla immobiliare alimentata dal credito può essere seguita da una profonda recessione e da una crisi finanziaria, come accaduto per i subprime.
L’ultimo rapporto di stabilità finanziaria della Bce ha sottolineato che il rialzo dei tassi sta riducendo la domanda di immobili esercitando una pressione al ribasso sui prezzi. Inoltre l’aumento delle rate rende più difficile il pagamento dei mutui. Tuttavia secondo la Bce le prospettive «non sono del tutto negative». I dati recenti indicano una stabilizzazione del calo dei prezzi delle case. La tenuta del mercato del lavoro potrebbe attenuare i rischi di insolvenza sui mutui.
Se però i rischi dovessero concretizzarsi ci sarebbe un impatto «significativo» sulle perdite di credito delle banche, ha ricordato Francoforte. I prestiti alle famiglie garantiti da immobili rappresentano il 26% del totale dei crediti. Perciò secondo la Bce è «fondamentale che le banche monitorino attentamente i rischi». Il settore residenziale appare comunque in una posizione molto migliore rispetto a quello commerciale. (riproduzione riservata)