La Bce e le banche centrali nazionali dell’Eurozona approvano la proposta della Commissione Ue di avviare stress test sistemici coordinati su banche, assicurazioni, fondi e controparti centrali, nell’ambito di una maggiore regolamentazione del comparto finanziario non bancario (Nbfi o Non-Bank Financial Intermediation, noto un tempo come shadow banking). Le regole contenute nella consultazione di Bruxelles sono state invece criticate dall’associazione europea dell’asset management Efama, di cui fa parte Assogestioni.
Secondo la risposta dell’Eurosistema, alla quale ha contribuito la Banca d’Italia, gli stress test sistemici sono «uno strumento nuovo e potenzialmente molto potente per identificare e quantificare i rischi per la resilienza dei mercati». Per le banche centrali gli stress test settoriali, ovvero quelli rivolti a singole società o gruppi di società, «non sono sufficienti da soli a far luce sulla potenziale evoluzione dell’intero sistema in condizioni di stress». Al contrario gli esami sistemici «cercano di verificare la risposta di un insieme eterogeneo di operatori a shock avversi e le potenziali implicazioni di tali risposte collettive per il funzionamento dei mercati».
Di conseguenza, secondo l’Eurosistema gli stress test sistemici «consentono di comprendere meglio la propagazione degli shock alla luce delle vulnerabilità del settore Nbfi» e «costituirebbero un importante tassello per approfondire la comprensione collettiva tra le autorità delle vulnerabilità sistemiche».
Dopo la crisi finanziaria globale c’è stata una forte crescita dell’intermediazione finanziaria non bancaria. Il comparto è composto da fondi, assicurazioni, fondi pensione, veicoli di cartolarizzazione e altre società di investimento. Le attività totali del settore Nbfi nell’Eurozona sono passate da 23 mila miliardi di euro nel 2008 a 54 mila miliardi di euro a fine 2023. La crescita degli ultimi anni è stata guidata soprattutto dall’asset management. Oggi quasi il 60% delle attività totali del sistema finanziario dell’Eurozona è detenuto da società Nbfi che così danno un contributo importante al finanziamento di imprese (circa il 25% del credito totale) e Stati.
L’Eurosistema ha evidenziato che lo sviluppo dei mercati di capitale porta benefici all’economia poiché aiuta a diversificare le fonti di finanziamento rispetto al credito bancario. Ma per ottenere questi benefici, secondo le banche centrali, è necessario che il settore Nbfi sia in grado di resistere agli shock, senza diventarne al contrario un amplificatore come accaduto in alcune occasioni (per esempio nel marzo 2020). Le vulnerabilità del comparto, legate a liquidità, leva e interconnessioni con le banche, possono essere «una minaccia per la stabilità finanziaria» tale da richiedere interventi d’emergenza, ha osservato l’Eurosistema.
La Bce e le banche centrali nazionali hanno raccomandato di introdurre, oltre agli stress test sistemici, le indicazioni del Financial Stability Board per maggiori requisiti di liquidità e per una maggiore resistenza a richieste improvvise di margini e garanzie. Inoltre secondo l’Eurosistema occorre aumentare gli strumenti macroprudenziali contro leva eccessiva e squilibri nella liquidità. Bce e banche centrali hanno poi sottolineato l’importanza di incrementare i dati e la loro accessibilità da parte di diverse autorità.
L’associazione europea del risparmio gestito ha invece risposto con freddezza alle proposte della Commissione Ue: «La consultazione Ue riguarda ufficialmente il settore Nbfi, ma purtroppo l’attenzione principale è rivolta all’asset management», ha rilevato Efama. «I fondi di investimento si sono dimostrati resistenti grazie al solido quadro normativo esistente. La recente revisione della direttiva Ucits/Aifmd aumenterà ulteriormente la resilienza del settore». Inoltre per l’associazione «le autorità devono accettare il fatto che i mercati dei capitali sono diversi e intrinsecamente più volatili del mercato bancario ed evitare di applicare al settore una regolamentazione simile a quella bancaria». (riproduzione riservata)